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CLASSICI

Alfredo Ronci

Le verità scomode di Elsa De’ Giorgi: ‘I coetanei’.

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Ricordate, ne Le 120 giornate di Sodoma, la bella signora che offre, con tanta grazia, il corpo di una sfortunata donzella, ad un gruppo di fascisti desiderosi di sesso e altre porcherie? Beh, lei è (anzi era) Elsa De Giorgi, acclamata star cinematografica degli anni quaranta, che accettò l’invito da parte di Pasolini ad un ruolo che, ora presumiamo, fosse una specie di riscatto ideologico.
Lei negli anni cinquanta fu al centro di attenzioni letterarie per aver lanciato nel 1955, anche su indicazione e sostegno di Italo Calvino (di cui fu in seguito compagno di avventure) I coetanei, sorta di diario politico e sentimentale degli ultimi giorni del regime fascista o, come fu ancor meglio etichettato ai suoi tempi, un romanzo di idee.
In realtà fu anche una sorta di vademecum allargato: c’erano sì estratti dell’attività dell’attrice e delle sue escursioni antifasciste, ma c’erano anche concentrati di avvenimenti che lei racconta ma che si intendono esperienze di altri. E se questi ultimi erano portatrici di una realtà che non si faceva fatica ad identificare politicamente, i primi forse rappresentano, nella loro vivida rappresentazione, il meglio dello spirito intellettuale della De’ Giorgi.
La storia ha inizio alla vigilia della dichiarazione di guerra su una spiaggia del litorale romano, da cui ci viene incontro la prima figura mitica del libro: Anna Magnani. Ma non è la sola grande figura di questo diario intimo e politico: in un passo, a mio modo esilarante, c’è anche il vecchio Trilussa, che etichetta un suo avversario con un epiteto formidabile: Disse, gettando un’occhiata fioca al ragazzo biondo: ‘li voglio vedere, io, quei vigliacchi dei francesi bombardare Roma, la Roma di Mussolini’. Trilussa interruppe per un momento di spiare quel silenzio, levò su la gran testa geniale, la scosse piano, con pacato buonsenso, e, persuasivo, come se gli desse un buon consiglio: ‘Ma vammoriammazzato’ gli disse.
Accanto a queste simpatiche divergenze ci furono momenti dolorosi e pieni di sconforto come, per esempio, nel bombardamento di San Lorenzo: Mussolini non osò mostrare il suo viso nei quartieri del Prenestino e di San Lorenzo. Il re vi si avventurò, e fu accolto con urla, invettive e dileggi.
Le donne mute, che graffiavano tenaci la terra a cercarvi i figli sepolti, sostarono un attimo per levarsi terribili a maledire.
Il papa, invece, fu ricevuto come un padre. Gli si inginocchiarono intorno, supplicandolo di far cessare quel flagello, di benedire i loro morti. Ed egli si chinò su quelle madri impazzite che raspavano la terra, toccò i feriti, benedisse i morti  e i vivi.
Inizialmente I coetanei non ebbe una grande risposta (ben difficile in quei giorni mettere d’accordo le diverse fazioni politiche). Un esempio illuminante di ciò che il librò suscitò venne dallo storico antifascista Gaetano Salvemini. L’uomo, ad una prima occhiata, si dichiarò entusiasta del libro (Cara signora, non riesco ad esprimere la mia ammirazione come vorrei. I Suoi Coetanei è quanto di più bello ho letto finora sugli eventi succeduti al 1940.) ma poi a pochi giorni dalla pubblicazione per Einaudi pose un aut-aut. I motivi di questo gesto non furono mai conosciuti, ma qualcuno obiettò che dietro questa improvvisa decisione ci fosse la storia finita male e la scomparsa di quello che allora era l’uomo della De’ Giorgi: Sandrino Contini Bonacossi.
L’evento in sé fu alla fine sciolto (in questa edizione del libro c’è la dedica di Salvemini) ma non tutto del testo fu alla fine scritto, tanto che presto I coetanei sparì dalle librerie italiane, anche se, nel 1960, al premio Viareggio, ottenne ex equo il Premio speciale per un trattato sull'armistizio dell'8 settembre 1943.
Una cosa ci ha insegnato questo libro, soprattutto in considerazione del fatto che fu scritto e pubblicato negli anni ’50: che poteva venir meno il flusso narrativo che, in qualche modo era stato imposto, della lettura post-fascista. Come intendere I coetanei della De’ Giorgi? Come un ironico pamphlet di un’attrice coraggiosa, il doloroso viatico di una donna immersa nella storia, o ancora di più, un irrisolto schema ideologico-politico?
C’è poco di irrisolto nelle finalità della scrittrice: al d là del fatto che la sua scomparsa letteraria negli anni sessanta fu causata, crediamo, dal rapporto amoroso con Italo Calvino, non sarà stata comunista, non sarà stata marxista, ma la voce narrante del libro ribadisce il principio della libertà individuale, in un contesto della collettività  come forma di rinuncia a qualsivoglia libertà.
Ma soprattutto I coetanei fu un atto d’amore. E di questi tempi lo si apprezza ancora di più.


Il testo da noi considerato è:
Elsa De’ Giorgi
I coetanei
Universale Economica Feltrinelli



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