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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Nino Martino

Errore di prospettiva

Delos Digital, Pag. 224 Euro 15,00
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Ecco che la fantascienza italiana ci regala un bel classico del genere, perfettamente in linea con la tradizione più collaudata. È una bella sorpresa scoprire che qualcuno ha voglia di mettersi in gioco così, senza dannarsi per trovare nuove vie e nuovi linguaggi. Lo dico con tutto il rispetto per gli innovatori e gli sperimentatori, che sono preziosi. Ma è una gioia anche questa: un uomo di scienza (perché questa è la formazione dell’autore) che si applica al mandato fondamentale della fantascienza, mettere insieme scienza e fantasia.
   Il prodotto è godibile, appassionante, fresco. E anche attuale perché, nel disegnare prospettive cosmiche, non dimentica di riflettervi a specchio le ansie e i fermenti ideologici di chi dalla Terra seguirebbe, oggi, l’impresa.
   Diversi sono i punti di forza del romanzo. Uno di questi è la capacità di rendere palpabile l’emozione della scoperta. Si avverte che l’autore conosce per esperienza il senso del meraviglioso che può accompagnare anche la ricerca più rigorosa. Qui poi siamo su un pianeta del tutto inospitale, apparentemente refrattario a ogni forma di vita, e destinato solo a un utilizzo minerario. Tanto più grande allora è la sorpresa quando la squadra di esplorazione si imbatte in qualcosa che può far pensare a una forma di vita. E la sorpresa si trasforma in eccitazione appena si intuisce la possibilità di un qualche tipo di coscienza.
   La faccenda non è semplice, perché pone il problema dell’adeguatezza dei metodi di osservazione abituali e, soprattutto, dell’unilateralità del punto di vista terrestre. Riuscire a superare in qualche modo gli schemi noti diventa la sfida da affrontare e, in definitiva, l’ago della bilancia fra il successo e il fallimento.
   - L’organizzazione che abbiamo di fronte – aggiunge Yang – potrebbe provare piacere attraverso la vibrazione dei nuclei di magnetite. Potrebbe interpretare come piacere gli intervalli e le variazioni continue di frequenza…
   Arrivare a comprendere almeno alcuni aspetti elementari è un obiettivo esaltante, ma non è un lusso: gli esploratori comprendono presto che in realtà la cosa è strettamente legata alla loro sopravvivenza. Un errore di prospettiva rischia di essere fatale.
   Nel frattempo sulla Terra si dibatte intorno agli aspetti etici della questione, con aspri confronti fra diversi movimenti e ideologie, sovrapponibili alle diverse correnti che nel nostro mondo presente percorrono la rete e gli altri mezzi di comunicazione.
   Non dirò dei sorprendenti colpi di scena che rendono la situazione via via più complessa. Mi piace invece soffermarmi sulla squadra di esplorazione, composta da personaggi permeati di umana fragilità e non omologati a uno standard prestabilito, come ci si aspetterebbe parlando di astronauti. Le loro differenze non sono limitate alle doverose specializzazioni scientifiche, ma riguardano anche gusti e capacità molto personali, che si rivelano risorse insostituibili. Il caso limite è Joseph, un ragazzo con tratti autistici, parsimonioso e criptico nell’eloquio, ma dotato di un intuito del tutto particolare. Lui è l’elemento discrepante, la nota fuori dal coro, e nello stesso tempo è il catalizzatore del gruppo. Sembra che il progresso nell’esplorazione dello spazio debba arrivare al punto di riconoscere che, accanto alla perfezione tecnologica, non può mancare il potere visionario dello sciamano. No, tranquilli, niente di mistico. Solo quella profonda capacità intuitiva che l’essere umano può vantare nel confronto con la macchina. Proprio come la sintesi creativa che è necessaria per scrivere un buon romanzo di fantascienza.

di Giovanna Repetto


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