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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un intellettuale assai complesso: “Paolo il caldo” di Vitaliano Brancati.

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Diceva Moravia a proposito di Brancati: In che cosa consiste la classicità di Brancati? Prima di tutto nei limiti formali e di contenuto che egli si pose, dopo averli scoperti in se stesso e nella realtà; poi nella qualità del suo talento ricco di umori popolari e ancestrali; finalmente nel suo stile, fedele insieme alle cose e alla persona, realistico e oggettivo nella rappresentazione, soggettivo e lirico nell’espressione. Classicità vuol dire completezza, anzitutto. A suo modo Brancati fu scrittore completo e i suoi libri danno al lettore quel senso di soddisfazione e di riposo che ispirano appunto le opere classiche ossia perfettamente concluse e definite.
Poi Moravia prosegue accostando Brancati a Stendhal e a Proust, riportando anche passaggi del libro in questione per marcare una notevole somiglianza e una finesse non riscontrabile in altri autori dell’epoca… ma su questo, ma non inoltriamo delle critiche, anzi, preferiremmo comunque passare oltre.
Certo la vita di Brancati non fu facile. La sua adesione al fascismo fu uno dei massimi errori della sua esistenza. Gli “anni perduti” sotto il fascismo, pur non bloccandolo nell’esperienza letteraria, comunque lo segnò. Basti ricordare i libri Gli anni perduti nel quale si avverte chiaramente l’allontanamento dall’ideologia fascista e indicato dallo stesso Brancati come il suo primo romanzo, e I fascisti invecchiano dove elencava una serie di motivi che lo distanziavano in modo deciso dal regime. E la sua stessa, rapida, esistenza (morì a Torino a soli 47 anni), in qualche modo lo bloccò e gli impedì un rinnovamento assai profondo della sua letteratura (sempre Moravia).
Paolo il caldo è indubbiamente figlio piuttosto naturale degli altri romanzi di Brancati, ma soprattutto di Don Giovanni in Sicilia e di Il bell’Antonio (anche se su quest’ultimo è sempre stata fatta un’analisi che a ben vedere, invece, metteva da parte l’altro protagonista della storia, Edoardo Lentini, specie di alter-ego del Brancati). Soprattutto perché principio della storia, come per certi versi si potrebbe dire, non c’è più il così detto gallismo, ma la sua morte precoce ed il furore rimarcato del protagonista.
Non si può comunque separare l’opera letteraria del Brancati dalla Sicilia; la quale non è soltanto la radice, il luogo sorgivo, della sua ispirazione, ma vi assurge a simbolo di una particolare condizione umana, di una categoria spirituale. Ma se la condizione psicologica di Paolo Castorini, il protagonista della vicenda, cambia nel momento in cui fugge dalla Sicilia per andare a Roma, a vivere la sua storia di maschio amoroso, non si può certo dire che questo allontanamento sia alla base della sua solitudine successiva. No, Paolo cambia, nella sua disperata angoscia di vivere un’alternativa, al di là di schemi geografici.
Partiva però da questo, quando ancora giovane, in Sicilia, affermava. Su questo tema, devo aggiungere lealmente una confessione: non credo al peccato della carne, non riesco a convincermi che un uomo e una donna, liberi da legami liberamente contratti, abbracciandosi sullo stesso letto compiano del male.
Ma su questa base (base abbastanza primitiva se, all’arrivo a Roma nota… già alla stazione Termini, un colpo di ponentino, scoprendo la giarrettiera di una ragazza, fece capire, dal modo con cui egli la guardò, che cosa sarebbe stata Roma per lui), poi, che s’insinuano incertezze e dubbi.
In Brancati ciò che conta non è l’architettura composta dai fatti, ma un intreccio di atteggiamenti e parole. I suoi personaggi non sono protagonisti di azioni, ma si riducono ad essere autonomamente ciò che gli inficia la vita.
In Paolo il caldo siamo di fronte ad uno stadio estremo, la sensualità (o forse meglio dire sessualità) si fa lussuria, fosca ed imprigionata e… Io genio?”. Rise amaramente. “ dopo un’esistenza così sciocca?... Ma qui non si tratta di essere un genio, si tratta di non diventare un’idiota! Ecco come stanno le cose, nella loro semplicità. Io rischio di diventare un idiota, e non voglio diventare un idiota! Perdio, no…).
In fondo il personaggio di questo libro è per certi versi diverso da quello dei protagonisti degli altri libri brancatiani: mentre quelli agivano su uno scenario pubblico, e pubblicamente soffrivano di questa condizione, ma nello stesso tempo animato dagli scrosci di risa degli invisibili lettori, in Paolo il caldo si consuma una solitudine terribile, torva, sempre meno spettacolare, più incline al disturbo psicologico.
Forse il romanzo ‘totale’ di Brancati sta tutto qua: in un visione della vita in cui non c’è più spazio per avventuristiche sensazioni, ma per una nostalgia del vivere solitaria e pericolosa.




L’edizione da noi considerata è:

 Vitaliano Brancati
Paolo il caldo
Oscar Mondadori



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