RECENSIONI
Clarissa Goenawan
Il mondo perfetto di Miwako Sumida
Carbonio editore, Viola di Grado, Pag. 266 euro 16,50
Diciamolo subito, Il mondo perfetto di Miwako Sumida, è un romanzo molto bello. Che poi a dire il vero significa nulla, ma è la semplice verità.
Tutto è chiaro fin dalla prima pagina: Ryusei si innamora di Miwako Sumida e cerca di conquistarla. Otto mesi dopo però lei morirà suicida. Tranquilli, nessuno spoiler: è la stessa autrice che ci dice questo fin dalla prima pagina del romanzo. Il succo della narrazione non sta perciò nel “cosa” (la morte) o nel “come” (impiccagione), ma nel perché questo avviene. Dice Ryusei “Lei voleva dirmi qualcosa, e dovevo scoprire cosa.”
La narrazione di Clarissa Goenewan conquista fin dalle prime pagine. Miwako è una ragazza poco appariscente, tende a stare in disparte nella sua impalpabilità. A raccontarcela non c’è un unico narratore, ma ce ne sono almeno tre: Ryusei, la sorella di lui Fumi, che aiuterà Miwako prendendola a lavorare nel suo atelier di pittura, e Chie Ohno, amica di Miwako, che poi aiuterà Ryusei nella ricerca della verità che c’è dietro il suicidio di questa ragazza. Così facendo riusciamo a vedere la storia da tre diverse angolazioni, e ogni angolazione ci aiuta a scoprire un diverso aspetto della personalità di Miwako. Insomma, una specie di puzzle che si compone sotto gli occhi del lettore, tessera dopo tessera.
La morte, per quel poco che abbiamo approfondito ci sembra che sia uno dei luoghi narrativi che la narrativa orientale preferisca. Un rapporto con la morte lieve, consolatorio. Da vivere senza grossi traumi, ma quasi con il sorriso tra le labbra, e dove il suicidio è una possibilità da non scartare. È così anche in questo romanzo. Leggetelo.
di Agostino Morgante
Tutto è chiaro fin dalla prima pagina: Ryusei si innamora di Miwako Sumida e cerca di conquistarla. Otto mesi dopo però lei morirà suicida. Tranquilli, nessuno spoiler: è la stessa autrice che ci dice questo fin dalla prima pagina del romanzo. Il succo della narrazione non sta perciò nel “cosa” (la morte) o nel “come” (impiccagione), ma nel perché questo avviene. Dice Ryusei “Lei voleva dirmi qualcosa, e dovevo scoprire cosa.”
La narrazione di Clarissa Goenewan conquista fin dalle prime pagine. Miwako è una ragazza poco appariscente, tende a stare in disparte nella sua impalpabilità. A raccontarcela non c’è un unico narratore, ma ce ne sono almeno tre: Ryusei, la sorella di lui Fumi, che aiuterà Miwako prendendola a lavorare nel suo atelier di pittura, e Chie Ohno, amica di Miwako, che poi aiuterà Ryusei nella ricerca della verità che c’è dietro il suicidio di questa ragazza. Così facendo riusciamo a vedere la storia da tre diverse angolazioni, e ogni angolazione ci aiuta a scoprire un diverso aspetto della personalità di Miwako. Insomma, una specie di puzzle che si compone sotto gli occhi del lettore, tessera dopo tessera.
La morte, per quel poco che abbiamo approfondito ci sembra che sia uno dei luoghi narrativi che la narrativa orientale preferisca. Un rapporto con la morte lieve, consolatorio. Da vivere senza grossi traumi, ma quasi con il sorriso tra le labbra, e dove il suicidio è una possibilità da non scartare. È così anche in questo romanzo. Leggetelo.
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