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CLASSICI

Alfredo Ronci

Le violenze del tempo nella letteratura di Giovanni Arpino: 'Un delitto d'onore'.

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Al premio Strega del 1964 L'ombra delle colline e al breve ma intensissimo La suora giovane abbiamo preferito, tra la consistente produzione di Arpino, Un delitto d'onore.

Essenzialmente per due motivi: il primo riguarda la tematica del romanzo, appunto il delitto d'onore che, eliminato dalla nostra giurisprudenza solo nell'agosto del 1981, quando già la legge sul divorzio e quello sull'aborto erano capisaldi della storia sociale del nostro paese, torna prepotentemente tra le righe di questa sofferta vicenda non disgiunta, ovvio ma non scontato, da una rappresentazione quasi feudale del ruolo della donna. L'altro, potremmo dire, l'archeologia del fenomeno 'fascismo': i primi singulti, le prime aggressioni, prodromi dunque di una dittatura a venire.

Sia nell'uno che nell'altro caso Arpino opera quasi per sottrazione: non affoga cioè la storia di una doppia violenza (sul corpo della donna e su quello sociale) nel pantano di un brusio collettivo e poi irrisoluto. Un delitto d'onore è un dramma (insisto nella doppia interpretazione: umana e sociale) visto attraverso gli occhi di una disperazione tutta privata.

Innanzi tutto della donna (non solo della protagonista Sabina, ma della donna in genere) che sconta la dimensione arretrata di un ruolo che non ha appigli per offrirsi diverso (memorabile lo scambio di battute, agli inizi del rapporto, tra la ragazza e il suo sposo, quel Gaetano Castiglia, di nobile e danarosa famiglia, che prima l'amerà alla follia e dopo la ucciderà senza grosse e personali censure: "Tu non sei uno che picchia, vero?" domandò lei piano. "Picchio?Ma impazzisci? Ma se in un anno e mezzo non ho voluto toccarti con un dito, per il rispetto che ti porto!" protestò Castiglia. "Ma non picchierai...").

Sabina dunque, ragazza di umili origini, abituata agli sguardi e alle toccatine dei frequentatori dell'osteria dove ha lavorato, trasferisce nel nuovo mondo, quella di una nobiltà 'rispettosissima', le paure di una condizione quasi ancestrale. Ma in quello stesso mondo, per nulla diverso dall'arcaico e contadino, troverà la morte perché la 'statura' di una donna non è determinata dalla sua intelligenza, ma dal potere secolare del maschio.

Come si diceva, la disperazione privata è anche dell'umanità tutta: ambientato nei primi anni venti del novecento la storia avverte sottilmente, nei segni politici del cambiamento, un'afflizione che presto la sgomenterà (C'erano fotografie di un assalto fascista al palazzo di un giornale di Milano e le minacce di sciopero che i socialisti manifestavano con brevi dichiarazioni).

L'ambiente, la provincia di Avellino, soffre di una stato di arretratezza culturale e soggiace pure ai falsi proclami di personaggi lungi dall'essere moderni e risolutivi. Come l'avvocato Russo, sorta di deus ex machina e principe del foro, chiamato dalla facoltosa famiglia Castiglia per tirar fuori dalle 'grinfie' della giustizia il giovane assassino, che si rivela invece presto un azzeccagarbugli manzoniano nella sua triste e trita considerazione del mondo: ... non dovremo neppure allontanarci, per rispetto a noi stessi, da quelle che sono le nostre più intime convinzioni: cioè che questo delitto, sì, ma nato per una forza sana della natura, terribile come un'esplosione vulcanica, ma tradizionale, insopprimibile, a suo modo santa...

Arpino dunque, spesso nella sua letteratura, attinge alla cronaca per trasformarla in racconto e quindi interpretarla. Opera e indaga nel contemporaneo con lo stesso impegno con cui, per esempio, Moravia indagava nei vizi e nelle nevrosi.

Qui tocca un filo scoperto del nostro sociale: Delitto d'onore è addirittura del 1961. Vuol dire che devono passare altri vent'anni prima che la 'nostra politica' possa metter fine ad una barbarie che non faceva certo 'onore' al nostro paese.

Purtroppo, non ci piace fare spiccia sociologia ma il confronto è d'obbligo, la carica devastante del maschilismo imperante, pur se ora 'giustiziabile', non ha frenato l'inarrestabile violenza omicida nei confronti della donna.

Ahinoi.





L'edizione da noi considerata è:



Giovanni Arpino

Delitto d'onore

Oscar Mondadori - 1965





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