RECENSIONI
W.Somerset Maugham
Honolulu e altri racconti
Adelphi, Pag.237 Euro 18.00
'Conobbi' Somerset Maugham quando avevo quindici anni: a parlarmene fu Richard Mason (il vecchio, non il giovine!) l'autore de Il vento non sa leggere e Il mondo di Suzie Wong che ebbi la fortuna di incontrare e frequentare poco prima che morisse. Nei confronti di Maugham aveva un'assoluta venerazione e me ne resi conto poi personalmente quando confrontai i romanzi dell'uno con quelli dell'altro.
Ora fa piacere che Adelphi riproponga le opere dello scrittore britannico nato a Parigi (ma non sarebbe male ripubblicare anche quelle di Mason): vi è in lui una cristallina capacità narrativa che non ci sorprende affatto abbia fatto scuola e abbia sempre affascinato migliaia e migliaia di lettori.
Honolulu e altri racconti è, si potrebbe dire, una licenzia adelphiana, nel senso che come libro non esiste, ma è stato assemblato secondo un'attenzione ed un rigore grazie ai quali non possiamo non ritenerci soddisfatti dell'operazione perfettamente riuscita e congrua.
Rigore, si diceva, che mette sul piatto una tematica, ahimé, per certi versi attuali: perché le cronache maughamiane degli avamposti di un Impero britannico e coloniale ormai presago della fine ci costringono, credo, a considerare (e temere) altre forme di colonialismo: subdole e gestite, come ha detto giustamente Gino Strada in una recente intervista, da politici ignoranti e volgari.
Non vorrei sciabordare in modo inutile per altri lidi, ma il senso mi pare quello e pertinentissimo. Poi si può, e lo faccio volentieri, discettare sull'arte trasparente come acqua sorgiva della narrativa di Maugham e dell'abilità di costruire intrighi (almeno nel senso vergine del termine).
In questi racconti, ambientati tutti in scenari che vanno dalla Malesia, al Borneo, alle Hawaii, la percezione del crollo definitivo di un mondo si somma ai misfatti di donne e uomini. Le prime, spesso oggetto di desiderio e complici di nefandezze (in 'Impronte nella giungla' Mrs Cartwright commissiona un omicido al suo amante dopo che aspetta un bambino, dal momento che il marito non può darle figli, in 'Relitti' Mrs Grange è costretta a vivere in una baita del Borneo perché il marito le ha ucciso l'amante che l'aveva messa incinta e in 'Honolulu' una ragazza è vittima e carnefice in una storia di sortilegi e voodoo) ripropongono uno schema classico della femminilità maughamiana intesa, spesso, come sorta di contraltare alle inclinazioni omosessuali dello scrittore. Gli uomini invece, si potrebbe dire senza tema di smentita pur nella banalità dell'assunto, sono tali, per una specie di predisposizione ontologica alla crudeltà.
Dove l'esotismo, come terza carta, è solo un palcoscenico adatto e specifico, ma assolutamente intercambiabile, di queste nefandezze non prive di agghiacciante cinismo.
Maugham quindi come cantore di un Impero in declino, di un mondo implodente, ma soprattutto di un'umanità che nega la propria catarsi.
Si aggiunga a tutto ciò la bellezza della scrittura. Lineare, semplice, senza sovrastrutture che fece, chissà perché, storcere il naso a più di qualche contemporaneo. Poi ricredutosi. Inevitabilmente.
di Alfredo Ronci
Ora fa piacere che Adelphi riproponga le opere dello scrittore britannico nato a Parigi (ma non sarebbe male ripubblicare anche quelle di Mason): vi è in lui una cristallina capacità narrativa che non ci sorprende affatto abbia fatto scuola e abbia sempre affascinato migliaia e migliaia di lettori.
Honolulu e altri racconti è, si potrebbe dire, una licenzia adelphiana, nel senso che come libro non esiste, ma è stato assemblato secondo un'attenzione ed un rigore grazie ai quali non possiamo non ritenerci soddisfatti dell'operazione perfettamente riuscita e congrua.
Rigore, si diceva, che mette sul piatto una tematica, ahimé, per certi versi attuali: perché le cronache maughamiane degli avamposti di un Impero britannico e coloniale ormai presago della fine ci costringono, credo, a considerare (e temere) altre forme di colonialismo: subdole e gestite, come ha detto giustamente Gino Strada in una recente intervista, da politici ignoranti e volgari.
Non vorrei sciabordare in modo inutile per altri lidi, ma il senso mi pare quello e pertinentissimo. Poi si può, e lo faccio volentieri, discettare sull'arte trasparente come acqua sorgiva della narrativa di Maugham e dell'abilità di costruire intrighi (almeno nel senso vergine del termine).
In questi racconti, ambientati tutti in scenari che vanno dalla Malesia, al Borneo, alle Hawaii, la percezione del crollo definitivo di un mondo si somma ai misfatti di donne e uomini. Le prime, spesso oggetto di desiderio e complici di nefandezze (in 'Impronte nella giungla' Mrs Cartwright commissiona un omicido al suo amante dopo che aspetta un bambino, dal momento che il marito non può darle figli, in 'Relitti' Mrs Grange è costretta a vivere in una baita del Borneo perché il marito le ha ucciso l'amante che l'aveva messa incinta e in 'Honolulu' una ragazza è vittima e carnefice in una storia di sortilegi e voodoo) ripropongono uno schema classico della femminilità maughamiana intesa, spesso, come sorta di contraltare alle inclinazioni omosessuali dello scrittore. Gli uomini invece, si potrebbe dire senza tema di smentita pur nella banalità dell'assunto, sono tali, per una specie di predisposizione ontologica alla crudeltà.
Dove l'esotismo, come terza carta, è solo un palcoscenico adatto e specifico, ma assolutamente intercambiabile, di queste nefandezze non prive di agghiacciante cinismo.
Maugham quindi come cantore di un Impero in declino, di un mondo implodente, ma soprattutto di un'umanità che nega la propria catarsi.
Si aggiunga a tutto ciò la bellezza della scrittura. Lineare, semplice, senza sovrastrutture che fece, chissà perché, storcere il naso a più di qualche contemporaneo. Poi ricredutosi. Inevitabilmente.
di Alfredo Ronci
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Gli Adelphi, Pag. 221 Euro 12,00Conobbi Somerset Maugham quando avevo 15 anni. E nei modi che attualmente sembrano improponibili. A casa dello scrittore Richard Mason.
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