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CLASSICI

Alfredo Ronci

La storia di una storia che forse c’è: 'Malacqua' di Nicola Pugliese.

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Sentite questa.
1976. Nicola Pugliese, giornalista napoletano del quotidiano Roma (che si definisce anche scrittore di racconti, anche se Malacqua è un romanzo) decide di scrivere un libro. Tempo quarantacinque giorni il testo è pronto. Grazie alle sue conoscenze, lo invia alla Einaudi. A quel tempo la casa editrice torinese è fortunatamente frequentata da Italo Calvino che, data la sua esperienza, riesce a procurarsi il materiale e a proporlo alla pubblicazione perché… Questo è un libro che ha un senso e una forza e una comunicativa. Non solo, si offre anche come correttore di bozze perché il romanzo ha ancora qualcosa da essere chiarito. Il Pugliese risponde che è onorato che il libro possa essere pubblicato ma rifiuta qualsiasi tipo di correzione.
Quelli della redazione di Einaudi non si danno pace e decidono di farlo uscire lo stesso. Risultato? Buon successo, buona se non alta critica, ed il gioco è fatto. Ma per Pugliese ancora non è tutto: vuole che il libro uscito sia unico e che non ci siano più pubblicazioni di altra specie (leggi edizioni economiche). L’effetto che ebbe fu prorompente: in poco tempo il libro andò a ruba e non si trovarono più copie in circolazione. Insomma, Malacqua divenne una sorta di Santo Graal, talmente introvabile che attualmente, nel 2022, si trova in circolazione solo una copia del libro al costo impresentabile di Euro 200.
Nell’aprile del 2012 Nicola Pugliese muore e con lui anche le decisioni che riguardavano il suo libro. Tullio Pironti, suo amico, decide che fosse arrivato il tempo di ridare alla stampa uno dei romanzi su Napoli più affascinanti e misteriosi. Nel 2013 esce la nuova edizione di Malacqua.
Cos’ha dunque di tanto straordinario questo libro? Principalmente si ispirava a fatti concreti accaduti nel 1969 a Napoli e divenuti nazionali. Attraverso questi episodi, e con l’aggiunta di quattro giorni di pioggia insistente, Pugliese racconta la storia di una città con i suoi accadimenti misteriosi e la vita austera e difficile della sua popolazione.
E sulla città questo velo di pioggia, e si avvertiva l’attesa, quest’attesa sfibrante come agonia d’animale, viva e densa come sangue che esca interminabilmente.
E da qui una serie di eventi che davvero sembrano precedere un accadimento straordinario: le voci misteriose di Castel dell’Ovo, l’enigma di tre bambole che emettono suoni inspiegabili dentro una Chiesa, il mare di via Caracciolo che insegue gli scugnizzi nelle parti più basse della città e le monetine da cinque lire che suonano placidamente.
E’ davvero tutto così misterioso ed inspiegabile? O forse l’imprevisto e l’effetto kafkiano servono invece all’autore a mostrarci come anche le cose più indeterminate possano poi mostrarsi più vere e decise del solito? Sì perché, accanto a questi fatti a cui nessuno sa dare una spiegazione, avvengono episodi che, stando al piccolo intercedere della vita quotidiana, ci raccontano ben altro e altre storie.
Come per esempio la ragazza che dice alla famiglia di andare al funerale ma poi decide d’incontra il suo ragazzo, o l’uomo che non riesce a capire perché sua figlia, morta nel cedimento di un palazzo, debba essere rinchiusa in una bara. O l’uomo, con velleità letterarie, che presenta il suo libro di poesie di fronte a poco meno di venti persone. O all’alter ego di Pugliese, tale Andreoli Carlo, giornalista di cronaca, che pure attraverso mosse e segni di una quotidianità apparente, come per esempio farsi la barba, non sa darsi pace sul perché e sul come di tante cose.
E quando il lavoro fu completato, con la massima diligenza consentita, e con quest’acqua incredibile che cadeva e cadeva, giunse silenziosa la conferma: Savastano Aniello, Savastano Maria, Savastano Antonio, Savastano Ciro e Savastano Angela,  erano morti, morti del tutto.
Si sa che quando un libro racchiude in sé molte altre storie ed è scritto in maniera molto convincente, si allargano i critici e i benefattori, per renderlo ancora più attraente. Che il Pugliese avesse avuto richiami e basi per imbastire una storia, nessuno lo mette in dubbio. Ma che in Malacqua possano ritrovarsi accenni e anche qualcosa di più, mette in dubbio la stessa dinamicità e lo stesso essere inedito del libro stesso. Si è parlato ovviamente dell’influenza di Kafka, di Gadda, di Garcia Marquez, di Joyce e qualcun altro si è permesso di andare ancora più indietro (ma ignoriamo la faccenda).
Malacqua è un libricino (solo per la durata, poco meno di centocinquanta pagine) perfetto ed anche ironico. Dove la chiarezza di una città come Napoli, dal sempre in mezzo alle faccende nazionali, riesce ad emergere e ad essere chiara, nonostante le impossibilità che spesso si verificano. Chiamiamole impossibilità kafkiane.


L’edizione da noi considerata è:

Nicola Pugliese
Malacqua
Tullio Pironti editore



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