RECENSIONI
a cura di Riccardo Reim
Parola di Eros
Castelvecchi, Pag. 558 Euro 26,00
Una storia della letteratura erotica italiana, dal medioevo fino all'era contemporanea, puntuale e ragionata; un'antologia di testi che unisce all'amore per l'indispensabile il gusto per l'inatteso: e troviamo allora contemplati nello stesso corpo gli irriverenti sonetti giovanili di Dante insieme al romanzo pornografico di un altrettanto giovane Benito Mussolini; infine un utilissimo dizionario biografico.
Parola di Eros è un libro prezioso curato con gusto principesco, anche nella scelta dell'accompagnamento iconografico: anche qui, in nuce, una breve storia dell'immagine erotica che raccoglie dai pigri passatempi di Giulio Romano ai suggerimenti da bordello di Carlo Scipione Ferrero (imprescindibile il suo Eros in tutti i sensi).
Gusto principesco e sfarzoso, che dà l'idea di una macchina del carnevale barocca, fin nelle maniere e nella voce compiaciuta e sorniona con cui Riccardo Reim racconta questa storia. E certo sembra talvolta che, proprio con spirito barocco, la processione di testi, e i commenti e le considerazioni del curatore abbiano un fine persuasivo: un fine che intreccia i motivi dello spirito con quelli della carne. Il sottinteso è ancora una volta barocco, e mi piace notare che questa antologia di desideri, voglie e fantasie del basso corpo condivide con l'antologia sulle fantasie della parte superiore del corpo di Zolla (I mistici dell'occidente) un autore, non a caso secentesco: Gianbattista Marino, pornografo e santo.
Va letto e goduto tutto di un fiato questo voluminoso scrigno di piaceri per sentire passare i secoli, e nei secoli, lo smarrimento fatale di una parte consistente della nostra immaginazione, quella che, per essere meno apparente, è pur sempre dotata delle sue virtù. Virtù vive ancore nei delicati consigli in versi dati da una madre a una figlia su come essere fortunata in amore, con il che si intende "in amore", cioè nel letto: così apre i giochi Reim; e li prosegue inanellando l'uno dietro l'altro racconti e poesie in cui il mondo, felice o tremendo che sia (e deve essere tutt'e due le cose), è cosa felice e tremenda da raccontare, e, quindi, da vivere. È la commedia umana, che fa perfettamente paio con la divina; la commedia realista degli elaborati e svagati bisogni dell'uomo presi all'osso, ma che sono pur sempre il vero lusso.
Ma qualcosa si incrina, sembra raccontare Reim attraverso la sua collezione di testi, e questa virtù diventa vizio, diventa qualcosa di provocatorio e morboso. Come sempre, passare dalla provocazione allo stucchevole è un attimo: e l'erotismo del ventesimo secolo si riduce alla scandalo da rotocalco dei Guido da Verona e dei Pitigrilli (ma va tolto il caso di D'Annunzio: lui era selvaggio e decadente, osserva Praz; cafone ed eroe, secondo Forster: e la carne come orlo del potere interiore la conosceva bene).
È il dio del basso corpo che parla attraverso questo libro, e reclama i suoi diritti. Anche nel nostro mondo disinfettato, ragionevole e bigotto.
di Pier Paolo Di Mino
Parola di Eros è un libro prezioso curato con gusto principesco, anche nella scelta dell'accompagnamento iconografico: anche qui, in nuce, una breve storia dell'immagine erotica che raccoglie dai pigri passatempi di Giulio Romano ai suggerimenti da bordello di Carlo Scipione Ferrero (imprescindibile il suo Eros in tutti i sensi).
Gusto principesco e sfarzoso, che dà l'idea di una macchina del carnevale barocca, fin nelle maniere e nella voce compiaciuta e sorniona con cui Riccardo Reim racconta questa storia. E certo sembra talvolta che, proprio con spirito barocco, la processione di testi, e i commenti e le considerazioni del curatore abbiano un fine persuasivo: un fine che intreccia i motivi dello spirito con quelli della carne. Il sottinteso è ancora una volta barocco, e mi piace notare che questa antologia di desideri, voglie e fantasie del basso corpo condivide con l'antologia sulle fantasie della parte superiore del corpo di Zolla (I mistici dell'occidente) un autore, non a caso secentesco: Gianbattista Marino, pornografo e santo.
Va letto e goduto tutto di un fiato questo voluminoso scrigno di piaceri per sentire passare i secoli, e nei secoli, lo smarrimento fatale di una parte consistente della nostra immaginazione, quella che, per essere meno apparente, è pur sempre dotata delle sue virtù. Virtù vive ancore nei delicati consigli in versi dati da una madre a una figlia su come essere fortunata in amore, con il che si intende "in amore", cioè nel letto: così apre i giochi Reim; e li prosegue inanellando l'uno dietro l'altro racconti e poesie in cui il mondo, felice o tremendo che sia (e deve essere tutt'e due le cose), è cosa felice e tremenda da raccontare, e, quindi, da vivere. È la commedia umana, che fa perfettamente paio con la divina; la commedia realista degli elaborati e svagati bisogni dell'uomo presi all'osso, ma che sono pur sempre il vero lusso.
Ma qualcosa si incrina, sembra raccontare Reim attraverso la sua collezione di testi, e questa virtù diventa vizio, diventa qualcosa di provocatorio e morboso. Come sempre, passare dalla provocazione allo stucchevole è un attimo: e l'erotismo del ventesimo secolo si riduce alla scandalo da rotocalco dei Guido da Verona e dei Pitigrilli (ma va tolto il caso di D'Annunzio: lui era selvaggio e decadente, osserva Praz; cafone ed eroe, secondo Forster: e la carne come orlo del potere interiore la conosceva bene).
È il dio del basso corpo che parla attraverso questo libro, e reclama i suoi diritti. Anche nel nostro mondo disinfettato, ragionevole e bigotto.
di Pier Paolo Di Mino
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