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CLASSICI

Alfredo Ronci

Il sesso come grido di rivolta: 'Agostino' di Alberto Moravia.

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Era il 1942 quando Moravia scrisse Agostino: in piena tempesta bellica. Ed era a Capri, insieme ad Elsa Morante (appena due anni dopo, nel 1944, saranno 'latitanti' in Ciociaria, sfuggendo all'arresto). Un apparente contesto borghese, quando della borghesia lo scrittore romano aveva già assestato bordate e s'apprestava a continuare. Come infatti non interpretare l'atteggiamento e le voglie del giovane Agostino come una frattura col mondo ovattato in cui era cresciuto e dal quale vuole scappare anche se ignaro di future e dolorose inquietudini?

Curiose da una parte e giustificate dall'altra, le reazioni all'uscita del libro. Dal regime fascista fu censurato, per le responsabilità del quale, pensiamo, esattamente divise a metà: a causa di una critica ad un ambiente falsamente tranquillizzante e per via di una discesa negli inferi del sesso che una società perbenista e ipocrita vedeva come fumo negli occhi.

Si diceva poi reazioni curiose da una parte, come quella di Umberto Saba che a proposito di Agostino e quindi di Moravia, affermava che 'sporcava l'amore'.

Non aveva capito il Saba che il ragazzino protagonista del libro era una sorta di rappresentazione aggiornata dei meccanismi della sessualità: finanche la scena primaria, (intesa freudianamente) in cui Agostino prima intravede la nudità della madre e in seguito l'approccio amoroso col di lei amante.

Agostino narra la vicenda di un 'bamboccetto'(più che bamboccione, data l'età appena superiore ai dieci anni) che in una località balneare scopre le prime, oscure, avvisaglie del sesso attraverso la frequentazione di un gruppo di ragazzi, di classe proletaria, che molto più avanti di lui nella iniziazione alla vita e sufficientemente disinibiti, prima lo irridono e poi lo accettano all'interno della comitiva, ma con le debite distanze. Tra quei 'ragazzi di vita', Saro, un po' più grande di età, rotto a tutti i vizi, che reclama negli altri l'adesione ad uno stile di vita praticando l'omosessualità.

Ad Agostino dunque si presenta l'occasione, unica, di superare ostacoli e di spezzar barriere, che sono quelle imposte da un tradizionalismo inquadrato che lo costringe ad una sorta di vita illusa: la madre non è solo un affetto, diventa ben presto una montagna da scalare per la regola stabilita che oltre una cima vi è comunque dell'altro.

Se vogliamo, devastante il finale con cui il Moravia relega il ragazzetto alla disillusione. La madre accortasi che il figlio è in preda ad ansie chiede: 'Non stai bene con me?' ed Agostino risponde 'Tu mi tratti sempre come un bambino'. Ed ancora lei 'Ebbene, d'ora in poi ti tratterò come un uomo', ma Moravia stesso chiude ogni possibile via d'uscita cogliendo un finale disperato... 'Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse'.

In una società che sembra elevare il decisionismo e l'azione a virtù inestimabile, lo scrittore romano non solo azzera l'illusione, ma fagocita qualsivoglia tentazione di speranza rappresentando la giovinezza come una sorta di calvario, di aggravi e pesantezze.

Moravia tornerà sul tema della 'rivolta' (quella che Saba non capì, rintanandosi in una visione di Agostino solo moralistica) col successivo La disobbedienza (dove qui Luca, oltre a cercar spazi, celebra il suo distacco dal rigore borghese distruggendo la sua collezione di francobolli e la sua piccola biblioteca), ma vi tornerà sempre, tanto che fu da molti accusato di scrivere sempre lo stesso libro.

Con Agostino certamente la letteratura italiana non fu la stessa: il grido di disperazione del ragazzino fu accolto come sorpresa generale (non una parola, finora, sulla bellezza mozzafiato della lingua che, nell'occasione, oltre a descrivere le angosce esistenziali, rappresenta una vera e propria 'geografia' – ambienti, luci e colori – forse mai più descritta da altri), ma anche come ritratto di una società in disfacimento.

So che qualcuno incasellerà il romanzo nella tradizione della letteratura dei riti di passaggio: Agostino è qualcosa di più, è l'osservazione negativa dell'esistere, portato alle estreme conseguenze perché declinata e vissuta da un ragazzino al quale si vuole sottrarre la speranza di un futuro diverso (Non prima che avesse avuto l'età di Tortima, pensava, avrebbe potuto sciogliersi una volta per sempre dall'opaco impaccio di questa sua sgraziata età di transizione. Ma intanto bisognava continuare a vivere nel solito modo; e a questo pensiero sentiva tutto il suo animo ribellarsi, come per il senso amaro di un'impossibilità definitiva) Diverso, come si diceva prima, dagli aggravi della giovinezza.

Se proprio vogliamo dirla tutta: una tragedia.

Ma si era nel '42 e ben altra tragedia incombeva.





L'edizione da noi considerata è:



Alberto Moravia

Agostino

Tascabili Bompiani 1988







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