RECENSIONI
Salvo Scibilia
Le maleparole
Kowalski, Pag. 174 Euro 12,00
Ha ingredienti stuzzicanti, questo piatto, anche senza grandi pretese. Prima di tutto, a cominciare dalla foto di copertina, una deliziosa atmosfera anni Cinquanta. Siamo nel 1956, come si precisa a pag. 12, e l'ambientazione è tratteggiata con gustose osservazioni.
... gli venne in mente suo zio Antonio, possessore raro e privilegiato di un frigidaire, marca Norge. Finalmente era finita la schiavitù della ghiacciaia.
(Per i più giovani forse è utile spiegare che la ghiacciaia, antenata del frigorifero, era un armadietto in cui la refrigerazione si otteneva con un parallelepipedo di ghiaccio, comprato dal carbonaio.)
E ancora:
... notava che gli uomini non indossavano più quegli abiti grandi e svolazzanti; forse perché non andavano più di moda o forse, tolti i freni della carestia bellica, la gente, molto più prosaicamente, ricominciava a mangiare.
Deliziosi sono anche i profumi di una Sicilia contadina, buongustaia del cibo e del tempo che scorre calmo. Ne è degno rappresentante Ignazio Patanè, vecchio proprietario terriero, che dispensa, insieme ai ricordi, perle di saggezza gastronomica.
... uno che non sa, un forestiero, mettiamo, che fa? Vede questa grazia di Dio e se la mangia, così com'è, calda. E sbaglia. Perché la caponatina, come lei sa, si mangia fredda, altrimenti l'agrodolce non fa il lavoro che deve fare. La caponatina non è un piatto qualsiasi, è un felice concorso di circostanze. E impone che si deve, che dobbiamo, aspettare.
In quest'ambiente gli intrighi mafiosi e politici rifuggono dalla teatralità di intimidazioni grossolane, e preferiscono insinuarsi sommessamente attraverso la seduzione, con la complicità di una bella signora, magari un po' stagionata (ma anche questo ha il sapore di buone cose antiche).
La signora Mirella (...) si guardò allo specchio ma di sfuggita, per farsi meno male, fingendo con se stessa una clemenza che bonificava d'un colpo la trama sottile delle rughe...
L'ingenuo dutturuzzu Astuti (l'ossimoro non è certo casuale), neo laureato in giurisprudenza, si trova invischiato in un pericoloso triangolo fra il disinvolto politicante Rallo, che gli chiede di scrivergli i discorsi per i comizi, e il vecchio Patanè, che vuol essere aiutato a scrivere un'autobiografia gravida di segreti. Pur di costruirsi un futuro con la giovane Angela, da lui goffamente corteggiata nella penombra dei cinema, tenta di conciliare entrambi gli incarichi. L'incauto giovane è evidentemente inesperto di metafore, altrimenti capirebbe che il piatto che si mangia freddo non è tanto 'la caponatina' quanto la vendetta, ed eviterebbe di cacciarsi nei guai che incombono.
Nonostante un uso dell'italiano garbato, intelligente e felicemente espressivo (com'è tradizione della buona letteratura siciliana) e malgrado un avvio intrigante della storia, il romanzo non soddisfa del tutto, a causa di qualche forzatura nella trama e di uno sviluppo non completo delle sue potenzialità.
di Giovanna Repetto
... gli venne in mente suo zio Antonio, possessore raro e privilegiato di un frigidaire, marca Norge. Finalmente era finita la schiavitù della ghiacciaia.
(Per i più giovani forse è utile spiegare che la ghiacciaia, antenata del frigorifero, era un armadietto in cui la refrigerazione si otteneva con un parallelepipedo di ghiaccio, comprato dal carbonaio.)
E ancora:
... notava che gli uomini non indossavano più quegli abiti grandi e svolazzanti; forse perché non andavano più di moda o forse, tolti i freni della carestia bellica, la gente, molto più prosaicamente, ricominciava a mangiare.
Deliziosi sono anche i profumi di una Sicilia contadina, buongustaia del cibo e del tempo che scorre calmo. Ne è degno rappresentante Ignazio Patanè, vecchio proprietario terriero, che dispensa, insieme ai ricordi, perle di saggezza gastronomica.
... uno che non sa, un forestiero, mettiamo, che fa? Vede questa grazia di Dio e se la mangia, così com'è, calda. E sbaglia. Perché la caponatina, come lei sa, si mangia fredda, altrimenti l'agrodolce non fa il lavoro che deve fare. La caponatina non è un piatto qualsiasi, è un felice concorso di circostanze. E impone che si deve, che dobbiamo, aspettare.
In quest'ambiente gli intrighi mafiosi e politici rifuggono dalla teatralità di intimidazioni grossolane, e preferiscono insinuarsi sommessamente attraverso la seduzione, con la complicità di una bella signora, magari un po' stagionata (ma anche questo ha il sapore di buone cose antiche).
La signora Mirella (...) si guardò allo specchio ma di sfuggita, per farsi meno male, fingendo con se stessa una clemenza che bonificava d'un colpo la trama sottile delle rughe...
L'ingenuo dutturuzzu Astuti (l'ossimoro non è certo casuale), neo laureato in giurisprudenza, si trova invischiato in un pericoloso triangolo fra il disinvolto politicante Rallo, che gli chiede di scrivergli i discorsi per i comizi, e il vecchio Patanè, che vuol essere aiutato a scrivere un'autobiografia gravida di segreti. Pur di costruirsi un futuro con la giovane Angela, da lui goffamente corteggiata nella penombra dei cinema, tenta di conciliare entrambi gli incarichi. L'incauto giovane è evidentemente inesperto di metafore, altrimenti capirebbe che il piatto che si mangia freddo non è tanto 'la caponatina' quanto la vendetta, ed eviterebbe di cacciarsi nei guai che incombono.
Nonostante un uso dell'italiano garbato, intelligente e felicemente espressivo (com'è tradizione della buona letteratura siciliana) e malgrado un avvio intrigante della storia, il romanzo non soddisfa del tutto, a causa di qualche forzatura nella trama e di uno sviluppo non completo delle sue potenzialità.
di Giovanna Repetto
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