ATTUALITA'
Stefano Torossi
HENRY PURCELL 1659 – 1695

Era una notte buia e tempestosa a Londra; lui stava tornando a casa dopo aver fatto bisboccia alla taverna. Trovò la porta sprangata: la moglie l’aveva chiuso fuori. Polmonite galoppante, dopo due settimane era bell’e morto.
(Altre fonti parlano di tubercolosi; meno pittoresco, forse più probabile).
Ed ecco a voi Henry Purcell, uno dei più grandi compositori inglesi, uno che ha sbaragliato tutti i contemporanei per qualità e quantità di opere. Ma a quanto pare aveva queste abitudini goderecce e una moglie poco tollerante. Ci dispiace per lui.
Bambino prodigio come tanti altri poi diventati adulti famosi, pubblica a undici anni un’ode per il compleanno del re. A quei tempi era opportuno, anzi indispensabile, ingraziarsi i potenti il più presto possibile perché la sopravvivenza degli artisti era legata solo al loro favore, visto che non esistevano diritti d’autore né pubblico pagante.
Più tardi compone una serie di arie per la straordinaria e all’epoca famosissima voce di basso profondo del reverendo John Gostling, solista della Cappella di Sua Maestà e suo protettore. Addirittura, come ringraziamento per lo scampato naufragio del Re Carlo II, Purcell musica i versi che il reverendo basso profondo ha scritto per l’occasione.
Insomma, è tutto un muoversi intorno agli stessi personaggi: una specie di corte astronomica, con il (re) sole al centro e tutti i (cortigiani) pianeti che gli girano intorno.
Sui registri della Cappella Reale, il 10 giugno 1673, quando lui ha appena quattordici anni, appare l’autorizzazione ad “ammettere Henry Purcell alle funzioni di custode, fabbricante, riparatore, accomodatore ed accordatore di organi, virginali, flauti e tutti gli altri qualsivoglia strumenti a fiato di Sua Maestà”.
Da qui, in una scalata vertiginosa della gerarchia musicale a corte, con incarichi sempre più prestigiosi, passiamo a Westminster, dove Purcell eredita la posizione di organista dopo le dimissioni del titolare Blow, suo professore (si dice che tanto amasse il suo allievo da rinunciare volontariamente alla propria posizione per favorirlo).
Poco dopo incassa anche la nomina di organista della stessa Cappella Reale, un doppio incarico che lo colloca al vertice dei musicisti d’ Inghilterra.
E qui, come compositore di Corte, si scatena producendo una serie infinita di inni e odi per i compleanni, i matrimoni, le nascite, i battesimi, i funerali e le incoronazioni di tutta la famiglia reale.
Amato dalla sua gente, è sepolto a Westminster, accanto al suo organo, sotto una lapide che dice: “Qui giace Henry Purcell, che ha lasciato questa vita ed è andato in quell’unico luogo benedetto dove la sua musica può essere superata”.
Tante sono state le utilizzazioni delle sue musiche per il cinema: “Arancia meccanica”, “Kramer contro Kramer”, “Orgoglio e Pregiudizio”; e tante le rielaborazioni dei suoi temi da parte dei Jethro Tull, dei Who, dei Pet Shop Boys, di Michael Nyman.
Vuol dire che era già moderno allora, e lo è rimasto fino ad oggi.
(Altre fonti parlano di tubercolosi; meno pittoresco, forse più probabile).
Ed ecco a voi Henry Purcell, uno dei più grandi compositori inglesi, uno che ha sbaragliato tutti i contemporanei per qualità e quantità di opere. Ma a quanto pare aveva queste abitudini goderecce e una moglie poco tollerante. Ci dispiace per lui.
Bambino prodigio come tanti altri poi diventati adulti famosi, pubblica a undici anni un’ode per il compleanno del re. A quei tempi era opportuno, anzi indispensabile, ingraziarsi i potenti il più presto possibile perché la sopravvivenza degli artisti era legata solo al loro favore, visto che non esistevano diritti d’autore né pubblico pagante.
Più tardi compone una serie di arie per la straordinaria e all’epoca famosissima voce di basso profondo del reverendo John Gostling, solista della Cappella di Sua Maestà e suo protettore. Addirittura, come ringraziamento per lo scampato naufragio del Re Carlo II, Purcell musica i versi che il reverendo basso profondo ha scritto per l’occasione.
Insomma, è tutto un muoversi intorno agli stessi personaggi: una specie di corte astronomica, con il (re) sole al centro e tutti i (cortigiani) pianeti che gli girano intorno.
Sui registri della Cappella Reale, il 10 giugno 1673, quando lui ha appena quattordici anni, appare l’autorizzazione ad “ammettere Henry Purcell alle funzioni di custode, fabbricante, riparatore, accomodatore ed accordatore di organi, virginali, flauti e tutti gli altri qualsivoglia strumenti a fiato di Sua Maestà”.
Da qui, in una scalata vertiginosa della gerarchia musicale a corte, con incarichi sempre più prestigiosi, passiamo a Westminster, dove Purcell eredita la posizione di organista dopo le dimissioni del titolare Blow, suo professore (si dice che tanto amasse il suo allievo da rinunciare volontariamente alla propria posizione per favorirlo).
Poco dopo incassa anche la nomina di organista della stessa Cappella Reale, un doppio incarico che lo colloca al vertice dei musicisti d’ Inghilterra.
E qui, come compositore di Corte, si scatena producendo una serie infinita di inni e odi per i compleanni, i matrimoni, le nascite, i battesimi, i funerali e le incoronazioni di tutta la famiglia reale.
Amato dalla sua gente, è sepolto a Westminster, accanto al suo organo, sotto una lapide che dice: “Qui giace Henry Purcell, che ha lasciato questa vita ed è andato in quell’unico luogo benedetto dove la sua musica può essere superata”.
Tante sono state le utilizzazioni delle sue musiche per il cinema: “Arancia meccanica”, “Kramer contro Kramer”, “Orgoglio e Pregiudizio”; e tante le rielaborazioni dei suoi temi da parte dei Jethro Tull, dei Who, dei Pet Shop Boys, di Michael Nyman.
Vuol dire che era già moderno allora, e lo è rimasto fino ad oggi.
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