Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » Recensioni » Tu mi dai il male

Pagina dei contenuti


RECENSIONI

Susi Brescia

Tu mi dai il male

Nutrimenti, Pag. 189 Euro 14,00
immagine
Possono bastare cinque righe per capire se un libro è "buono"? Direi di sì: ho tolto questo volumetto della Brescia dallo scaffale d'una libreria, ho scorso le pagine, ho còlto una riga qui, due là, e ho deciso che valeva la pena leggerlo. Questo accade con i testi densi: in cui, cioè, quasi ogni linea di scrittura comporta una decisione, una riflessione, una mossa nel gioco dell'interpretare.

E dire che, all'apparenza, questo Tu mi dai il male (sic!) è la scorrevole storia di due storie: la prima, tragica, riguarda il cantante Bertrand Cantat, leader dei Noir Désir (o Noir Dez nella vulgata dei fans), e Marie Trintignant. Figlia, nemmeno a dirlo, di Jean-Louis, e della regista Nadine Marquand. Madre di quattro figli da quattro padri diversi - tutti, per dritto o per rovescio, uomini d'arte o di cinema. Attrice con Scola, Chabrol, tanti altri. Parte insomma di quell'aristocrazia di nome e di mestiere, se non di fatto, che nell'immaginativa di una nazione laica ed egualitaria tiene il posto delle famiglie reali - altri esempi? Gli statunitensi Kennedy. Da noi, gli Agnelli - nello spettacolo i De Filippo e, ducali se non principeschi, i Gassman-Tognazzi. Cantat invece è un ex-ragazzo di banlieue, un rockettaro adottato dai movimenti antiglobali, un Jim Morrison senza nemmeno l'aura edipica dovuta a un padre ammiraglio in tempo di guerra. E', inoltre, uno che aveva avuto successo in forza solo della sua poesia, disprezzando e snobbando giornali e giornalisti, e consistenti offerte perché la musica del suo gruppo venisse usata negli spot.

Quando (lei quarantenne, lui trentotto: p. 17)(*) una donna e un uomo così s'incontrano, sono destinati ad attrarsi, malgrado entrambi siano sposati e con prole. La relazione dura un anno, e finisce a Vilnius, in Lituania, dove lui uccide lei: per caso? Probabile. Per calcolata violenza, vulnus? Così stabilisce la sentenza, e prima di essa stampa e televisione, e le dichiarazioni e i libri della famiglia Trintignant, Nadine in testa. Ce n'è di carne da mettere al fuoco: la dominante dell'accordo del coro mediatico è "con tutte le sue arie da libertario e da poeta schifagràna, ecco, non era che un assassino. E se lo era lui, lo saranno anche tutti quei balordi dei suoi compagnucci di manifestazioni, quanto volete scommetterci?" Quella della messa da requiem della madre di Marie è "era un violento, è sempre stato un violento, ora è pure un assassino, mentre mia figlia era un angelo, una santa". Ed entrambi gliele suonano, a Cantat.

Attorno a questo nucleo magmatico e bruciante, si dispone la seconda storia: che è della narratrice, Sara. Di professione... boh? Diciamo che, tra una collaborazione e un'altra a giornali, riviste, periodici, tirano avanti lei e suo figlio Reb, curioso esemplare di scemo da computer, di quelli che in Giappone credo chiamino otaku, e che, all' americana, la madre appella come nerd. Sara ha una zia Maria - tutti hanno una zia Maria, in Italia: ma questa voleva sposare Marlon Brando, quando non s'era ancora inchiattato, e sostiene che avrebbe pure potuto succedere, mai dire mai. Poi c'è Francesca, l'amica più cara della narratrice, da dodici anni hiv-positiva "senza mai aver avuto neanche un mal di testa" come contropartita per ospitare il virus: organismo trasmessole da Mario, che invece di aids c'è morto quasi subito, lasciando una madre inconsolabile che, da subito - o forse addiritura da prima - s'è irrigidita nel ruolo di mater dolorosa.

Con questi personaggi, la scrittrice adibisce un controcanto più arioso - "mediterraneo" lo si decanta nella "manchette", ammesso che la parola significhi ancora qualcosa - alla gotica caotica vicenda nata e morta sotto il cielo boreale. E qui comincia il bello: quello che potrebbe essere solo un espediente narrativo, un artificio per variare, alleggerire e contaminare il fattaccio - così come nel melodramma ai seri patèmi signorili fan da specchio deformante le avventurette comiche della servitù - invece si rivela di ben altra profondità e sapienza costruttiva.

