DE FALSU CREDITU
Lia Wallshit
Miranda the Panda is on the Veranda
Bigs and pacs, Pag. 221 Euro 15,80
E' dal 1970 che noi italiani attendiamo la traduzione di questo libro, sorta di bibbia del lesbismo americano. Ci provò la Inge Feltrinelli, negli anni ottanta, a tentare il lancio sul nostro mercato, ma poi il progetto non andò in porto. Ora la riproposizione del testo da parte di un editore della North Carolina (that's incredibile!) potrebbe in qualche modo stimolare l'attenzione di qualche intellettuale nostrano. Se si eccettuano le crestomazie mondadoriane, non mi pare che l'Italia brilli in particola modo nel pubblicare e quindi rappresentare il variegato mondo saffico.
Miranda the Panda is on the Veranda di Lia Wallshit (ragazza davvero di altri tempi, stiamo parlando dei "favolosi" fifties, fuggita di casa a sedici anni, ha fatto innumerevoli lavori: cameriera in una sauna per gay, commessa in un negozio di dischi, lavavetri, scaricatrice di porto, mannequine per una catena di abbigliamento, cuoca) è, come dicevamo all'inizio, un vero e proprio testamento di vita ed forse il primo contributo serio e documentato al movimento glbt che da qui muoverà i primi passi.
L'area è quella newyorkese (per questo esprimevamo la nostra incredulità nel constatare che solo un editore della North Carolina ha avuto il coraggio di una simile iniziativa!), con i locali esclusivi e già differenziati (saune per maschi gay, wine bar per donne sole e tassativamente lesbiche, e bagni frequentati solo da butch – termine che indica donne gay dall'aspetto molto mascolino) ed il fulcro del romanzo è la relazione tempestosa tra la scrittrice ed una receptionist di un esclusivo albergo dalle parti del Greenwich Village.
Relazione tempestosa è dir poco: lungo le oltre trecento pagine del romanzo si assiste, con un crescendo di violenza di rara intensità, ad una ridifinizione non solo del rapporto sentimentale, ma di quelli interpersonali, che sfocerà poi in un finale suggestivo, per certi versi anche macabro, che non raccontiamo per non guastare la sorpresa ai lettori (ma quanti italiani saranno in grado, in attesa della tanto sospirata traduzione, di cogliere sfumature e "slang" dello stile infuocato e sanguigno della Wallshit?).
La scrittrice americana, dopo il successo clamoroso della prima edizione del libro, divenne portabandiera di uno stile di vita che le procurò tra l'altro una denuncia per atti osceni in luogo pubblico per aver masturbato una camionista del Wyoming in una piazzola di sosta a pochi chilometri da san Francisco. Fu solo un incidente di percorso: in realtà la Wallshit, ora ha ottantatre anni e stando a quanto lei stessa dichiara in piena forma fisica, per le lesbiche rappresenta una sorta di monumento alla libertà sessuale.
A noi italiani non rimane che sperare in una tempestiva proposizione del romanzo magari con una bella introduzione ad hoc. Suggeriamo la Barbara Alberti.
Miranda the Panda is on the Veranda di Lia Wallshit (ragazza davvero di altri tempi, stiamo parlando dei "favolosi" fifties, fuggita di casa a sedici anni, ha fatto innumerevoli lavori: cameriera in una sauna per gay, commessa in un negozio di dischi, lavavetri, scaricatrice di porto, mannequine per una catena di abbigliamento, cuoca) è, come dicevamo all'inizio, un vero e proprio testamento di vita ed forse il primo contributo serio e documentato al movimento glbt che da qui muoverà i primi passi.
L'area è quella newyorkese (per questo esprimevamo la nostra incredulità nel constatare che solo un editore della North Carolina ha avuto il coraggio di una simile iniziativa!), con i locali esclusivi e già differenziati (saune per maschi gay, wine bar per donne sole e tassativamente lesbiche, e bagni frequentati solo da butch – termine che indica donne gay dall'aspetto molto mascolino) ed il fulcro del romanzo è la relazione tempestosa tra la scrittrice ed una receptionist di un esclusivo albergo dalle parti del Greenwich Village.
Relazione tempestosa è dir poco: lungo le oltre trecento pagine del romanzo si assiste, con un crescendo di violenza di rara intensità, ad una ridifinizione non solo del rapporto sentimentale, ma di quelli interpersonali, che sfocerà poi in un finale suggestivo, per certi versi anche macabro, che non raccontiamo per non guastare la sorpresa ai lettori (ma quanti italiani saranno in grado, in attesa della tanto sospirata traduzione, di cogliere sfumature e "slang" dello stile infuocato e sanguigno della Wallshit?).
La scrittrice americana, dopo il successo clamoroso della prima edizione del libro, divenne portabandiera di uno stile di vita che le procurò tra l'altro una denuncia per atti osceni in luogo pubblico per aver masturbato una camionista del Wyoming in una piazzola di sosta a pochi chilometri da san Francisco. Fu solo un incidente di percorso: in realtà la Wallshit, ora ha ottantatre anni e stando a quanto lei stessa dichiara in piena forma fisica, per le lesbiche rappresenta una sorta di monumento alla libertà sessuale.
A noi italiani non rimane che sperare in una tempestiva proposizione del romanzo magari con una bella introduzione ad hoc. Suggeriamo la Barbara Alberti.
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