RECENSIONI
Walter Kempowski
Tutto per nulla
Sellerio, Mario Rubino, Pag. 472 Euro 15.00
Kempowski non è autore conosciuto in Italia, anzi, se proprio dobbiamo dirlo, a stento si trova qualcuno abile a citare le cose migliori della sua produzione letteraria (per esempio il ciclo di sei romanzi, La cronaca tedesca).
In cosa consiste la grandezza di Kempowski? Nell’aver agitato le coscienze non solo tedesche, ma diciamo europee, sul fallimento del nazismo e sulle difficoltà del popolo tedesco durante e dopo la fine del terrore.
Con una precisione direi inconsueta, lo scrittore ha messo da parte le sue cronache di guerra e si è messo a raccontare qualcosa che non si distacca affatto dalla sua abituale materia, il tutto fatto con la precisione e l’accortezza di un vero scrittore di mestiere (ammettendo che ne esistano).
Il libro racconta le vicissitudini di una famiglia, i von Globig, piccola nobiltà decaduta. Il padre Eberhard è un ufficiale impegnato in un fronte lontano, che appare qua e là durante il racconto, per poi morire alla fine della storia. Ci sono poi, in una quotidianità ancora tranquilla e florida, la madre Katharina, bella e delicata signora, con qualche segretuccio alle spalle, la«zietta» che con rigore conduce gli affari di tutti, il figlio dodicenne, bambino solitario esentato per malattia dal servizio nella Hitlerjugend, ma pieno di gioia di vivere e che sarà alla fine l’unico superstite. In quell’isolamento campagnolo, ricevono viandanti (quello più pericoloso sarà un ebreo, che è accolto da Katharina come se fosse un normale essere che è venuto al mondo): solo che adesso, questi, sono individui braccati dalla guerra.
In tutta la Storia non succede altro, tranne le vicende degli ultimi giorni che porteranno la famiglia von Globig a disgregarsi piano piano (tranne, come abbiamo detto, il ragazzo di dodici anni).
E non c’è molto di più da dire se non che lo stile della scrittura è, per volere dello stesso scrittore, molto elementare e diretto, a volte, se mi è consentito dire, quasi infantile.
C’è pero la sostanza politica: un intero paese devastato dalla violenza e dall’inettitudine dei vinti (ma anche dei vincitori). Il fatto che l’unico superstite della famiglia sia un ragazzino appena appena formato non riscatta il quadro disumano della guerra e delle sue vittime.
Kempowski è un autore che va assolutamente letto perché è uno dei pochissimi (dobbiamo ricordare qui anche Sebald?) ad aver fatto i conti con una tragedia che per molti anni la democrazia tedesca ha fatto quasi di tutto per nascondere.
di Alfredo Ronci
In cosa consiste la grandezza di Kempowski? Nell’aver agitato le coscienze non solo tedesche, ma diciamo europee, sul fallimento del nazismo e sulle difficoltà del popolo tedesco durante e dopo la fine del terrore.
Con una precisione direi inconsueta, lo scrittore ha messo da parte le sue cronache di guerra e si è messo a raccontare qualcosa che non si distacca affatto dalla sua abituale materia, il tutto fatto con la precisione e l’accortezza di un vero scrittore di mestiere (ammettendo che ne esistano).
Il libro racconta le vicissitudini di una famiglia, i von Globig, piccola nobiltà decaduta. Il padre Eberhard è un ufficiale impegnato in un fronte lontano, che appare qua e là durante il racconto, per poi morire alla fine della storia. Ci sono poi, in una quotidianità ancora tranquilla e florida, la madre Katharina, bella e delicata signora, con qualche segretuccio alle spalle, la«zietta» che con rigore conduce gli affari di tutti, il figlio dodicenne, bambino solitario esentato per malattia dal servizio nella Hitlerjugend, ma pieno di gioia di vivere e che sarà alla fine l’unico superstite. In quell’isolamento campagnolo, ricevono viandanti (quello più pericoloso sarà un ebreo, che è accolto da Katharina come se fosse un normale essere che è venuto al mondo): solo che adesso, questi, sono individui braccati dalla guerra.
In tutta la Storia non succede altro, tranne le vicende degli ultimi giorni che porteranno la famiglia von Globig a disgregarsi piano piano (tranne, come abbiamo detto, il ragazzo di dodici anni).
E non c’è molto di più da dire se non che lo stile della scrittura è, per volere dello stesso scrittore, molto elementare e diretto, a volte, se mi è consentito dire, quasi infantile.
C’è pero la sostanza politica: un intero paese devastato dalla violenza e dall’inettitudine dei vinti (ma anche dei vincitori). Il fatto che l’unico superstite della famiglia sia un ragazzino appena appena formato non riscatta il quadro disumano della guerra e delle sue vittime.
Kempowski è un autore che va assolutamente letto perché è uno dei pochissimi (dobbiamo ricordare qui anche Sebald?) ad aver fatto i conti con una tragedia che per molti anni la democrazia tedesca ha fatto quasi di tutto per nascondere.
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