Guardiamo i nomi, innanzitutto: è Marie - nella coppia famosa per gli affetti d'affanno - che viene uccisa, e a morire nella coppia degli affetti da aids è Mario. E la zia Maria, simpatica mattòcchia, non vanta solo una parentela onomastica: è lei che voleva sposarsi Marlon Brando (stessa radice: mar).(**) Che è uno che nella vita ha passato i suoi guai per le accuse d'essere violento e violentatore, e che nell'arte ha realizzato quell'Ultimo tango a Parigi vedi caso storia di una relazione "al limite". E, manco a farlo apposta, aveva una partner di nome Maria, anche lei finita malamente, se male non ricordo - anzi: se mi ricordo il male.

Prima di dedurre qualcosa da questa complessa ma precisa nomenclatura, faccio notare che di Reb, il figlio di Sara, viene più volte ribadito che la sua vera vita non è quella organica, ma quella virtuale. Particolare che potrebbe essere banale e ormai abusato - gli adolescenti rimminchioniti dal computer e da internet sono diventati un luogo comune, le macchiette della modernità, al posto dell'azzimato elegantone o del figlio di mamma sua vagamente frocesco -, se non fosse che nel contesto del libro della Brescia un personaggio siffatto rientra nel gioco preannunciato dalla teoria dei nomi: è un tassello di un quadro ben più interessante.

Dunque: zia Maria vive un'esistenza "di primo livello", diciamo, "basica", comune - quella di tanti, quella reale. Ma come se fosse potuta assurgere alla vita "seconda", penetrare, via Brando, nel grande spazio abitato da chi riempie il cosiddetto "immaginario collettivo". Da quelli per cui essere "reali" significa esistere nel sogno dei "normali".

In quest'universo "fabuloso" - che pertiene alla fiaba della notorietà, del successo, della presenza scenica, ed anche alla "narratività naturale", a quell'enorme e virtualmente infinito romanzo che una società si racconta attraverso vite e fatti che ritiene esemplari - appartengono di diritto Marie e Bertrand: ma di entrambi si sottolinea, nel testo, come aspìrino a decentrarsi da esso. A costruirsi, cioè, un'immagine di "normalità", e una "normalità" di fatto, compatibile col mondo spettacolare dove dimorano. Aspirano cioè a quel passo indietro che per le zie Marie di tutto il mondo, incluso il Vs. Affamatissimo, corrisponderebbe a un passo avanti: ecco dunque che, nell'orizzonte degli eventi, Marie e (zia) Maria arrivano sin quasi a toccarsi. Così come Mario, sposo e untore di Francesca, porta la morte come Cantat: e l'invertita simmetria dei casi - è lui che passa a miglior vita, non la sposa -, rinforzata dalla corrispondenza tra la madre di lui e la madre di Marie, entrambe chiuse in un ruolo attoriale di dolenti, suggerisce che anche per Bertrand valga l'esser vittima del suo male. Ô, ragazzi: Maria, Mario e Maria! Sembra un film di Scola!

Questa ben poco allegra struttura di rimandi e allegorie delinea una fase tra i due liquidi altrimenti immiscibili della realtà e dell'immaginario: inutile dire che Reb, come accennavo più sopra, ne è la figura più riconoscibile, dato che il suo ruolo in un gioco di ruolo (un Fantasy-qualcosa), dove vive come "Razorslash", viene percepito come reale e "bigger than life". Se invertiamo il processo, la Trintignant e Bertrand sarebbero due personaggi d'un gioco elettronico i cui avatara sono le persone effettivamente esistenti - dichiarate all'anagrafe, per dire. E' interessante notare a questo punto che l'architettura a chiasmo della storia è così rigorosa che sfiora anche le comparse: Francesca in un viaggio sull'Atlante incontra un gruppetto di piccirìddi che elemosinano, e s'accorge che "i ragazzini più belli erano quelli che riuscivano a raccogliere più soldi" (p. 58: in tutt'altro ambiente e per diverse ragioni, una considerazione del genere viene fatta anche ne L'exilé de Capri, di Peyrefitte). E più avanti troviamo, detto dei bambini di Marie: "belli come dèi e tanti", (p.64) come li avrebbe voluti lei.

