RECENSIONI
Henning Mankell
Scarpe italiane
Superpocket, Pag. 333 Euro 5,90
C'era sfuggito. Eh sì che siamo molto legati a Henning Mankell, lo scrittore che ha inventato l'ispettore Wallander e che in pratica ha aperto la strada all'invasione noirista dei paesi baltici (Svezia in testa). C'era sfuggito un po' perché ormai le novità escono ad un ritmo talmente forsennato che anche un sito attento come il Paradiso degli Orchi fa fatica a star dietro a tutti gli 'eventi' (e quali??), un po' perché, per cattiva abitudine e per una sorta di tacita assuefazione, non vedendo nei risvolti di copertina il nome di Wallander abbiamo pensato di soprassedere. Male.
Scarpe italiane è uno dei romanzi più tristi e malinconici che mi sia capitato di leggere in questi ultimi anni. Ed è una risposta al quesito: ma Mankell vale Simenon?
Perché da più parti ormai si fa questo confronto, dettato per lo più da convergenze tematiche e da un'innata propensione dei due autori a fare i conti con lo struggente fluire del tempo (gli americani hanno una bellissima espressione per indicare lo stesso stato d'animo: avere i blues, o semplicemente essere blue).
La risposta al quesito precedente è: sì, Mankell vale Simenon (ma non ditelo al patron di Adelphi che ultimamente ci ha confessato che non è vero che lo scrittore francese è facile da tradurre, lui ci ha messo un anno intero per tradurre un suo libro...).
E se vale è anche grazie a un romanzo come Scarpe italiane.
Setting da Into the wild: immaginate un uomo, un medico in pensione, che abbandona il frastuono della civiltà e decide di vivere da solo in un'isoletta, di sua proprietà, davvero ai confini del mondo, in quelle terre svedesi dove l'inverno dura un'eternità, con un cane ed un gatto. Convinto poi che nulla possa smuovere questa sorta di immobilità esistenziale.
Ovviamente non sarà così: avverrà qualcosa di intenso ed inaspettato da costringerlo a rivedere tutti i suoi piani (non date retta allo strillo di copertina tratto da Repubblica: questo romanzo non ha nulla a che vedere con l'esito di un giallo psicologico, ma è una specie di Grande freddo (e non è sola una battuta vista l'ambientazione geografica) venato di struggente respiro vitale.
Una curiosità: a parte il titolo, nel romanzo si trovano molti riferimenti al nostro paese: da un'avventura poco piacevole del protagonista che durante un soggiorno a Roma viene derubato e giura quindi a se stesso di volerci più tornare, ad un inaspettata citazione canzonettistica: "Non ho l'età" disse Harriet. L'abbiamo ballata molte volte. Ricordi il nome della cantante? Gigliola Cinquetti. Ha vinto il Festival della canzone europea nel 1963 o nel 1964.
Era il 1964 a dir la verità, ma sorprende comunque trovare in un romanzo svedese la quintessenza canzonettistica del nostro essere stati democristiani e catechetici.
Dunque un bel romanzo questo di Mankell, orfano di Wallander, la cui morale, se proprio la vogliamo indicare, sta anche nel titolo: Mi ricordai che talvolta mi diceva che la vita assomiglia al rapporto che le persone hanno con le proprie scarpe. Non si può sperare o convincersi che vadano bene. Le scarpe strette appartengono alla realtà.
E dunque il cerchio si chiude.
di Alfredo Ronci
Scarpe italiane è uno dei romanzi più tristi e malinconici che mi sia capitato di leggere in questi ultimi anni. Ed è una risposta al quesito: ma Mankell vale Simenon?
Perché da più parti ormai si fa questo confronto, dettato per lo più da convergenze tematiche e da un'innata propensione dei due autori a fare i conti con lo struggente fluire del tempo (gli americani hanno una bellissima espressione per indicare lo stesso stato d'animo: avere i blues, o semplicemente essere blue).
La risposta al quesito precedente è: sì, Mankell vale Simenon (ma non ditelo al patron di Adelphi che ultimamente ci ha confessato che non è vero che lo scrittore francese è facile da tradurre, lui ci ha messo un anno intero per tradurre un suo libro...).
E se vale è anche grazie a un romanzo come Scarpe italiane.
Setting da Into the wild: immaginate un uomo, un medico in pensione, che abbandona il frastuono della civiltà e decide di vivere da solo in un'isoletta, di sua proprietà, davvero ai confini del mondo, in quelle terre svedesi dove l'inverno dura un'eternità, con un cane ed un gatto. Convinto poi che nulla possa smuovere questa sorta di immobilità esistenziale.
Ovviamente non sarà così: avverrà qualcosa di intenso ed inaspettato da costringerlo a rivedere tutti i suoi piani (non date retta allo strillo di copertina tratto da Repubblica: questo romanzo non ha nulla a che vedere con l'esito di un giallo psicologico, ma è una specie di Grande freddo (e non è sola una battuta vista l'ambientazione geografica) venato di struggente respiro vitale.
Una curiosità: a parte il titolo, nel romanzo si trovano molti riferimenti al nostro paese: da un'avventura poco piacevole del protagonista che durante un soggiorno a Roma viene derubato e giura quindi a se stesso di volerci più tornare, ad un inaspettata citazione canzonettistica: "Non ho l'età" disse Harriet. L'abbiamo ballata molte volte. Ricordi il nome della cantante? Gigliola Cinquetti. Ha vinto il Festival della canzone europea nel 1963 o nel 1964.
Era il 1964 a dir la verità, ma sorprende comunque trovare in un romanzo svedese la quintessenza canzonettistica del nostro essere stati democristiani e catechetici.
Dunque un bel romanzo questo di Mankell, orfano di Wallander, la cui morale, se proprio la vogliamo indicare, sta anche nel titolo: Mi ricordai che talvolta mi diceva che la vita assomiglia al rapporto che le persone hanno con le proprie scarpe. Non si può sperare o convincersi che vadano bene. Le scarpe strette appartengono alla realtà.
E dunque il cerchio si chiude.
di Alfredo Ronci
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