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Il Paradiso degli Orchi
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ATTUALITA'

Stefano Torossi

Viva le dighe! ovvero la covidite 19

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 “Viva le dighe!” Davvero non ci aspettavamo di vedere il più serioso giornale italiano, il Corriere della Sera, mettere in prima pagina un titolo così ammiccante. Eppure c’è. Il giorno è domenica 4 ottobre e le dighe in questione sono il MOSE (meno male che ce n’è più di una, altrimenti avrebbero usato la parola al singolare). Venezia è salva. Il buon gusto un po’ meno. Anche perché sulla stessa prima pagina il titolista si è ulteriormente sbizzarrito con un “Accademici, ma al limite della docenza” (Burioni, Boldrin e via coronavirusdiscutendo). Che il Corsera sia diventato un giornale umoristico?


“Cruor”. In latino è il sangue che sgorga da una ferita, non quello che circola nel corpo; quindi morte, non vita. C’è una bella mostra con questo titolo, di Renata Rampazzi, piena del dolore delle donne e benissimo allestita al Museo Bilotti, che lascia lo spettatore straziato.
Se non che, appena uno si riprende dall’emozione e magari si fa venire lo sghiribizzo di comprare il catalogo, ecco la covidite 19 in agguato.  
A causa dei regolamenti sul morbo, il visitatore il catalogo può comprarlo solo all'entrata al pianterreno, dove c'è il custode che lo vende. Se, come normalmente accade, lo volesse fare dopo aver visitato la mostra, che è al piano superiore, deve riscendere in basso, pagarlo senza poterlo prima consultare altrimenti lo infetta, e poi risalire
di sopra dove c'è l'unica uscita. Una faticaccia.
Però c'è anche la possibilità di chiederlo al custode all'uscita, il quale chiamerà il collega dell'ingresso, che salirà con una copia per il visitatore il quale potrà acquistarlo dopo aver firmato una ricevuta. Semplicissimo, no?

Red Head Sicily. Per concludere, e lasciamo da parte per un momento il Covid, sul Venerdì di Repubblica del 25 settembre, leggiamo la notizia, certo di scarso interesse culturale, ma che possiamo senz’altro definire di colore, che a Favignana si è tenuto un convegno di rossi (capelli, non politica) con degustazione di vini (rossi, non bianchi), assaggi di tonno (rosso, non pinnagialla) e puntualizzazioni mediche a uso e consumo dei rutiliani (i rossi).
Eccole:
1. Il gene dei capelli rossi è apparso circa ventimila anni fa, che è un batter di ciglia nella nostra evoluzione, e si prevede che verrà riassorbito estinguendosi entro pochi secoli.
 2. I rossi non sono più del tre per cento della razza umana.
 3. Pare che siano più reattivi al dolore e quindi abbiano bisogno di anestesie più forti.
4. Per ultimo, oltre al fatto di essere da sempre considerati diversi e quindi sottoposti a sberleffi da piccoli e a persecuzioni da grandi (compreso il rogo sotto l’inquisizione, soprattutto le donne, per sospetta stregoneria), i rutiliani si trovano al giorno d’oggi, e questo naturalmente riguarda solo gli uomini, a non essere neanche considerati come donatori dalle banche del seme, perché tanto il loro non lo vuole nessuno.



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