CLASSICI
Alfredo Ronci
Il triste “umanesimo” di un siciliano: “Giovannino” di Ercole Patti.

Il piccolo peto, o semivocale, è quello che si libera con minor fracasso dell’altro, a causa dell’orifizio troppo stretto del canale da cui fuoriesce (com’è, ad esempio, quello delle fanciulle), oppure per la modesta quantità di venti imprigionati nelle viscere. Questo peto si suddivide in chiaro, medio e aspirato.
Il peto chiaro… viene volgarmente detto “peto di signorina”: delizia i nasi più sensuali e fini. Il peto medio… è il peto tipico di coloro a cui è venuto a noia il celibato, e delle mogli dei borgomastri. Il peto aspirato è composto invece da una materia umida e oscura… è così gracile da somigliare ad un aborto.
Questa graziosa analisi del piccolo peto è tratta da L’arte di petare ovvero il manuale del subdolo artigliere a cura del Conte de la Trompette. E voi direte? Che c’entra con quello che inizialmente è stato definito colui che racconta di un “triste umanesimo di un siciliano”?
E’ chiaro, abbiamo scherzato, ma in fondo in fondo se abbiamo aperto il pezzo dedicato a Patti con quella sottile ironia scatologica è perché, tra i personaggi in voga in quel periodo, tra i cinquanta e i sessanta, lo scrittore di origine siciliane era ritenuto ‘inferiore’ rispetto ad altri grandi della nostra letteratura.
Anche gli stessi critici di allora ne hanno conservato un ricordo un po’ “sorpassato”. Uno che spesso e volentieri citiamo, Bàrberi Squarotti, diceva: Ercole Patti ha svolto un discorso abbastanza laterale di descrittore di costumi romani, fra ironia e decorazione, sorriso e moralismo, accusa e accettante sopportazione un po’ pigra, gusto dell’osservazione e un certo pragmatismo d’intrigo.
Altri, ma non faccio nomi ma se mi seguite potreste anche arrivarci, lo raffigurava eternamente presente nel salotto della Bellonci senza però pretendere la partecipazione allo Strega perché in precedenza era stato derubato.
E allora Giovannino? La quarta di copertina del libro in oggetto parla di “una educazione sentimentale”. Forse è un po’ troppo, perché i risultati sentimentali e della stessa sopravvivenza del protagonista non sembrano essere un’educazione, caso mai uno stile di vita portato avanti senza grosse preoccupazioni.
Giovannino è un ragazzo di alta borghesia (sempre Squarotti diceva che i ragazzi erano… colti con finezza, ma senza lo scatto autenticamente irato del moralista (senza cioè un’ideologia precisa da opporvi)), che sopravvive agli stimoli che incontra senza la naturale e attiva partecipazione e, a volte, abusa di sostanze che allora (siamo intorno agli anni venti) non sembrano davvero essere alla portata di tutti (… “fino ad un certo punto”, rispose Ignazio giocherellando col fucile. “Io certe volte invidio quelli che prendono la cocaina. C’è Filippo Scionti che mi sembra felice. E’ sempre incocainato”.
Ma anche le letture che in qualche modo potevano essere una sorta di ago della bilancia, nei ragazzi diventano una sorta di mera abitudine e di ironico fraseggio… Effettivamente Marcella da quando era entrata in rapporti con Giovannino, abbandonando la sua ironia mondana, aveva dato libero sfogo alla sua natura di lettrice segreta dei romanzi di Liala e aveva preso s chiamarlo pupone mio e pupo d’oro e anche nasone mio d’oro.
Per carità, con tutto il rispetto per Patti, non vorremmo riaccostarlo all’arte del petare, ma quando per esempio si dice che … è il peto tipico di coloro a cui è venuto a noia il celibato, non va molto lontano dalla verità, perché Giovannino, rinunciando ad un amore fuori la Sicilia, per colpa del padre, rinuncerà alla sua passione metropolitana per sposare, in terra siciliana, una brava donzella.
Giovannino, per quanto, come abbiamo già accennato (in verità lo accenna Squarotti) manca di un’ideologia ben precisa, è indubbiamente una denuncia dell’alta borghesia siciliana. E questa denuncia, anche questo va detto ad onor del vero, viene riaffermata attraverso un linguaggio fermo, lineare, ma certamente non abrasivo.
