CLASSICI
Alfredo Ronci
Ma chi era veramente Francesco Mastriani? “I misteri di Napoli”.

Per un attimo lasciamo perdere tutti i riferimenti ‘colti’ che facevo a proposito dell’altro romanzo che diede la popolarità a Francesco Mastriani, e cioè La cieca di Sorrento. Ma vanno comunque ricordati.
Si citava Franz Kafka, anche con una certa nonchalance, e ancor di più lo studioso Mario Lavagetto e il suo saggio La cicatrice di Montaigne. Ma per dire cosa? Che la bugia è in ogni momento minacciata dalla verità. E cosa centra con Francesco Mastriani? Forse che anche lui era un bugiardo che però ogni tanto si lasciava andare a verità?
In realtà su Mastriani vorrei dire altro e magari sbrigandomela con poche e succinte parole, che probabilmente erano invece il fiore all’occhiello dei critici del tempo.
Dunque… Mastriani era uno scrittore socialista (ante-litteram, se proprio vogliamo essere precisi)?
Gli studiosi francesi che, spesso e volentieri, erano molto più informati di noi, rispondevano di sì. Noi, che ci lasciamo guidare anche dalle citazioni, rispondiamo ni (scusate il neologismo) anche se, e bisogna proprio dirlo, i guappi e le prostitute, ma anche contadini ed operai, il loro linguaggio colorito e diretto, la loro capacità di vivere nei vicoli napoletani, si perdono nella faticosa e spesso fastidiosa romanticità della complessa architettura romanzesca, troppo spesso legata a elementi d’appendice.
Il lavoro industriale, qualunque esso sia, richiede sempre nell’artefice un certo grado d’intelligenza. Il lavoro rurale è puro meccanismo. L’operaio pensa, raffronta, ragiona. Il contadino zappa, vanga, semina, miete, ma non pensa… Arriva anche un momento, in cui egli non soffre più. E’ questa l’ultima delle umane degradazioni. In tal caso, il bruto ha un punto di superiorità.
Si è notato che, in generale, i contadini non piangono e non ridono quasi mai. Il pianto e il riso sono due privilegi dell’uomo; e il contadino non appartiene più a questa nobile natura.
Mastriani era uno scrittore proto-femminista?
Qui il discorso si fa anche più ‘pericoloso’, anche se l’artista, impastoiato da elementi d’appendice che, hai voglia a dire, sono la caratteristica dell’opera in questione (e come abbiamo visto anche degli altri sui romanzi a cominciare proprio da La cieca di Sorrento) cerca di arricchire il tema con appunti piacevoli ed ironici.
Ogni donna ha nella sua natura due terzi dell’angelo e un terzo del bruto. In quel caso, i due terzi dell’angelo spariscono, e rimane il bruto.
Oppure, e qui la cosa si fa sarcastica… A Fanny Essler, danzatrice, la più celebre di tutto il secolo, si dava a Londra duecento sterline per ogni sera di danza, cioè per un’ora di lavoro.
Sette centesimi all’ora a chi lavora con le braccia. Cinquemila lire, a chi lavora coi piedi. Andate un poco a ragionare con questa assurda logica umana, che ragiona coi piedi.
Intanto tengo a precisare che tutte queste citazioni sono prese appunto da I misteri di Napoli che già dal titolo richiamano alla mente I misteri di Parigi di Eugene Sue (ma mi si consenta di dire che il paragone si ferma qui, perché al di là delle considerazioni dello stesso Mastriani che si riteneva scrittore evoluto e progressista, rispetto al capolavoro dello scrittore francese le differenze ci sono e anche abbastanza evidenti), ma a parte certi paragoni, l’opera del Mastriani non va al di là di una commistione sì plebea (e quindi anche operaia) ma molto lontana dai movimenti di ribellione al lavoro.
I momenti più belli e intensi sono da ricercare negli attimi in cui il popolo ‘soffre’ anche perché la qualità realistica del Mastriani è tutta di fantasia, frutto d’istinto pittorico, non certo prodotto di razionale analisi della società popolare.
Anche perché la società popolare di cui lo scrittore parla è fatta quasi esclusivamente di bambini malnutriti e di donne, di madri, che per dare la vita ai propri figli periscono nella miseria più assoluta.
I misteri di Napoli non è assolutamente un capolavoro e non si distacca di molto dalla corrente narrativa del periodo, ma è altamente leggibile ed un edificante esempio di una parte di popolo. Una parte soltanto.
