RECENSIONI
Vasile Ernu
Nato in U.R.S.S.
Hacca edizioni, Pag. 326 Euro 14,00
Cosa significava essere bambini, adolescenti e ventenni vivendo sotto l'Unione Sovietica? Come viveva un ragazzino della Bessarabia, negli anni Settanta, Ottanta e Novanta? Come immaginava fossero i suoi coetanei dell'altro blocco, vale a dire noi occidentali? Troverete le risposte a queste e ad altre simili domande nell'impressionante memoir di Vasile Ernu, scrittore rumeno classe 1971, pubblicato da Hacca nell'ottima traduzione di Anita Bernacchia: Nato in U.R.S.S. non nasconde la nostalgia per una vita che sapeva fondarsi sull'essenzialità, sullo spirito di sacrificio, sulla solidarietà. Ernu è un letterato: non è uno storico, e in questo frangente, in ogni caso, non è un saggista. La sua è un'autobiografia romanzata, d'un individuo e d'una generazione, e allora non diventa necessario prendere le distanze da tutta una serie di rovinosi disastri e di errori commessi dai propri connazionali, e dal proprio governo: Ernu è libero di raccontare quanto è stato bello conoscere la povertà (non la miseria, che è ben diversa e distante cosa: la povertà) e condividere con tutti i propri coetanei un mondo in cui si provava la gioia oggi sostanzialmente inimmaginabile di conquistarsi qualcosa man mano, con l'andare del tempo, e si aveva la sensazione di essere parte di un progetto che nasceva, con tutti i suoi assurdi limiti e tutti i suoi mortali difetti, per andare a costituire un paradigma di forma statale nuovo, più giusto e più umano. Ci si emoziona, complice la ciclopica distanza chilometrica e la plausibile differenza culturale, e si riesce, condividendo sentimenti e sensazioni dell'autore, addirittura ad accettare la sua tolleranza della dialettica tra censura e creatività: immaginate un libro qualunque in cui qualcuno obietta "Ma la libertà si assapora fino alla fine solo quando intervengono limitazioni forti che la contrastano", o immagina che da questa dinamica verranno "nuovi meccanismi di produzione culturale, una nuova etica sociale, una nuova visione del mondo", e sappiate che vi sembrerà un discorso ragionevole, o almeno nient'affatto delirante, diciamo così. Da meditazione, che ci abbiate creduto o ci crediate o meno. Personalmente, da "o meno", sono rimasto incredibilmente toccato da questo libro.
di Gianfranco Franchi
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