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CLASSICI

Alfredo Ronci

L'isola che non c'è: 'La spiaggia d'oro' di Raffaello Brignetti.

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Ci si chiedeva qualcosa, e anche a proposito del Premio Strega, per Un gatto attraversa la strada di Giovanni Comisso: lì c'erano quadretti ben lontani dall'urgenza autobiografica dell'autore (su quale base si sceglie un candidato e poi un vincitore? Bella domanda). Qui, a proposito de La spiaggia d'oro, cosa può aver convinto i giurati ad assegnare il premio (1974) ad un romanzo di complessità metaforica e distante persino da una visione fiabesca della vita?

Cosa può aver convinto a scegliere un libro che dal punto di vista linguistico è fascinosamente attraente (ma con punte ostiche soprattutto quando Brignetti per amore del mare ricorre ad un glossario tecnico?), ma che nasconde insidie e tranelli?

Può bastare l'appunto di qualche critico nel determinare l'aspetto inquietante della metafora in esso contenuto?

Direi di andare per ordine: Brignetti è considerato da tutti autore di mare, quella genìa tutta presa dal vorticoso abbandono nell'acqua e che giustamente in Italia ha devoti seguaci per via di preziosi menestrelli (qualcuno di noi ha mai letto i romanzi di Vittorio Rossi?). E l'elemento torna ossessivo nelle sue storie.

Qui però vi è l'ovvio contraltare: l'isola e la spiaggia. Dice uno dei protagonisti (poker d'assi: l'uomo, la bambina, la donna e il vecchio) a proposito della prima: ma io so che esiste l'isola, dove il mondo e la gente sono la stessa cosa; il mondo, intorno, gira, l'isola è ferma.

Ma questa diventa, si capisce presto, una sorta di miraggio: perché i ricordi dell'uomo che apparentemente arricchiscono la bambina ('rubata' per caso al padre, perché convinta di vivere un'esperienza marina mai realizzata prima) in realtà le sottraggono l'evento che diventa sempre più, nel corso della storia, irraggiungibile e 'fumoso'.

Al viaggio della goletta senza apparente destinazione (anche se mai idealmente abbandonata) si aggiunge all'improvviso l'epifania prima di una donna e poi di un vecchio che sembrano materializzarsi dal nulla. Ambedue mostrano un atteggiamento guardingo e sospettoso ma dimostrano di sapere molto dell'isola.

Brignetti è abile nel sostituire man mano il protagonista: prima l'uomo, che al lettore che si accontenta può sembrare il dues ex machina della vicenda; poi la bambina, attratta dalla novità (vuole addirittura tenere il timone della goletta) del viaggio, ma divisa dall'incanto dell'esperienza e il disincanto di una avventura che più che un fine non sembra avere nemmeno scopo; e la donna che cerca di far sua la bimba, di conquistarla, per sottrarla all'uomo. Infine il vecchio, tra i quattro il più misterioso, il più ambiguo, il più inquietante.

Quest'ultimi due spariranno dalla storia verso la fine: apparsi come entità misteriose, così si 'scioglieranno' al sole. Rimangono i primi: l'uomo avverte la sensazione che il raggiungimento dell'isola può anche essere un artificio ( Un giuoco magari, ma dell'esistenza, poteva disfarsi e annullare l'isola. Intanto probabilmente le cose che erano state spiegate corrispondevano alla verità. Percorsa, stretta, rovistata, in grandi o piccoli pezzi, in terre o in un sacco, essa aveva perduto la sua certezza gratuita. La bambina non può che subire il destino.

L'isola dunque... l'isola come lui l'aveva cercata non doveva più essere altro che fantasia diventa una sorta di cartina di tornasole delle ossessioni dell'uomo.

Non si può disconoscere, tra le tante interpretazioni date a questo romanzo (e ripeto: dove questa complessità può avere attecchito nel lettore del premio? O dobbiamo malignare che già allora le condizioni di mercato imponevano scelte precise? Seppur elitarie?) che La spiaggia d'oro sia tutto sommato un romanzo dell'infanzia perduta.

Sembra addirittura elementare dunque che l'irraggiungibilità dell'isola e di una parte precisa di essa, la spiaggia d'oro appunto, costituisca la non 'ripresentabilità' dell'infanzia. E dove questa c'è – vissuta da noi lettori attraverso lo sguardo di uno dei quattro protagonisti, l'energica bambina – riesca essa stessa a mantenere una parvenza di verità e di 'forma' solo nel breve volgere di un viaggio. Il viaggio di questa goletta alla ricerca perenne di un quid.

Ripeto: romanzo complesso, ardito e sulfureo. Mica adatto ad un premio.



L'edizione da noi considerata:



Raffaello Brignetti

La spiaggia d'oro

Rizzoli - 1974





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