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CLASSICI

Alfredo Ronci

Solo una semplice donna: “L’Agnese va a morire” DI Renata Viganò.

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Scriveva Renata Viganò a proposito della vera Agnese: Solo una cosa non esiste: un pezzo di terra che abbiamo cercato per scavarlo e ritrovare delle ossa e riportarle dove sono le ossa degli altri: la buca frettolosa in cui certo i tedeschi avranno buttato il corpo dell’Agnese, perché un cadavere bisogna pure metterlo da qualche parte. Un pezzo di terra, o forse un tratto d’acqua di valle, fango e canne, dove l’Agnese si è consumata da morta.
Non l’abbiamo trovato. Dovremmo fare il funerale a vuoto, un funerale su un nome. Lei, che risultava sempre presente, che non mancava a nessuna chiamata, quella volta non c’era.
E’ sulla base di poche informazioni che si basa alla fine il ritratto letterario che la Viganò fa di Agnese, che per uno strano scherzo del destino (e nemmeno tanto, perché gli atti coraggiosi arrivano al di là degli scherzi), uccide un soldato tedesco e da quel momento diventa artefice quasi principale della Resistenza intorno alle Valli di Comacchio.
Ma che tipo di eroina è l’Agnese? La bellezza del romanzo sta proprio nella elementare disposizione della donna a diventare una sorta di emblema della guerra. Non è una rivoluzionaria, quel che a lei interessa, coinvolgendo tutti quelli che fanno la Resistenza, è procurare gli alimenti ai combattenti e a non far mancare loro nulla di indispensabile. Per questo fa di tutto, andando in bicicletta o anche marciando nelle situazioni più disastrose, per compiere l’unico dovere che crede di dover compiere. E proprio in uno di questi tragitti con la bicicletta, dopo una spiata di sue vecchie e non frequentabili conoscenze, troverà la morte.
L’Agnese, sin dalle prime pagine del romanzo sa cosa vuol dire essere tedesco: L’aia, la campagna, il mondo furono guastati dai loro aspetti meccanici disumani, pelle, ciglia, capelli quasi tutti di un solo colore sbiadito, e occhi stretti, crudeli opachi come di vetro sporco. I mitra sembrava parte di essi, della loro stessa sostanza viva.
Direi non male come descrizione di una razza da parte di una contadina: combina, nello stesso momento, caratteristiche reali e nello stesso tempo letterarie. La trasformazione di uomini in una specie di ominidi guerreschi, pronti però all’esecrabile e quasi all’indicibile.
E questa descrizione è in qualche modo allargata ai fascisti, di cui lei si sente lontana anni luce, ma che unisce ai tedeschi per una sorta di afflato bellico: Nasceva invece in lei un odio adulto, composto ma spietato, verso i tedeschi che facevano da padroni, verso i fascisti servi, nemici essi stessi fra loro, e nemici uniti contro povere vite come la sua, di fatica, inermi, indifese.
L’Agnese va a morire fu un grosso successo editoriale, tradotto in decine di lingue e vincitore, tra le altre cose, del Premio Viareggio 1949, ma non fu mai considerato alla stregua di altri autori di guerra (pensiamo ad un Fenoglio o all’esordio letterario di un Calvino). Troppo semplicistica la storia e troppo banale il linguaggio letterario.
Ora sappiamo le dispute e i contrasti di allora per qualsiasi evento culturale, ma giudicare semplice un’opera come quella della Viganò mi sembra francamente un grosso errore storico e letterario. E’ vero che gli anni successivi hanno portato nuova linfa al romanzo della Viganò, anche se certe impostazioni di parte (nell’edizione corrente, Vassalli si lascia un po’ andare nella descrizione dell’Agnese… Si ha la sensazione, leggendo, che le Valli di Comacchio, la Romagna, la guerra lontana degli eserciti a poco a poco si riempiano della presenza sempre più grande, titanica di questa donna. Come se tedeschi e alleati fossero presenze sfocate di un dramma fuori del tempo e tutto si compisse invece all’interno di Agnese, come se lei sola potesse sobbarcarsi il peso, anzi la fatica della guerra) lasciano il tempo che trovano. No, L’Agnese non è una donna titanica e non può sobbarcarsi il peso di una guerra immonda (in alcuni passi del romanzo lei non c’è, come se, pur se indistruttibile e necessaria, fosse anche una parte di tutto). No, l’Agnese è una semplice donna che dona il suo tempo e la sua costanza ad una semplice ed elementare idea di libertà: - Tu che cosa ne dici, mamma Agnese? – Io non capisco niente, - rispose lei, levando dal fuoco la padella, - ma quello che c’è da fare, si fa.

L’edizione da noi considerata è:

Renata Viganò
L’Agnese va a morire
Einaudi



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