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Il Paradiso degli Orchi
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Attualità

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Stefano Torossi

Pubi innocenti

Qui non si tratta di pudore, qui si piomba nel ridicolo più spinto; colpa dei bacchettoni che a quell’epoca brulicavano nella chiesa cattolica, per i quali tutto era peccato, perfino gli innocentissimi pubi di questi otto angioletti.

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Stefano Torossi

La morte fa cucù

Pietro in Montoro al Gianicolo, cappella De Raymondi, progetto (forse) di Gian Lorenzo Bernini e Francesco Baratta. Alle due pareti le decorose e apparentemente normali tombe dei monsignori di famiglia

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Stefano Torossi

Santi imballati, piedi beati

Rimaniamo a S. Giovanni dei Fiorentini (la settimana scorsa non ci è bastato il tempo) e conti-nuiamo con la triste storia del nostro Maestro Francesco Mochi. Appena entrati in chiesa, a fare la guardia all’ingresso, ci sono altre due opere sue: un S. Pietro e un S. Paolo.

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Stefano Torossi

Anagrafe infausta

Eccolo, il capolavoro irresistibile di Francesco Mochi: il Battesimo di Cristo a San Giovanni dei Fiorentini. Guardare lo slancio delle figure, constatarne l’equilibrio prodigioso, stupirsi dell’audacia della loro magrezza e ammirarne la modernità dei muscoli. E poi rendersi conto che se non ci fosse stato quell’altro tizio (suo contemporaneo) questo poteva diventare il primo capolavoro del barocco roma-no e Mochi essere il faro dell’arte in città.

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Stefano Torossi

Ranocchie e tartarughe

A Piazza Mincio, la Fontana delle Ranocchie finalmente ripulita e liberata dal mantello di calcare (da qualche parte abbiamo letto addirittura 17 cm di spessore!), dal muschio, dai licheni e altre por-cherie che la nascondeva da sempre, è lì, bella bianca, con tutte le bocchette che buttano regolarmen-te e neanche una cicca nel bacino.

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il7 – Marco Settembre

Le realtà dietro alla realtà: “Tempo fuor di sesto” di Philip K. Dick

In tempi come questi, in cui un palese e grave dissesto si sta registrando a livello sanitario mentre dal punto di vista sociopolitico va appena un po’ meglio (ma occhio alle becere frange estremiste in Parlamento e nella società civile, sotto le nuove spoglie sovraniste, populiste e negazioniste, che probabilmente sono travestimenti posticci per qualcosa di ahimè già noto e sperimentato!), tornare con una recensione a un classico moderno che ci mostra cosa si agita sotto alle sottili discrepanze di un mondo apparentemente perfetto nelle sue tinte pastello e nei suoi contorni banali aiuta a ristabilire qualche prospettiva.

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Stefano Torossi

Suicidio assistito

Contemporaneo. Al Gianicolo, vicino al faro, in quello che un giorno era certamente un verde prato e ora è una landa desolata, si erge orgogliosa e inutile questa targa che ricorda il dono dell’Argentina a Roma, nel 2011, di ciò che immaginiamo fosse un esemplare vivo e vitale di seibo

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Stefano Torossi

Il maiale di quartiere

WEGIL. Questo è il nome, che a noi fa un po’ ridere per il suo provincialismo anglo-fascista, di una bella struttura a Trastevere che il Comune di Roma usa per mostre e manifestazioni.

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Stefano Torossi

Vuoto culturale

Maxxi. Era il 4 novembre 2020, il giorno prima della demenziale chiusura di tutti i musei della Repubblica, e noi abbiamo voluto fare un omaggio, magari un po’ masochistico a uno di quelli che abbiamo più cari e che spesso chiamiamo capolavoro, nel senso che l’edificio è talmente bello che non conta cosa ci metti dentro perché l’opera d’arte è lui.

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Stefano Torossi

Viva le dighe! ovvero la covidite 19

“Viva le dighe!” Davvero non ci aspettavamo di vedere il più serioso giornale italiano, il Corriere della Sera, mettere in prima pagina un titolo così ammiccante. Eppure c’è. Il giorno è domenica 4 ottobre e le dighe in questione sono il MOSE (meno male che ce n’è più di una, altrimenti avrebbero usato la parola al singolare).

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