RECENSIONI
Lorenzo Beccati
Il mistero degli incurabili
Kowalski, Pag. 311 Euro 15,00
Al di là dei meriti, riconosciuti un po' da tutti, Eco ha una grande colpa, quella di aver "creato", dopo la pubblicazione de Il nome della rosa una serie infinita di epigoni alle prese con le più disparate (disperate?) avventure medieval-poliziesche.
Inutile fare un elenco dettagliato, potremmo prender sonno prima ancora di averlo finito: il problema è che si è anche sconfinato. Partendo appunto dal periodo del francescano Guglielmo da Baskerville, l'ingegno italico (ma non solo!!) si è prodotto in thriller 'scivolati' fino ai tempi del sommo Dante (con qualche punta anche nell'antica Roma) fino a poi risalire alle soglie del '600.
E siccome non ci facciamo mancare nulla, secondo le migliori tradizioni, dall'affollata confraternita dei detective di finzione, estraiamo quello più originale o forse il più improbabile: il guaritore di maiali.
Eh sì, avete letto bene: un guaritore di maiali che, avendo naso buono e cervello fino, (un po' come il Bertoldo dei racconti di Giulio Cesare Croce che guarda un po' furono pubblicati agli inizi del seicento) viene chiamato a sciogliere enigmi apparentemente insolubili.
Il mistero degli incurabili non è la prima avventura di Pimain, il guaritore di maiali appunto, ma la seconda, e non abbiamo dubbi sul fatto che possa essere solo l'inizio di una lunga serie. Perché al di là della bizzarria della scelta, Lorenzo Beccati ci sa fare nella costruzione del mistery, nell'ambientazione storica e nella costruizione psicologica dei personaggi.
Per carità, nessuno di noi, almeno credo, può vantare una conoscenza del cinquecento perché poi si possa contestare l'autore di inesattezze ed incongruenze: è l'atmosfera in sé che viene restituita che dà il senso preciso e attendibile all'operazione. Beccati poi, non so se volutamente o meno, insiste sull'aspetto olfattivo (ignoro se sia un fan del topo Ratatouille), ricostruendo un periodo che sapeva distinguersi, nel bene e nel male... soprattutto nel male, per una forte carica miasmatica.
S'indaga su un ospedale, quello degli incurabili, dove alcuni pazienti vengono trovati morti e la cui morte viene pre-annunciata da un ritrovamento di nodi che si sospetta subito siano di origine marinara.
Una curiosità: ad un certo punto del romanzo fa la sua apparizione una sorta di anatomopatologo ante-litteram che squarta i cadaveri per studiarli. Ora un personaggio dello stesso genere compare anche nell'ultimo "noir" di Carlotto, ma quest'ultimo, e siamo sempre intorno alla fine del '500, opera in quel di Algeri perché la Chiesa cattolica gli impedisce, per varie e ovvie ragioni, il mestiere. Dal momento che il medico de Il mistero degli incurabili opera invece a Genova e alla luce del sole e senza impedimenti, dove sta la verità? Avessimo pizzicato il Beccati con un'inesattezza!
di Eleonora del Poggio
Inutile fare un elenco dettagliato, potremmo prender sonno prima ancora di averlo finito: il problema è che si è anche sconfinato. Partendo appunto dal periodo del francescano Guglielmo da Baskerville, l'ingegno italico (ma non solo!!) si è prodotto in thriller 'scivolati' fino ai tempi del sommo Dante (con qualche punta anche nell'antica Roma) fino a poi risalire alle soglie del '600.
E siccome non ci facciamo mancare nulla, secondo le migliori tradizioni, dall'affollata confraternita dei detective di finzione, estraiamo quello più originale o forse il più improbabile: il guaritore di maiali.
Eh sì, avete letto bene: un guaritore di maiali che, avendo naso buono e cervello fino, (un po' come il Bertoldo dei racconti di Giulio Cesare Croce che guarda un po' furono pubblicati agli inizi del seicento) viene chiamato a sciogliere enigmi apparentemente insolubili.
Il mistero degli incurabili non è la prima avventura di Pimain, il guaritore di maiali appunto, ma la seconda, e non abbiamo dubbi sul fatto che possa essere solo l'inizio di una lunga serie. Perché al di là della bizzarria della scelta, Lorenzo Beccati ci sa fare nella costruzione del mistery, nell'ambientazione storica e nella costruizione psicologica dei personaggi.
Per carità, nessuno di noi, almeno credo, può vantare una conoscenza del cinquecento perché poi si possa contestare l'autore di inesattezze ed incongruenze: è l'atmosfera in sé che viene restituita che dà il senso preciso e attendibile all'operazione. Beccati poi, non so se volutamente o meno, insiste sull'aspetto olfattivo (ignoro se sia un fan del topo Ratatouille), ricostruendo un periodo che sapeva distinguersi, nel bene e nel male... soprattutto nel male, per una forte carica miasmatica.
S'indaga su un ospedale, quello degli incurabili, dove alcuni pazienti vengono trovati morti e la cui morte viene pre-annunciata da un ritrovamento di nodi che si sospetta subito siano di origine marinara.
Una curiosità: ad un certo punto del romanzo fa la sua apparizione una sorta di anatomopatologo ante-litteram che squarta i cadaveri per studiarli. Ora un personaggio dello stesso genere compare anche nell'ultimo "noir" di Carlotto, ma quest'ultimo, e siamo sempre intorno alla fine del '500, opera in quel di Algeri perché la Chiesa cattolica gli impedisce, per varie e ovvie ragioni, il mestiere. Dal momento che il medico de Il mistero degli incurabili opera invece a Genova e alla luce del sole e senza impedimenti, dove sta la verità? Avessimo pizzicato il Beccati con un'inesattezza!
di Eleonora del Poggio
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