RECENSIONI
Gianluca Floris
L'inferno peggiore
I maestri del thriller-Piemme, Pag. 218 Euro 6,50
Chissà se mai qualcuno di voi si sia chiesto perché abbiamo un occhio di riguardo per le collane noir da edicola. La risposta, anzi, le risposte sono abbastanza semplici. Perché ci sembrano un'ottima iniziativa e soprattutto perché spesso nel 'genere' si pubblicano porcate e a quel punto è meglio pagare una porcata poche lire che magari avere sullo stomaco un bel libro rilegato, costato un occhio (di questi tempi) e totalmente inutile.
Perché facile che succeda questo, soprattutto in un momento in cui il 'poliziesco' paga molto (se poi è mischiato all'esoterico, allo storico e al catastrofico ancora meglio) e per il quale scrittori anche insospettabili vi ci dedicano tempo.
Prendiamo, ad esempio, L'inferno peggiore. Sulla quarta di copertina, un nome di tutto riguardo, esattamente Marcello Fois, non so se per la corregionalità, spende per l'autore e per l'opera parole di stima: E se esistesse una Sardegna che non avete mai visto? 'L'inferno peggiore' sarà provare a chiudere questo romanzo prima di averlo finito.
Sarebbe, lui, da finirlo a manganellate sulle gengive.
Innanzi tutto il romanzo di Floris di 'sardinità' (si dirà così?) non ha assolutamente nulla, perché la vicenda tranne qualche momento si svolge a Roma, Venezia e Catania.
Poi è privo di qualsiasi mordente.
Di qualsiasi suspense.
Privo di qualsivoglia finezza psicologica.
I personaggi, a cominciare dal giudice Maniero, sono come carta velina, non hanno nessuno spessore.
Il romanzo è di una noia mortale.
Non succede quasi nulla (e credo che per un noir sia il giudizio più pesante e severo).
Non conviene nemmeno raccontar la trama perché la vicenda del presunto dipinto del Caravaggio sfrutta mode e tempi (forse questi ultimi nemmeno tanto, vista l'assoluta pochezza della struttura) che vanno per la maggiore.
Che rimane?
Un giudizio di un autore che credevamo più serio.
La sensazione di aver perso del tempo.
Ma soprattutto la soddisfazione di non aver comprato il libro in prima edizione.
Torno alla questione centrale: vedete che i gialli in edicola sono, soprattutto per gli appassionati, un'ancora di salvezza?
Non compratelo. Date retta a chi se ne intende.
di Eleonora del Poggio
Perché facile che succeda questo, soprattutto in un momento in cui il 'poliziesco' paga molto (se poi è mischiato all'esoterico, allo storico e al catastrofico ancora meglio) e per il quale scrittori anche insospettabili vi ci dedicano tempo.
Prendiamo, ad esempio, L'inferno peggiore. Sulla quarta di copertina, un nome di tutto riguardo, esattamente Marcello Fois, non so se per la corregionalità, spende per l'autore e per l'opera parole di stima: E se esistesse una Sardegna che non avete mai visto? 'L'inferno peggiore' sarà provare a chiudere questo romanzo prima di averlo finito.
Sarebbe, lui, da finirlo a manganellate sulle gengive.
Innanzi tutto il romanzo di Floris di 'sardinità' (si dirà così?) non ha assolutamente nulla, perché la vicenda tranne qualche momento si svolge a Roma, Venezia e Catania.
Poi è privo di qualsiasi mordente.
Di qualsiasi suspense.
Privo di qualsivoglia finezza psicologica.
I personaggi, a cominciare dal giudice Maniero, sono come carta velina, non hanno nessuno spessore.
Il romanzo è di una noia mortale.
Non succede quasi nulla (e credo che per un noir sia il giudizio più pesante e severo).
Non conviene nemmeno raccontar la trama perché la vicenda del presunto dipinto del Caravaggio sfrutta mode e tempi (forse questi ultimi nemmeno tanto, vista l'assoluta pochezza della struttura) che vanno per la maggiore.
Che rimane?
Un giudizio di un autore che credevamo più serio.
La sensazione di aver perso del tempo.
Ma soprattutto la soddisfazione di non aver comprato il libro in prima edizione.
Torno alla questione centrale: vedete che i gialli in edicola sono, soprattutto per gli appassionati, un'ancora di salvezza?
Non compratelo. Date retta a chi se ne intende.
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