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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un militare fornito d’ironia: “Ippolita” di Alberto Denti di Pirajno.

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Ecco il libro più fortunato di Alberto Denti di Pirajno. E qualcuno di voi potrebbe dire (se non addirittura gridare): Denti di Pirajno chi?
E’ vero, su di lui non si sono dette grandi cose, nelle storie della letteratura italiana fin qui apparse, o lo si accenna o lo si ignora del tutto (in quelle che ho io è sistematicamente ignorato). Dunque allora che facciamo?
La realtà è ben diversa. Nella vita militare, durante il fascismo, ebbe ruoli di una certa importanza, Divenuto funzionario coloniale, ebbe incarichi amministrativi in Eritrea e in Somalia. Dopo la guerra d'Abissinia del 1936, con la nomina a viceré del duca D'Aosta, divenne capo di Gabinetto. Nel 1941 fu nominato prefetto di <//span>Tripoli e nel 1943, con la sconfitta italiana, dopo aver consegnato la città libica al generale inglese Montgomery, fu internato in un campo di concentramento in Kenya ove rimase tre anni. <//span>
A questo punto non si sa perché, ma iniziò un percorso che lo portò a confrontarsi col mondo letterario. Angelo Del Boca, famoso anticolonialista e saggista di rara saggezza, lo definì scrittore finissimo e stravagante, e lo stesso Eugenio Montale ebbe a dire che Ippolita fu uno dei più notevoli romanzi apparsi nelle ultime stagioni.
Ma vediamo un po’ quali furono queste stagioni? Il romanzo fu pubblicato nel 1960 ed ottenne un grande successo di pubblico in vari paesi. In Italia il periodo narrativo era piuttosto accidentato. Il neo-realismo ormai era allo sbando, anche se alcuni scrittori continuavano il filone convinti di avere ancora i lettori dalla loro parte. Il Gruppo-63, pur qualificandosi nel titolo, ormai aveva già delineato una propria condizione d’essere. Rimaneva, riducendo la storia ad un convivio di movimenti, la narrativa industriale, quella più comune e la riproposizione storica.
Denti di Pirajno scelse quest’ultima, ambientando la storia in un’Italia settentrionale immediatamente prima dei percorsi unitari, appena appena citandoli… Cosa bisognava fare per accontentare questi italiani? C’era da chiedersi se fosse possibile governarli. Ed ecco che saltava fuori il Papa benedire l’Italia. Ma quale Italia? L’Italia di Guccione, quella dell’Arcivescovo, l’Italia del Re di Sardegna, o l’Italia della guardia ferita nella notte scorsa? Non era facile raccapezzarsi fra tante Italie così diverse…
In realtà, senza che mi si possa accusare di pedanteria, l’operazione di Denti di Pirajno può forse ricordare l’operazione letteraria che è stata fatta per Il nome della rosa di Eco.
Per carità erano diversi i tempi e anche le aspettative sociali, ma i due intellettuali (al di là di tutto Denti di Pirajno può essere considerato tale) sfornano una storia (due storie) che si distacca dal panorama letterario e si staglia concrea e reale nel contesto narrativo.
Ippolita, baronessa, è una donna piena di sé e austera. Nell’età giovanile sposa un tedesco che era capitato in territorio italiano come occupante. Lo sposa solo per interesse e perché vuole mantenere i suoi territori che anche se ancora in mano allo zio, prima o poi dovranno cadere nelle sue mani. Senza una ragione precisa il tedesco muore, ma la donna viene a sapere che l’uomo aveva avuto una relazione con una sguattera che a sua volta è rimasta incinta. La ragazza porterà alla luce il bambino ma nel partorirlo morirà. Ippolita, considerando il fatto che il bambino era pur sempre suo, lo adotta per poterlo crescere secondo gli schemi da lei già stabiliti. Ma col crescere l’adottato capisce che le intenzioni della madre non sono a lui favorevoli e decide di sposarsi e far sì che le terre intestate alla madre da un testamento lasciato dal vero erede, lo zio Lelio (in realtà con un inganno organizzato dalla stessa Ippolita) vengano donate a lui stesso. Gli ultimi avvenimenti sono la morte della moglie del ragazzo, del ragazzo stesso, morto dopo un assalto con bombe da parte degli insorti italici e la felicità personale di Ippolita che riacquista i suoi averi e il suo potere.
Ippolita è una donna spietata e asessuata … la baronessa si sentiva tremare. Non riusciva a capacitarsi che una cosa così disgustosa potesse essere gradevole; ma senza dubbio Alberta doveva goderci. Quando, ansante come se avesse corso, risaliva dal giardino con quei quattro fiori, pareva fiammeggiasse tanto le ardevano le gote e le lampeggiavano gli occhi.
Perché abbiamo inserito Ippolita tra i classici? Perché rappresenta una strada diversa e solitaria per fare i conti con la letteratura in generale. Una strada che vedrà altri personaggi, altri scrittori percorrerla senza per questo sfiancarla.




L’edizione da noi considerata è:

Alberto Denti di Pirajno
Ippolita
Paperbacks Lerici



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