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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un mancato capolavoro: “Gioco d’infanzia” di Giovanni Comisso.

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Scriveva Umberto Saba all’amico Comisso il giorno 28 maggio 1932: Credo che dopo gli Enfants terribles, sia il più bel libro moderno che ho letto. E’ una cosa tragica e affannosa verso l’illuminazione finale: non so se tu sai che hai scritto un libro tragico. Non ti dico di più per questa sera. Ma bisogna che te ne parli a voce. La morte del padre è tra le cose più belle: tutto il libro è ugualmente bello.
Le parole di Saba sono intriganti, ma purtroppo non sono quelle che escono da una nostra lettura attenta di Gioco d’infanzia, perché il libro che lo scrittore triestino lesse non è quello che poi fu pubblicato e che ora anche noi, grazie a Nico Naldini, riusciamo a leggere.
E’ vero, la struttura è la stessa, si tratta di un viaggio che Comisso fece come corrispondente del Corriere della sera, una specie di “Gran Tour” e che alla fine produsse una cinquantina di titoli che in seguito andarono a costituire il libro Cina-Giappone. Ma è chiaro che tutte le vicende politico-geografiche sono esenti dal romanzo: è la storia di Alberto che decide d’intraprendere un viaggio orientale in cerca di sensazioni e avvenimenti. Doveva far parte dell’altro libro di Comisso, Amori d’oriente, in realtà fu poi deciso che avrebbe costituito un’opera a sé. Una sorta di “grande libro” che Comisso sente di poter scrivere in quel periodo quando la giovinezza sta per finire e invece dà ancora l’illusione di essersi fermata ancora per qualche istante.
Perché abbiamo parlato di un mancato capolavoro? Perché la struttura principale del romanzo, cioè quella voluta e pubblicata dallo stesso Comisso, è assai diversa e priva di accenti più smaccatamente omosessuali rispetto a quella originariamente scritta. Sembra quasi che il periodo e soprattutto gli eventi politici dell’epoca, abbiano segnato lo scrittore Comisso. Che quelle originarie confessioni fossero anche oggettivamente uno scandalo per l’epoca e per l’ambiente fascista in cui una censura vigilava con scopi morali oltre che politici, Comisso ne era consapevole.
Nico Naldini, studioso e appassionato dello scrittore, ha in qualche modo tentato di ricostruire le vicende che portarono all’edizione attuale e ai vari tagli che, anno dopo anno, alleggerirono (in tutti i sensi davvero) l’opera. Da una parte si apprezza il tentativo di Naldini di ricostruire un romanzo tutto sommato completo, ma dall’altra c’è la sensazione che Gioco d’infanzia, nella sua stesura originale, avrebbe avuto un risultato ed una dirittura editoriale ben diversa.
Come abbiamo detto, le parti che mancano sono quelle più propriamente sessuali, o almeno quelle che meglio avrebbe indirizzato il lettore verso una precisa risoluzione letteraria (intendiamoci, non parliamo di un romanzo erotico, anche se certe riflessioni e certi scritti a volte lo lasciano pensare). Però nella sua urgenza, comunque, di voler dire il dovuto, anche nella parte tagliata si avvertono certe dinamiche non solo letterarie… Quello che è certo è che noi ugualmente non crediamo più nella nostra Europa. Io per mio conto me ne infischio delle leggi, della religione, del pensiero e dell’arte dell’Occidente. La guerra mi ha fatto pensare troppo frequentemente alla morte e al nulla, in un’età in cui non si pensa. Mi sono convinto di questo e tutto quello che è stato costruito tra la vita e la morte mi appare in modo assoluto come la più falsa delle invenzioni e la più noiosa barriera a impacciare gli istinti. Poca cosa è la vita e sua massima consistenza è solo data dalla soddisfazione degli istinti.
Parole ben precise e modernissime, diciamo, ma purtroppo la soddisfazione degli istinti, chiamiamoli così, non era comunque la parte attiva di Comisso. C’è sempre un qualcosa che ne delimita la grandezza e quando disse… Se io risulto reticente in certe situazioni così vuole il mio senso dell’arte… capiamo che al centro di tutto c’è una logica restrittiva sia degli eventi che delle pulsioni.
C’è solo un punto, nel romanzo pubblicato, che potrebbe far capire quanto la parte tagliata sia fondamentale e abbia ridotto lo scritto ad un’opera riuscita, ma priva dell’allure del capolavoro: “Otto giorni: è un’eternità, ma ne saremo ripagati”. Disse Alberto stringendolo a sé per baciarlo, ma l’ufficiale si sciolse bambinesco, dicendo: “No, non sono mica una donna”. Alberto si buttò sul letto con una risata e lo lasciò partire.




L’edizione da noi considerata è:

Giovanni Comisso
Gioco d’infanzia
Guanda



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