Ercole Patti è lo scrittore del semplice, anche del triste, triste umanesimo come diceva qualcuno, dove il tutto comunque accade, e soprattutto è uno scrittore che mantiene, nonostante le sembianze, una calma espressiva che però non lo allontana da una cortesia di lettura.
Ercole Patti
Giovannino
Oscar Mondadori
Il peto chiaro… viene volgarmente detto “peto di signorina”: delizia i nasi più sensuali e fini. Il peto medio… è il peto tipico di coloro a cui è venuto a noia il celibato, e delle mogli dei borgomastri. Il peto aspirato è composto invece da una materia umida e oscura… è così gracile da somigliare ad un aborto.
Questa graziosa analisi del piccolo peto è tratta da L’arte di petare ovvero il manuale del subdolo artigliere a cura del Conte de la Trompette. E voi direte? Che c’entra con quello che inizialmente è stato definito colui che racconta di un “triste umanesimo di un siciliano”?
E’ chiaro, abbiamo scherzato, ma in fondo in fondo se abbiamo aperto il pezzo dedicato a Patti con quella sottile ironia scatologica è perché, tra i personaggi in voga in quel periodo, tra i cinquanta e i sessanta, lo scrittore di origine siciliane era ritenuto ‘inferiore’ rispetto ad altri grandi della nostra letteratura.
Anche gli stessi critici di allora ne hanno conservato un ricordo un po’ “sorpassato”. Uno che spesso e volentieri citiamo, Bàrberi Squarotti, diceva: Ercole Patti ha svolto un discorso abbastanza laterale di descrittore di costumi romani, fra ironia e decorazione, sorriso e moralismo, accusa e accettante sopportazione un po’ pigra, gusto dell’osservazione e un certo pragmatismo d’intrigo.
Altri, ma non faccio nomi ma se mi seguite potreste anche arrivarci, lo raffigurava eternamente presente nel salotto della Bellonci senza però pretendere la partecipazione allo Strega perché in precedenza era stato derubato.
E allora Giovannino? La quarta di copertina del libro in oggetto parla di “una educazione sentimentale”. Forse è un po’ troppo, perché i risultati sentimentali e della stessa sopravvivenza del protagonista non sembrano essere un’educazione, caso mai uno stile di vita portato avanti senza grosse preoccupazioni.
Giovannino è un ragazzo di alta borghesia (sempre Squarotti diceva che i ragazzi erano… colti con finezza, ma senza lo scatto autenticamente irato del moralista (senza cioè un’ideologia precisa da opporvi)), che sopravvive agli stimoli che incontra senza la naturale e attiva partecipazione e, a volte, abusa di sostanze che allora (siamo intorno agli anni venti) non sembrano davvero essere alla portata di tutti (… “fino ad un certo punto”, rispose Ignazio giocherellando col fucile. “Io certe volte invidio quelli che prendono la cocaina. C’è Filippo Scionti che mi sembra felice. E’ sempre incocainato”.
Ma anche le letture che in qualche modo potevano essere una sorta di ago della bilancia, nei ragazzi diventano una sorta di mera abitudine e di ironico fraseggio… Effettivamente Marcella da quando era entrata in rapporti con Giovannino, abbandonando la sua ironia mondana, aveva dato libero sfogo alla sua natura di lettrice segreta dei romanzi di Liala e aveva preso s chiamarlo pupone mio e pupo d’oro e anche nasone mio d’oro.
Per carità, con tutto il rispetto per Patti, non vorremmo riaccostarlo all’arte del petare, ma quando per esempio si dice che … è il peto tipico di coloro a cui è venuto a noia il celibato, non va molto lontano dalla verità, perché Giovannino, rinunciando ad un amore fuori la Sicilia, per colpa del padre, rinuncerà alla sua passione metropolitana per sposare, in terra siciliana, una brava donzella.
Giovannino, per quanto, come abbiamo già accennato (in verità lo accenna Squarotti) manca di un’ideologia ben precisa, è indubbiamente una denuncia dell’alta borghesia siciliana. E questa denuncia, anche questo va detto ad onor del vero, viene riaffermata attraverso un linguaggio fermo, lineare, ma certamente non abrasivo.
Ercole Patti è lo scrittore del semplice, anche del triste, triste umanesimo come diceva qualcuno, dove il tutto comunque accade, e soprattutto è uno scrittore che mantiene, nonostante le sembianze, una calma espressiva che però non lo allontana da una cortesia di lettura.
Ercole Patti
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