Fin qui, comunque, siamo ancora nel campo della capacità costruttiva d'una brava narratrice che sa di combinatoria - una virtù che appartiene in sommo grado ai serializzatori, e che s'è acuminata col "politically correct" (vulgo: cerchiobottismo) per cui nelle soap o nelle saghe tv con gli stessi ingredienti si cucinano minestroni diversi, badando bene che ad un personaggio nero buono se n'affianchi uno ugualmente nero ma cattivo, etc. Ma sospetto che, per l'Autrice, sia mezzo e non fine questa chiralità fra le sue creature e quelle che ha eletto dal mondo vero (perché c'è pure questo, d'incrocio: gli unici personaggi dichiaratamente autentici del libro sono quelli che, nel testo, si situano nel mondo "falso" dell'apparenza e del glamour). Che dunque il suo intreccio voglia veicolare qualcosa di più - credo il rapporto che s'instaura tra, spariamola grossa, significante e significato, vita e senso: Sara ascolta la solita geremiade della zia su Brando, però "con in testa Marie e Bertrand, è più semplice volerle bene". (p. 26) Siamo nel testo, e quel che nel testo è realtà (ma pertiene ad un mondo virtuale) fa da interpretante rispetto a ciò nel libro è realtà data per reale (e che sappiamo essere però invenzione, come sappiamo essere autentico nel mondo "vero" il misfatto Noir (et (du) Désir) Trintignant-Cantat). Per non farla troppo lunga: il reale dà comunque senso al virtuale, le cose alle parole, nel momento in cui però ha un "aggancio" virtuale. La realtà significa attraverso la realtà del segno, che in sé però appartiene all'altro versante della barricata - così come noi ci commuoviamo non per i casi che sappiamo finti portati in scena dagli attori, ma per quel che riconosciamo autentico e pertinente "sotto il velame". Si potrebbe dire, ricorrendo ad una frusta anfibologia, che "la vita non ha senso, ma il senso è nella vita" - adombrando anche, mi voglio rovinare, il trovato peirceano dell'infinita semiosi. Nel momento in cui poi qualcosa s'appanna o scarta in questo congegno di equilibri, allora la realtà si distorce: nel libro, ciò che realizza tale deformazione, è il resoconto del processo, (vedi p. es. pp. 143-4) che, da parte degli attori Trintignant, è recita calata nella vita per imbrigliarla. Dove peraltro giocano un ruolo attivissimo le interpretazioni delle parole e delle frasi intercorse tra i due amanti: su una locuzione quale ta fifille battue (p. 73 e 90) ci s'accanisce come su un passo del Gorgia - e giustamente, siccome potrebbe venir considerata prova a carico (se "battue" vale "malmenata, picchiata"), o a favore (se, come vuole il gergo cinematografico, significa "strapazzata dal regista"). L'illusione ottica, secondo come si guarda, non dice né mostra, ma indica.

Allora, vista così, la storia della Brescia è pure una bella e originale riflessione, nei modi della narrativa, sul funzionamento del linguaggio: una marca che in genere si ritrova nei libri dalla categoria "alta" in su. Condotta inoltre con gradevole capacità di scrittura, ottimo ritaglio dei personaggi (l'aiutano le circostanze, è vero), e, non ultima, cordiale ironia di battute e di situazioni: parlando di sé come genitrice, Sara si confessa "mi ero raccontata la favola della madre che condivide gli spazi così il figlio non si isola troppo davanti al monitor, infatti isolava la madre, il figlio adolescente". (p. 26) Dolceamara presa di coscienza che, per amare qualcuno, come per parlarci, bisogna essere in due.



(*) Tòcca specifica', perché anche nelle pagine della Brescia s'incontra il viziaccio (ma è l'unico) per cui a ventisei anni non si è ancora uomini. (p. 181) Ma se a quell'età si va sulla sedia elettrica!

(**) volendo proprio andare a sfruculiare. Marlon Brando, Marie e Bertrand, stesse iniziali MB. E una canzone dei N.D. s'intitola Aux sombres héros de l'amer... (p. 35) che aprirebbe, per puro delirio ermeneutico (dai Rosa Croce a Bartezzaghi), una serie-valigia la mère, la mer, la merde, l'amour, la mort.





di Marco Lanzòl


icona
Succulento

CERCA

NEWS

RECENSIONI

ATTUALITA'

CINEMA E MUSICA

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube