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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Cesare Bermani

Storie ritrovate

Odradek, Pag. 293 Euro18,00
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Frega a qualcuno della provincia di Novara e dintorni? No? Un momento. M'hanno spiegato una volta che c'è una storia delle "res gestae" - storia che cade dall'alto, storia delle imprese, delle date, dei "giorni della memoria", degli (ar)cavoli e dei re. E poi una storia "rerum gestarum" - che si chiede "Cesare conquistò le Gallie /non aveva con sé nemmeno un cuoco?". Storia da sotto in su, spesso orale siccome i suoi protagonisti son pratici ma non grammatici - quando peggio non appartengono a categorie ch'è difficile o impossibile "pigliare per la lingua", (Leo Sciascia) per motivi professionali, così dicendo: mafiosi, membri della "leggèra", bombaroli, monellacci maliziosi "che la sanno lunga", donne di specie femminile, imbriagoni a gogo, socialisti dalle tasche buche, irregolari in numero, genere e caso.

M'avranno spiegato bene? Non so. Certo che l'intellettuale spesso s'incarta nella nostalgie de la boue. E allora, libri come questo gli valgono da antidoto: per un verso, gli rendono le cose come sono - pratiche, prosaiche, "senza grilli pe' 'l capo", milaniane. Per l'altro, lo sospingono ad approfondire, nella sua prassi d'autore, quei filoni che conducono a una resa più autentica dei personaggi che mette in scena. E che, tramite le proprie individuali caratteristiche, condurranno a una più diffusa umanità - lo voleva Kant per il gusto, particolare che rinvia al generale.

Entrando nel merito, Cesare Bermani, con qualche fatica nell'esposto e un occhio a LorenzoValla e l'altro a Kuhn, ricostruisce una serie di fattacci - dalla metà dell' Ottocento allo ieri sessantottino - rilevati e rilevanti nel Novarese, ma costretti a doppio filo alla Storia doppiamente maiuscola: e i suoi addentellati riguardano mode e maniere d'una più vasta e inaspettata dottrina, e delle istituzioni totali come lo Stato e la Chiesa, assieme agli organismi ideologici quali il Socialismo e il Comunismo, ch'a superare e abbattere quelli s'erano nati e s'erano fortificati (ricorda l'Autore che proprio Novara era la "provincia rossa", ove si contrastò il fascismo - come a Parma, in Sardegna, a Sarzana, a San Lorenzo in Roma -, e in cui persino regime durante le sue mondariso seppero pareggiare il padronato).

E proprio le vicende d'un comunista occupano la sezione centrale del volume: Giuseppe Rimola, impegnato allo spàsimo nella lotta operaia, perseguitato dal destrìmane regime che s'appoggiò sull'Italietta fedifraga e liberale, vogliosa dell'ordine "per far quel che volete", (P. Pietrangeli) e che per giunta subì l'immonda persecuzione staliniana. E la sua storia diviene pietra di paragone per scandire intenti e risultati, e per riflettere sulla terribile realizzazione della dottrina che, promettendo agli uomini una più alta e vera umanità, tradiva quel mandato ferendo e smerdando i suoi portatori più alti e più veri - i quali sacrificarono la vita e la libertà (ma più importante il vero) purché l'Idea vivesse, e la cui tragedia non venne riconosciuta dal Partito, per motivi che, se nella contingenza togliattiana potevano essere validi, anzi opportuni, in generale contrastavano con la verità come prassi rivoluzionaria. (A. Gramsci)

Costruiscono a questo sacrificio - che nessuno doveva richiedere, che nobilissimo è stato, ed eccelso se non fosse svilito dalla menzogna - un fondale variamente articolato: il satanismo utile in funzione antiprogressiva, che rammenta l'oggi ove le sette vengon con disinvoltura etichettate dal cattolicismo come diaboliche, e chiamate a spiegare ogni nefandezza, a spargere ed elicitare qualsiasi angoscia, lorché per tv-diffusione i disarmati e gli incolti sian facile preda d'ogni merdulerìa del potere clericofascista o neovirtuale; la rivolta della forma di vita bracciantìle o meglio lumpenproletaria - nemica per il proprio corpo, nella sua vera fisicità - all'inclusione operaista effttuata dal capitalismo sorgente, presa in carica dal brigantaggio robinudesco (ma vicino, senza saperlo, alle ragioni e alle suggestioni di quello suditalico) esposto dal Biondìn e dalla sua cospicua mitizzazione, e ripreso nel genere suo dal pasolinismo borgataro; l'influenza delle teoretiche spiritualiste meno provinciali e in maggior copia innovatrici, sincere e intrise di nuova linfa d'Oriente - facendo di Novara, grazie a Ernesto Ragazzoni corrispondente della Blavatsky e della Besant, un caposaldo precursore della critica all'idea di Progresso, che richiama l'attuale risveglio no-global; la caccia giustificata nell'ultima vicenda repubblichina ai traditori, alle spie, ai millantatori, ai falsi patrioti, ai fascisti travestiti, adeguata a processi che in seguito furono chiamati "sommari" dalla magistratura e da un' opinione pubblica ancora permeata e s(e)colarizzata di dittatura, ma che in realtà vennero performati da chi aveva il diritto (lasciatogli da quelli che avevano distrutto ogni possibile architettura della legalità) d'esercitare l'unica giustizia esigibile; la persistenza di strutture militari nei partiti post-conflitto, dimodoché, chiunque prevalesse nella competizione elettorale quarantottarda, la controparte disponesse d'una forza armata o segreta tale da costituire assieme una struttura capace di mettere in salvo i leader e d'assicurare un'azione di contrasto dell'avversario; infine, dell'azione capillare e tuttavia genericamente inefficace d'un'organizzazione gruppettara libertaria sinistrorsa ch'esita la liberazione dei cosiddetti "pazzi", e ottiene sensibili e concreti miglioramenti nella diaria d'un convitto gestito dc-ottocentesco (paternalismo, ruberie, percosse e sessabusi educatoriali), senza però ottenere che tali risultati sfociassero nella risoluzione d' obiettivi di maggior portata.

Dunque: il testo si presenta come un sussidiario scolastico, che riporti, degli ultimi centocinquant'anni, la storia alternativa. Quella che i soggetti non detti e indicibili dovrebbero almeno conoscere, sì da comprendere e organizzarsi. Lo fa(ra)nno? Mah! Intanto, sappiamo da Fedele D'Amico che "le ragioni contingenti d'Antigone (...) possono ben suonare lontane dal costume d'oggi, (...) Senonché individuare il caso consimile d'oggi a chi spetta?

A noi, soltanto che a noi". (*)

Eh, sì. A noi.



(*) cfr. Un ragazzino all'Augusteo, Einaudi, Torino 1991, p. 209.



di Vera Barilla


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