RECENSIONI
Simone De Beauvoir
Le inseparabili
Ponte alle Grazie, Traduzione di Isabella Mattazzi, Pag. 154 Euro 15.00
Ma quant’era brava Simone De Beauvoir! Questo è un suo romanzo ritrovato, edito nel 2020 non so bene per volontà di chi. È stato scritto negli anni 50 e mai pubblicato dall’autrice, forse perché non era piaciuto a Sartre. Così si dice e, se così fosse, dispiace che una donna come lei dipendesse così tanto dai giudizi di lui. Ma si sa, il rapporto tra i due era a dir poco complicato. Complesso, quanto meno. Fa pensare l’idea che una donna come la De Beauvoir, che ha impattato così tanto sul femminismo di quegli anni in Francia, dipendesse dal giudizio di un uomo; lei che non si è mai voluta sposare per non perdere la propria identità, soprattutto giuridica. In quegli anni, infatti, in Francia come altrove, le donne che si sposavano acquisivano il cognome del marito e, di regola, venivano identificate come “le mogli di”.
Fatto sta che a Sartre il libro non era piaciuto (i due si leggevano a vicenda), probabilmente lo aveva trovato troppo personale e autobiografico. Chissà cos’avrà pensato. Del resto, lo stesso tema, la storia della sua grande amica dell’infanzia, la De Beauvoir la racconterà con toni più neutri in un altro romanzo, “Memorie di una ragazza per bene” che, evidentemente, ottenne l’approvazione di Sartre.
Les Inséparables è sì un romanzo autobiografico, forse il più autobiografico che sia stato scritto, e io, francamente, non ci trovo nulla di poco letterario nel genere. Non dimentichiamoci che, pochi anni fa, è stato dato il premio Nobel per la letteratura ad Annie Ernaux, proprio per il merito di “aver trasformato le esperienze personali in specchi sociali e storici”.
L’amicizia tra la scrittrice Simone e la piccola Zaza, nel libro rispettivamente Sylvie e Andrée, è qualcosa di molto più che un diario, è la storia di formazione di due donne così diverse ma così uguali. Entrambe educate in famiglie borghesi di alto livello e cresciute nelle prime decadi del 900, in una Francia intrisa di perbenismo e fede bigotta; Sylvie sarà la prima delle due a rifiutare il legame con la religione, scappando dal padre confessore e dichiarando apertamente la sua mancanza di fede. Per Andrée invece, i morsi e i rimorsi che la religione le procurano la tormenteranno per tutta la sua breve vita. È una bambina dalle doti eccezionali, una lottatrice che ha la coscienza di capire come il mondo in cui vive abbia la forma e le sembianze di una gabbia; purtroppo per lei, però, i tempi in cui cresce non sono ancora maturi per una svolta femminista e morirà troppo presto per assistere ai cambiamenti che seguiranno. Andrée è l’emblema di una meteora che brucia troppo presto tutte le sue energie, spegnendosi insoddisfatta dopo l’ennesima sconfitta che la famiglia borghese le procura.
Nel libro sembra quasi che la De Beauvoir non esista, conti poco o niente, che si annulli nell’amicizia per l’altra donna e si limiti a raccontarne le vicende; il fatto che le sopravviva, invece, e che in qualche modo ne assorba le idee, le permetterà di proseguire il percorso appena abbozzato da Andrée. Di continuare a bruciare per lei.
Interessante, e di una bellezza struggente, il carteggio tra le due ragazze aggiunto a corollario del testo principale. Anche le foto riportate in appendice sono di grande impatto visivo.
di Massimo Grisafi
Fatto sta che a Sartre il libro non era piaciuto (i due si leggevano a vicenda), probabilmente lo aveva trovato troppo personale e autobiografico. Chissà cos’avrà pensato. Del resto, lo stesso tema, la storia della sua grande amica dell’infanzia, la De Beauvoir la racconterà con toni più neutri in un altro romanzo, “Memorie di una ragazza per bene” che, evidentemente, ottenne l’approvazione di Sartre.
Les Inséparables è sì un romanzo autobiografico, forse il più autobiografico che sia stato scritto, e io, francamente, non ci trovo nulla di poco letterario nel genere. Non dimentichiamoci che, pochi anni fa, è stato dato il premio Nobel per la letteratura ad Annie Ernaux, proprio per il merito di “aver trasformato le esperienze personali in specchi sociali e storici”.
L’amicizia tra la scrittrice Simone e la piccola Zaza, nel libro rispettivamente Sylvie e Andrée, è qualcosa di molto più che un diario, è la storia di formazione di due donne così diverse ma così uguali. Entrambe educate in famiglie borghesi di alto livello e cresciute nelle prime decadi del 900, in una Francia intrisa di perbenismo e fede bigotta; Sylvie sarà la prima delle due a rifiutare il legame con la religione, scappando dal padre confessore e dichiarando apertamente la sua mancanza di fede. Per Andrée invece, i morsi e i rimorsi che la religione le procurano la tormenteranno per tutta la sua breve vita. È una bambina dalle doti eccezionali, una lottatrice che ha la coscienza di capire come il mondo in cui vive abbia la forma e le sembianze di una gabbia; purtroppo per lei, però, i tempi in cui cresce non sono ancora maturi per una svolta femminista e morirà troppo presto per assistere ai cambiamenti che seguiranno. Andrée è l’emblema di una meteora che brucia troppo presto tutte le sue energie, spegnendosi insoddisfatta dopo l’ennesima sconfitta che la famiglia borghese le procura.
Nel libro sembra quasi che la De Beauvoir non esista, conti poco o niente, che si annulli nell’amicizia per l’altra donna e si limiti a raccontarne le vicende; il fatto che le sopravviva, invece, e che in qualche modo ne assorba le idee, le permetterà di proseguire il percorso appena abbozzato da Andrée. Di continuare a bruciare per lei.
Interessante, e di una bellezza struggente, il carteggio tra le due ragazze aggiunto a corollario del testo principale. Anche le foto riportate in appendice sono di grande impatto visivo.
di Massimo Grisafi
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