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Il Paradiso degli Orchi
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RECENSIONI

Nino Martino

A love supreme

CS_ Libri, Pag. 129 Euro 9,99
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Apprezzato autore di fantascienza (abbiamo recensito sul Paradiso il suo romanzo Errore di prospettiva), Nino Martino fonda le sue storie su un solido bagaglio scientifico, di cui fanno fede la formazione in fisica, l’attività di insegnamento e divulgazione, l’inesauribile passione per ogni tipo di quesito scientifico, con particolare riguardo all’astrobiologia. Qui però siamo in un diverso ambito, in cui il background è solo delicatamente delineato in filigrana. Siamo sulla Terra, nel nostro presente, in situazioni pervase da una sorta di poesia del quotidiano che sfocia in storie umanissime. Del resto l’attenzione all’aspetto umano dei personaggi è presente anche nelle avventure spaziali, così come quella specie di “firma” tipica di Martino che è la passione per il tè: la ricerca di aromi rari e pregiati insieme a una ritualità da geisha di cui non si priva nemmeno quando ingabbia i suoi personaggi in una scomoda astronave.
   Il libro dunque comprende due racconti il primo dei quali, più lungo, dà alla raccolta quel titolo mutuato da un brano di John Coltrane. Le due storie sono apparentemente slegate, benché le unisca un’assoluta omogeneità di ambientazione e stile, e il capriccio di collocarvi una coppia di amici che si chiamano Roberto e Carlo, che potrebbero essere gli stessi oppure altri due. Nell’una è protagonista Roberto, ed è Carlo a fare da spalla. Nell’altra si scambiano i ruoli. Sono uomini single che fanno tenerezza nella loro semplicità: la spesa, il panino, la birra, e qualche amore perduto o vagheggiato che rischiara la solitudine. E ci sono tanti piccoli dettagli naturalistici a fare da sfondo in una Milano quieta: il cielo, le nubi, il vento, gli umori del clima, le ore che passano. In uno scenario così normale e dimesso, sono ancora più inquietanti i segnali di una tecnologia in rapido sviluppo, che rischia di diventare incomprensibile, di sfuggire di mano, di attirare il curioso per poi scattare su di lui come una trappola.
   La prima storia affronta un tema ormai attuale. La rete che interagisce con noi, che sembra conoscere la nostra vita e i nostri gusti fin nei minimi particolari. Che c’è dietro tutto questo: algoritmi o persone? O qualcosa di ancora più inquietante?
   Fuori si alzava il vento, insolito per Milano. Nuvole correvano veloci. Roberto guardò attentamente, avvicinandosi allo schermo. Dietro ad Alessandra c’era la finestra. Si vedevano gli alberi del giardino. Le foglie erano ferme.
   - Che fai? Cosa vuoi vedere? – chiese Alessandra e si portò la mano al seno. Alessandra era arrossita.
   - No, scusami, era che… Non c’è vento da te?
   Alessandra lo fissò. Si era irrigidita?
   - Qua c’è un vento pazzesco – disse Roberto – sta cambiando il clima. Mai stato un vento così a Milano.
   Alessandra si voltò verso la finestra alle sue spalle.
   - Vero. C’è vento.
   Adesso le foglie degli alberi del giardino al di là della finestra di Alessandra si muovevano violentemente.
   Cresce, nel corso del racconto, la sensazione di non potersi più fidare delle apparenze per avere certezza della realtà circostante.
   Nel secondo racconto un tocco esotico irrompe nel grigiore quotidiano, per mezzo di un paio di occhiali del tutto particolari. Si entra subito in un clima fiabesco, perché nella narrativa per ragazzi abbonda il tema degli “occhiali magici”. Questa volta però il taglio è diverso (l’ottica è diversa, direi, ma il gioco di parole è troppo facile). Come nel racconto precedente, infatti, l’autore di avvale di concetti fantascientifici per supportare il fenomeno che descrive.
   Due sono le impressioni che permangono dopo la lettura di questi gustosi racconti, e come nella faccenda del mezzo bicchiere tutto dipende dall’ordine in cui le si vogliono enunciare. L’una è l’inquietudine per una tecnologia che sembra sfuggire di mano fino a conseguenze imprevedibili, l’altra è la permanenza di certi fattori umani fondamentali come l’amicizia, la solidarietà e la ricerca dell’amore.

di Giovanna Repetto


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Gustoso


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