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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un mondo davvero irreale: “L’anno 3000 sogno di…” Paolo Mantegazza.

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Spesso lo si è sentito dire per opere distanti nel tempo: chissà cosa penserebbe l’autore di fronte all’evoluzione dei giorni nostri. Certo dipende dagli anni, perché crediamo che più la distanza temporale è eccessiva e più distanti sono le percezioni tra il vecchio e il nuovo.
Indubbiamente vero, ma c’è anche nell’intuito e nel sentire personale le disposizioni per poter affrontare l’evolversi dei costumi, e non solo, e il futuro in sé. Paolo Mantegazza, in questo, forse troppo dissolto dal suo essere positivista e darwiniano, ha fallito, nonostante il suo libro abbia costituito una solida base per discorsi in fieri.
Paolo Mantegazza fu praticamente tutto. Fisiologo, patologo, neurologo, antropologo e alla fine di questo giro, romanziere. E fu anche senatore d’Italia e accanito sostenitore dell’indecenza dei senatori (chissà allora cosa direbbe oggi).
In quanto romanziere possiamo citare Un giorno a Madera, meglio ancora, come diceva l’interno del libro, Una pagina dell’igiene dell’Amore cioè storia d’amore tra due malati, Testa, una vicenda che voleva avvicinarsi al Cuore di De Amicis, e infine questo L’anno 3000… il cui contenuto andremo ad interessarci.
Il suo positivismo e la sua accanita difesa del modello darwiniano lo mettevano nelle condizioni di trattare un argomento delicato, ma nello stesso tempo di improntare un segno, ben difficile da essere contestato. E’ la storia di una coppia, esattamente Paolo e Maria che, grazie ad un aerotaco, un mezzo elettrico che permetteva di attraversare il mondo alla velocità di 150 chilometri all’ora (sic!), decide di affrontare il viaggio alla ricerca del nuovo e anche dell’imprevisto. Tutto questo nell’anno 3000.
Il problema allora qual è: quello di sciorinare una serie di apprezzamenti su ciò che di meglio si trova in quel periodo (ma anche no), e di affrontare tutta una serie di considerazioni, (e qui Mantegazza buca in qualche modo la sua analisi, perché fa il confronto più che con i decenni appena trascorsi, rispetto all’anno 3000, con i tempi da lui vissuti realmente) secondo una linea, però, tutta personale e politica.
Tanto per fare un esempio: la coppia, tra le altre cose, arriva in una città che si chiama Turazia. Maria chiese a quel giovinetto socialista, perché la loro città si chiamasse Turazia. – E’ in onore d’un certo Turati, che visse in Italia verso la fine del secolo XIX e che fu uno dei più onesti e ragionevoli socialisti di quel tempo e che colla penna e colla parola preparò l’avvento della gran Repubblica socialista, che governò più tardi l’Europa.
Ci sono anche considerazioni che oggi farebbero inorridire il genere umano (almeno, un certo genere umano) e che riguardano il ruolo delle donne: Io per la mia età credo di poter studiare questa questione senza spirito di parte. I giovani, pur che siano uomini, in tutti i problemi che riguardano la donna, sentono sempre troppo che dall’altro lato c’è la femmina. Così come le donne, anche le più intelligenti e le più oneste, pensano sempre all’uomo come ad un maschio, da cui aspettano la massima delle voluttà e il diritto di essere madri.
E’ chiaro che per il fisiologo Mantegazza l’essere oneste e soprattutto aspettare la massima voluttà e il desiderio di essere madri è l’ambizione più alta a cui può competere la donna che, visti i tempi, si diletta anche in attività sportive, nel Ginnasio di Andropoli, nella parte destinata alle donne tutti i maestri appartengono al bel sesso. Il Direttore Generale però è un uomo.
Appunto nella città di Andropoli (notare il nome!) ci sono anche delle decisioni che non sarebbero per niente male anche ai nostri giorni, come quella di non far pagare le tasse ai più poveri dal momento che sono i ricchi a regolarizzare il dovuto allo Stato. Ma c’è un problema che per il positivista Mantegazza è di assoluta importanza e che fa rabbrividire: la così detta eugenetica, cioè un procedimento di eliminazione del neonato nato con problemi fisici e che, detto francamente, non è per nulla lontana dalla politica ariana del terzo Reich.
I tre medici si accordarono in questo giudizio: bambino gracilissimo, tubercolotico, inetto alla vita. Quando la madre ebbe udito questa lugubre sentenza, si mise a singhiozzare, chiedendo ai medici: - Non potrebbe una cura opportuna dare al mio bambino una buona salute? –No – risposero tre voci ad un tempo.
C’è anche dell’altro, quando comincia a sentenziare sulla letteratura e sui danni che qualche scrittore ha apportato al genere umano: … un certo Gabriele D’Annunzio, che se fosse vissuto in altri tempi, avrebbe potuto e saputo essere uno dei più grandi maestri dell’arte. E invece non fu che un grande nevrastenico della letteratura italiana.
Finiamola qui: è chiaro che al di là della finzione scenica, Mantegazza aveva in mente un bel da farsi sulla sociologia e sulla politica. Qualcosa sembrò buono, ma il resto, al di là delle qualifiche letterarie, fa anche un po’ spavento.



Paolo Mantegazza
L’anno 3000 sogno
Lupetti editore




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