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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Riccardo D'Anna

La figura di cera

Gargoyle books, Pag. 181 Euro 13, 50
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Nella Londra del 1958, irrompono una serie di suicidi strani. L'Ispettore Tyrrel coadiuvato dall'innominato protagonista Anthony Seimour e lo studente Pier si mettono ad indagare in una vicenda dai risvolti che saranno via via più inquietanti. Coinvolgono una certa marchesa D'Ateleta, morta anni addietro e musa ispiratrice di artisti famosi fra cui Gabriele D'Annunzio. A conferma della stranezza della situazione, i tre investigatori scopriranno che nella tomba della marchesa il corpo non c'è più. E che i misteriosi suicidi/omicidi proseguono. L'atmosfera del romanzo è gradevolmente anche se a volte forzatamente gotica. D'Anna, e di questo gli va dato sicuramente merito, sceglie un'ambientazione straniera, ma la sua competenza e il suo linguaggio reggono perfettamente la sfida. Ogni cosa è minuziosamente descritta, plausibile, assolutamente al posto giusto. Non solo Londra. C'è anche Venezia, con le sue gondole e i suoi decadentissimi vicoli, e c'è una Berlino post divisione del muro, con l'architettura diroccata e l'aria polverosa di città maceria, in cui i protagonisti vengono spediti per ricercare questa inquietante figura di cera che non solo rappresenterebbe la marchese ma che, a detta di Tyrrel, avrebbe il potere di riportarla in vita; anzi, di darle l'energia dei non-morti. Se una pecca bisogna trovarla a questo intrigante romanzo sta nel fatto che il linguaggio a volte si addormenta su stesso, si auto compiace di una sintassi eccessivamente elaborata, scimmiottando una narrativa gotico tardo settecentesca che forse, e dico forse per non peccare di presunzione, non avrebbe più alcuna ragion d'essere. Ma tant'è. Ben vengano romanzi italiani del genere piuttosto che i soliti minestroni rifritti del mainstream tardo giovanilistico e/o perennemente pseudo-autoriale.

La storia si complica nel finale. Vengono fuori la Thule, il mito che avrebbe ispirato la società segreta che a sua volta avrebbe ispirato la filosofia del nazismo esoterico, la Golden Dawn, un altro ordine misterico, forse un po' troppe cose a dire la verità che l'autore dà l'impressione di aver gettato lì senza approfondire, lasciando un retrogusto di magico che tuttavia non soddisfa e non sposta nulla all'economia della storia. Ovviamente la marchesa d'Ateleta compare nei chiaroscuri, si palesa e non si palesa, fa capire che il suo potere vampiresco è immenso e che solo con un contro atto di magia bianca (un fuoco purificatore) potrà essere sconfitta. Il finale avrà un coup de théatre, col personaggio che non ti aspetti, ovviamente, come "responsabile" principale dei misfatti di fondo. Nel complesso una buona e coraggiosa prova narrativa che eccede un po' in autocompiacimento ma che si fa leggere con gradevolezza.



di Adriano Angelini Sut


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