RECENSIONI
Giuliano Brenna
L’odore dei cortili
Il ramo e la foglia edizioni, Pag. 258 Euro 17.00
Non so chi sia Giuliano Brenna (nemmeno dopo aver letto le sue note biografiche) e non so quindi le sue origini e i suoi precedenti, ma a questo punto mi chiedo: qual è il motivo per cui un italiano debba costruire una storia intorno a Lisbona e in particolare intorno alla dittatura portoghese?
Allora, mettiamola così: non appena mi è arrivato il libro ho cominciato a leggerlo e non so perché ma l’ambientazione omosessuale mi ha sorpreso. Figuriamoci, non per il tema (ci mancherebbe altro), ma per la trama stessa. Mi aspettavo una dinamica politica e aggressiva ma resa più dolce dall’atmosfera che, visto il titolo del romanzo, mi aspettavo odorosa e piena di impressioni poetiche.
Dunque: che cos’è questo odore dei cortili? Non me ne voglia l’autore che, quasi a fine romanzo, dice… “Lisandro, andiamo” sfiora il gomito del compagno, si guardano, “questa miscela di odori” dice Duarte mentre si allontanano, “è per me l’odore caratteristico di Lisbona, la prima sensazione chela mia mente ricrea se penso a questa città” osserva i propri piedi muoversi sul selciato, poi guarda Lisandro e aggiunge sorridendo, “e se penso alla vita e alla speranza”, ma per il sottoscritto è quello che Brenna scrive quasi a metà del libro che è molto più “opportuno”... In certe occasioni si sente addosso qualcosa di strano, come l’odore di urina dei cortili. E’ l’odore che alligna, aspro e verde scuro, negli angoli in ombra di certi vecchi cortili e si espande con più intensità nei pomeriggi afosi e uomini.
E’ una critica? Giammai. Un appunto. Da una parte dobbiamo ringraziare Brenna per aver costruito una disperata storia d’amore omosessuale nella Lisbona degli anni settanta-ottanta (con anche riferimenti culturali su cui si leggono anche le note aggiuntive… molto scolastiche), dall’altra però mi chiedo se la parziale apertura che negli ultimi anni abbiamo avuto, pur se in uno stato come l’Italia, verso riflessioni più “totali” non abbia contribuito a rendere certe tematiche, tra gli autori e scrittori, più libere e anche diverse.
Non c’è in Brenna un’apertura di questo genere. Certo, l’ambientazione non consentiva troppe distanze (si era in una dittatura, ma anche da noi cosa c’era di così distante?), ma la struttura del romanzo è fatta per rimanere indietro di qualche passo.
Ricapitoliamo brevemente: per noi orchi un gustoso (tranne qualche lagna di vecchio genere) per il romanzo, mangiabile per tutto il resto. Ai lettori l’ardua sentenza finale.
di Alfredo Ronci
Allora, mettiamola così: non appena mi è arrivato il libro ho cominciato a leggerlo e non so perché ma l’ambientazione omosessuale mi ha sorpreso. Figuriamoci, non per il tema (ci mancherebbe altro), ma per la trama stessa. Mi aspettavo una dinamica politica e aggressiva ma resa più dolce dall’atmosfera che, visto il titolo del romanzo, mi aspettavo odorosa e piena di impressioni poetiche.
Dunque: che cos’è questo odore dei cortili? Non me ne voglia l’autore che, quasi a fine romanzo, dice… “Lisandro, andiamo” sfiora il gomito del compagno, si guardano, “questa miscela di odori” dice Duarte mentre si allontanano, “è per me l’odore caratteristico di Lisbona, la prima sensazione chela mia mente ricrea se penso a questa città” osserva i propri piedi muoversi sul selciato, poi guarda Lisandro e aggiunge sorridendo, “e se penso alla vita e alla speranza”, ma per il sottoscritto è quello che Brenna scrive quasi a metà del libro che è molto più “opportuno”... In certe occasioni si sente addosso qualcosa di strano, come l’odore di urina dei cortili. E’ l’odore che alligna, aspro e verde scuro, negli angoli in ombra di certi vecchi cortili e si espande con più intensità nei pomeriggi afosi e uomini.
E’ una critica? Giammai. Un appunto. Da una parte dobbiamo ringraziare Brenna per aver costruito una disperata storia d’amore omosessuale nella Lisbona degli anni settanta-ottanta (con anche riferimenti culturali su cui si leggono anche le note aggiuntive… molto scolastiche), dall’altra però mi chiedo se la parziale apertura che negli ultimi anni abbiamo avuto, pur se in uno stato come l’Italia, verso riflessioni più “totali” non abbia contribuito a rendere certe tematiche, tra gli autori e scrittori, più libere e anche diverse.
Non c’è in Brenna un’apertura di questo genere. Certo, l’ambientazione non consentiva troppe distanze (si era in una dittatura, ma anche da noi cosa c’era di così distante?), ma la struttura del romanzo è fatta per rimanere indietro di qualche passo.
Ricapitoliamo brevemente: per noi orchi un gustoso (tranne qualche lagna di vecchio genere) per il romanzo, mangiabile per tutto il resto. Ai lettori l’ardua sentenza finale.
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