RECENSIONI
Edgar Lustgarten
Signori della corte...
Tea, Francesca Stignani, Pag. 252 Euro 10,00
Un libro questo rieditato non si sa quante volte. Il motivo? Ellery Queen e Howard Haycraft lo includono nell’elenco delle pietre miliari del giallo. Julian Symons, famoso critico e anche lui scrittore di misteri, lo mette nella classifica dei 100 migliori gialli di tutti i tempi.
Dunque qualcosa di grosso un lettore smaliziato come me deve aspettarselo. Anche perché vederlo ripubblicato da Tea in un piccolo scrigno di libri del mistero fa ancora un certo effetto.
Ma davvero ci troviamo di fronte ad uno dei migliori romanzi di settore? Francamente, e lo dico con tutto la stima che ho per Lustgarten e soprattutto per Ellery Queen (doppia stima in questo caso, no?) mi sembra, citando Fantozzi, una cagata pazzesca.
Intendiamoci, Signori della corte… è del 1947, ed in quei tempi molte delle risoluzioni noir contemporanee ancora non erano state sviluppate, ma la propaganda moralista che fa l’autore verso la fine dell’opera (e che riportiamo per non essere tacciati di qualunquismo) ci fa storcere il naso… e vediamo il perché.
Scrive Lustgarten verso la conclusione: Non le è mai venuto in mente che un uomo potrebbe avere delle motivazioni di natura sociale per uccidere una “disgraziata”? Che potrebbe essere spinto a farlo semplicemente dall’altruismo, dal senso del dovere, dal desiderio di rendersi utile all’intera razza umana e di purificarla? Che potrebbe non covare alcun rancore, alcun desiderio di vendetta né altri motivi personale?
No, Mi pare strano, signor ministro. Perché è stato proprio per queste ragioni che ho ucciso Kate Hagerty…
Dunque, Lustgarten riprende un po’ le voci sul caso di Jack lo Squartatore dove, per la prima volta negli annali criminali, s’affacciava l’idea che un delitto potesse anche scaturire da semplici nature sociali. Della serie: ti perseguito perché mi stai sulle balle – o qualcosa di simile - e per niente altro.
Motivi che senz’altro potevano affascinare un pubblico poco abituato a certe nefandezze, ma che, per cento e altri motivi, ora sanno un po’ di risaputo.
Insomma, si può leggere qualcosa del ‘passato’ senza però spolverare idee e considerazioni che nulla hanno a che fare col ‘presente’.
Elementare no?
di Alfredo Ronci
Dunque qualcosa di grosso un lettore smaliziato come me deve aspettarselo. Anche perché vederlo ripubblicato da Tea in un piccolo scrigno di libri del mistero fa ancora un certo effetto.
Ma davvero ci troviamo di fronte ad uno dei migliori romanzi di settore? Francamente, e lo dico con tutto la stima che ho per Lustgarten e soprattutto per Ellery Queen (doppia stima in questo caso, no?) mi sembra, citando Fantozzi, una cagata pazzesca.
Intendiamoci, Signori della corte… è del 1947, ed in quei tempi molte delle risoluzioni noir contemporanee ancora non erano state sviluppate, ma la propaganda moralista che fa l’autore verso la fine dell’opera (e che riportiamo per non essere tacciati di qualunquismo) ci fa storcere il naso… e vediamo il perché.
Scrive Lustgarten verso la conclusione: Non le è mai venuto in mente che un uomo potrebbe avere delle motivazioni di natura sociale per uccidere una “disgraziata”? Che potrebbe essere spinto a farlo semplicemente dall’altruismo, dal senso del dovere, dal desiderio di rendersi utile all’intera razza umana e di purificarla? Che potrebbe non covare alcun rancore, alcun desiderio di vendetta né altri motivi personale?
No, Mi pare strano, signor ministro. Perché è stato proprio per queste ragioni che ho ucciso Kate Hagerty…
Dunque, Lustgarten riprende un po’ le voci sul caso di Jack lo Squartatore dove, per la prima volta negli annali criminali, s’affacciava l’idea che un delitto potesse anche scaturire da semplici nature sociali. Della serie: ti perseguito perché mi stai sulle balle – o qualcosa di simile - e per niente altro.
Motivi che senz’altro potevano affascinare un pubblico poco abituato a certe nefandezze, ma che, per cento e altri motivi, ora sanno un po’ di risaputo.
Insomma, si può leggere qualcosa del ‘passato’ senza però spolverare idee e considerazioni che nulla hanno a che fare col ‘presente’.
Elementare no?
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