L’edizione da noi considerata è:
Francesco Mastriani
I misteri di Napoli
Casini editore
Si citava Franz Kafka, anche con una certa nonchalance, e ancor di più lo studioso Mario Lavagetto e il suo saggio La cicatrice di Montaigne. Ma per dire cosa? Che la bugia è in ogni momento minacciata dalla verità. E cosa centra con Francesco Mastriani? Forse che anche lui era un bugiardo che però ogni tanto si lasciava andare a verità?
In realtà su Mastriani vorrei dire altro e magari sbrigandomela con poche e succinte parole, che probabilmente erano invece il fiore all’occhiello dei critici del tempo.
Dunque… Mastriani era uno scrittore socialista (ante-litteram, se proprio vogliamo essere precisi)?
Gli studiosi francesi che, spesso e volentieri, erano molto più informati di noi, rispondevano di sì. Noi, che ci lasciamo guidare anche dalle citazioni, rispondiamo ni (scusate il neologismo) anche se, e bisogna proprio dirlo, i guappi e le prostitute, ma anche contadini ed operai, il loro linguaggio colorito e diretto, la loro capacità di vivere nei vicoli napoletani, si perdono nella faticosa e spesso fastidiosa romanticità della complessa architettura romanzesca, troppo spesso legata a elementi d’appendice.
Il lavoro industriale, qualunque esso sia, richiede sempre nell’artefice un certo grado d’intelligenza. Il lavoro rurale è puro meccanismo. L’operaio pensa, raffronta, ragiona. Il contadino zappa, vanga, semina, miete, ma non pensa… Arriva anche un momento, in cui egli non soffre più. E’ questa l’ultima delle umane degradazioni. In tal caso, il bruto ha un punto di superiorità.
Si è notato che, in generale, i contadini non piangono e non ridono quasi mai. Il pianto e il riso sono due privilegi dell’uomo; e il contadino non appartiene più a questa nobile natura.
Mastriani era uno scrittore proto-femminista?
Qui il discorso si fa anche più ‘pericoloso’, anche se l’artista, impastoiato da elementi d’appendice che, hai voglia a dire, sono la caratteristica dell’opera in questione (e come abbiamo visto anche degli altri sui romanzi a cominciare proprio da La cieca di Sorrento) cerca di arricchire il tema con appunti piacevoli ed ironici.
Ogni donna ha nella sua natura due terzi dell’angelo e un terzo del bruto. In quel caso, i due terzi dell’angelo spariscono, e rimane il bruto.
Oppure, e qui la cosa si fa sarcastica… A Fanny Essler, danzatrice, la più celebre di tutto il secolo, si dava a Londra duecento sterline per ogni sera di danza, cioè per un’ora di lavoro.
Sette centesimi all’ora a chi lavora con le braccia. Cinquemila lire, a chi lavora coi piedi. Andate un poco a ragionare con questa assurda logica umana, che ragiona coi piedi.
Intanto tengo a precisare che tutte queste citazioni sono prese appunto da I misteri di Napoli che già dal titolo richiamano alla mente I misteri di Parigi di Eugene Sue (ma mi si consenta di dire che il paragone si ferma qui, perché al di là delle considerazioni dello stesso Mastriani che si riteneva scrittore evoluto e progressista, rispetto al capolavoro dello scrittore francese le differenze ci sono e anche abbastanza evidenti), ma a parte certi paragoni, l’opera del Mastriani non va al di là di una commistione sì plebea (e quindi anche operaia) ma molto lontana dai movimenti di ribellione al lavoro.
I momenti più belli e intensi sono da ricercare negli attimi in cui il popolo ‘soffre’ anche perché la qualità realistica del Mastriani è tutta di fantasia, frutto d’istinto pittorico, non certo prodotto di razionale analisi della società popolare.
Anche perché la società popolare di cui lo scrittore parla è fatta quasi esclusivamente di bambini malnutriti e di donne, di madri, che per dare la vita ai propri figli periscono nella miseria più assoluta.
I misteri di Napoli non è assolutamente un capolavoro e non si distacca di molto dalla corrente narrativa del periodo, ma è altamente leggibile ed un edificante esempio di una parte di popolo. Una parte soltanto.
L’edizione da noi considerata è:
Francesco Mastriani
I misteri di Napoli
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