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Il Paradiso degli Orchi
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ATTUALITA'

Sinagoga degli iconoclasti


di Stefano Torossi

Sorpresa quasi di famiglia

locandina
A Via Veneto, fra i tanti grandi alberghi, c’è il Grand Hotel Palace (ex Ambasciatori), costruito da Piacentini nel 1926. Come in tutti gli altri, anche in questo c’è il salone bar, che però non è un salone qualunque: è la “Sala Cadorin”. Guido Cadorin, pittore veneziano della prima metà del ‘900 è stato probabilmente uno degli ul-timi artisti del nostro tempo a ricevere una committenza privata: appunto la decorazione pittorica del salone bar del Palace.
di Stefano Torossi

Romani antichi e moderni

locandina
“Traiano. Costruire l’Impero, creare l’Europa”. Martedì 28 novembre, pomeriggio avanzato, quasi sera. Si inaugura la mostra ai Mercati Traianei di Roma. Difficile immaginare un argomento più interessante e una location più speciale. Oltretutto è una di quelle serate limpidissime di luna quasi piena, che, insieme alla nuova illuminazione dei fori impe-riali sui quali si affacciano i finestroni di quel centro congressi, supermercato, grande magazzino di venti secoli fa che costeggia il Foro Traiano, contribuisce a trasformare un evento da mondano a qualcosa di più: una magia di cultura e bellezza.

VIDEO

Lo sterescopio dei solitari


di Il Paradiso degli Orchi

Intervista a Céline

Louis-Ferdinand Céline, pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches (Courbevoie, 27 maggio 1894 – Meudon, 1º luglio 1961) rilascia qui un’intervista sul suo mestiere di scrittore. Ironico e disincantato, spiega senza mezzi termini la necessità della scrittura come mezzo di sussistenza, fino ad ammettere che l’intervista stessa è un mezzo per scucire qualche anticipo all’editore Gallimard. Parla dello sforzo immane di “congelare” su un foglio ciò che è nato dall’entusiasmo, e del fatto che il foglio si ribella, proprio non vuole!

CLASSICI

L'età dell'innocenza


di Alfredo Ronci

Una tragedia modernissima: ‘Maria Zef’ di Paola Drigo.

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Mi fa davvero pensare e ripensare quel premio Viareggio (1937): dato ad un libro che condanna, senza mezzi termini, il machismo e la condizione subumana della donna, quando il contesto (si legga: regime), nell’esaltazione di valori tipicamente maschili (famiglia, patria, chiesa), aggiungeva, piuttosto che sottrarre, stimoli ad una reiterata prassi del possesso.
di Giovanna Repetto

Disavventure della ragione nell’Italia di fine ottocento: ‘Malombra’ di Antonio Fogazzaro.

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È, questo romanzo del 1881, una storia di passioni che con più efficacia di un trattato affronta l’eterna dicotomia fra razionale e irrazionale, fra determinismo e libero arbitrio, fra scienza e fede. Problematiche che scaturiscono dalla personalità tormentata di Fogazzaro e, nello stesso tempo, dalle istanze del suo ambiente sociale, vale a dire la borghesia liberale di fine ottocento.

CINEMA E MUSICA

Tele suono


di Alfredo Ronci

Forse il migliore: “Sky trails” di David Crosby.

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Non so come mai David abbia realizzato due dischi in più di 15 anni e adesso, in poco meno di due anni, ne ha fatti addirittura tre. Si dice che stia meglio; si dice che ha riagganciato artisti che per un po’ erano stati isolati (ma Tom Petty, la cui scomparsa ci addolora, dove lo mettiamo?); fatto sta che ora Crosby fa le cose sul serio e le fa in grande.
di Alfredo Ronci

Per favore, tacete. “Other” di Alison Moyet.

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Perché dico di tacere? Ma perché, al di là di certe costruite considerazioni, su la Moyet s’è detto di tutto. Dimenticando che lei ha ormai 56 anni, che non è più una pischella e che se volesse sotterrerebbe pure la migliore delle singers.

RACCONTI

di Michele Pescina

Scrivi se vuoi. Ok?

locandina
Talvolta ripenso a quelle sere d’agosto. Quando, sdraiati sul prato appena tagliato, restavamo per ore a raccontarci storie sulle stelle che sembravano brillare a intermittenza. Ci piaceva l’odore dell’erba, il rumore del karaoke del vecchio vicino stonato che prendevamo sempre in giro e la sensazione delle nostre mani intrecciate. Pensavo spesso che la maggior parte dei bagliori che vedevo fossero luci di posizione degli aerei, ma mi sbagliavo con facilità. Non ci ho mai visto bene, portavo degli occhiali con lenti spesse come fondi di bottiglia e una montatura tartarugata, già allora mi fidavo più dei tuoi occhi che dei miei.
di Silvia Luscia

Il negozio dei fogli di carta

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Melanoma. Questo il nome della malattia che lo teneva inchiodato alla sedia di una sterile sala d’attesa dello Spedale Civile di Brescia. Da quando aveva quattordici anni non aveva mai perso una sola giornata di lavoro in negozio. Nemmeno la domenica quando abbassata la serranda, compilava i registri contabili, appoggiandosi ai tecnigrafi d’esposizione. Renzo era seduto e accartocciava una carta pregiata giapponese, che conteneva farfalle tra la filigrana. Tra il rumore della carta si srotolavano i ricordi.

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