RECENSIONI
Fabio Massa
Il lobbista
Laurana editore, Pag. 225 Euro 18.00
In un sito internet (mai dire quale) ho trovato questa precisazione: Il lobbista è un esperto di pubbliche relazioni capace di influenzare decisioni istituzionali cruciali.
Ora è chiaro che Fabio Massa, volendo scrivere di un lobbista, visti i tempi e soprattutto vista l’Italia, ha messo da parte i punti più coscienziosi per evidenziare invece i lati più oscuri e mentecatti della professione.
Alberto è uno di quelli bravi, che sa muoversi negli ambiti giusti, in questo caso nella Milano tutta da sfruttare, si circonda di belle fiche, anche se è sposato ed ha anche un figlio che poi, vedremo, non lo rivedrà più e racconta di una storia piena di intrecci e di giochi sporchi e di un incastrato nell’altro, come una matrioska, in una vicenda che ha come sfondo i grattacieli, ma soprattutto manager e politici col fiuto.
Fabio ha anche sue idee ben precise: L’unica morte è quella fisica. Chi muore, muore. Non vi fidate quando vi dicono che quello “è morto” solo perché è finito in carcere, o perché ha avuto una disgrazia. Nel mondo del potere nessuno muore.
O meglio ancora: Incrocio la sede della Cgil. Brutta. C’è qualcosa nei luoghi sindacali, pieni di lotte e di sangue e di sudore, di onore, che puzza di bruttura. Le piastrelline anni Sessanta, i colori spenti da funzionari statali. I sindacati sono il regno della pensione grigia, alla Fantozzi.
Finendo con: Se c’è una cosa che ho capito, facendo questo mestiere ormai da tanti anni, è che non bisogna mai dire la verità.
Nei ringraziamenti finali (ormai è un obbligo) che Massa elargisce ai posteri c’è anche una precisazione che ci pare importante: In questo romanzo la vicenda del protagonista, che non si richiama ad alcuna figura reale, è del tutto partorita dalla mia fantasia. Non esiste un lobbista del genere, non esiste una storia del genere nella realtà.
Ma è chiaro che ha voluto dirci qualcosa, con una scrittura lineare e ben fatta. Ma falsa e media. Come il suo lobbista.
di Eleonora del Poggio
Ora è chiaro che Fabio Massa, volendo scrivere di un lobbista, visti i tempi e soprattutto vista l’Italia, ha messo da parte i punti più coscienziosi per evidenziare invece i lati più oscuri e mentecatti della professione.
Alberto è uno di quelli bravi, che sa muoversi negli ambiti giusti, in questo caso nella Milano tutta da sfruttare, si circonda di belle fiche, anche se è sposato ed ha anche un figlio che poi, vedremo, non lo rivedrà più e racconta di una storia piena di intrecci e di giochi sporchi e di un incastrato nell’altro, come una matrioska, in una vicenda che ha come sfondo i grattacieli, ma soprattutto manager e politici col fiuto.
Fabio ha anche sue idee ben precise: L’unica morte è quella fisica. Chi muore, muore. Non vi fidate quando vi dicono che quello “è morto” solo perché è finito in carcere, o perché ha avuto una disgrazia. Nel mondo del potere nessuno muore.
O meglio ancora: Incrocio la sede della Cgil. Brutta. C’è qualcosa nei luoghi sindacali, pieni di lotte e di sangue e di sudore, di onore, che puzza di bruttura. Le piastrelline anni Sessanta, i colori spenti da funzionari statali. I sindacati sono il regno della pensione grigia, alla Fantozzi.
Finendo con: Se c’è una cosa che ho capito, facendo questo mestiere ormai da tanti anni, è che non bisogna mai dire la verità.
Nei ringraziamenti finali (ormai è un obbligo) che Massa elargisce ai posteri c’è anche una precisazione che ci pare importante: In questo romanzo la vicenda del protagonista, che non si richiama ad alcuna figura reale, è del tutto partorita dalla mia fantasia. Non esiste un lobbista del genere, non esiste una storia del genere nella realtà.
Ma è chiaro che ha voluto dirci qualcosa, con una scrittura lineare e ben fatta. Ma falsa e media. Come il suo lobbista.
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