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Il Paradiso degli Orchi
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ATTUALITA'

Sinagoga degli iconoclasti


di Giovanna Repetto

C'è vita nella fantascienza italiana? Incontro con Silvio Sosio

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Il nostro viaggio nella fantascienza italiana ci porta a incontrare Silvio Sosio. Attivo fin dagli anni Ottanta nel campo della fantascienza, Silvio Sosio ha avuto un promettente esordio come autore. Il suo racconto Ketama, vincitore del premio Courmayeur 1996, è stato pubblicato in Italia e in Francia, altri sono comparsi su Urania. Ma ben presto si è rivelata quella che è la sua vera vocazione: l’attività editoriale e giornalistica.
di Stefano Torossi

Avventura a lieto fine

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Art Forum Würth di Capena Questo è il nome del castello fatato che ci ha catturato la fantasia da una pagina di giornale e che siamo andati sconsideratamente a cercare martedì 14 marzo. Un’impresa. Ci siamo riusciti, ma che fatica. Cominciamo dal principio.

VIDEO

Lo sterescopio dei solitari


di Il Paradiso degli orchi

Arthur Cravan: poeta e pugile.

Nella vita di Arthur Cravan (1887-1918) è difficile stabilire dove finisca la realtà e dove cominci la finzione. Alto quasi due metri, fisico possente, una passione smodata per gli pseudonimi (se ne contano almeno nove), praticò tra mille altre cose la boxe e la letteratura. Fondò e diresse la rivista letteraria Maintenant, diede scandalo nei sofisticati ambienti artistici parigini, si esibì in stravaganti dancing-boxing. Dopo aver affrontato il campione del mondo di pugilato Jack Johnson...

CLASSICI

L'età dell'innocenza


di Giovanna Repetto

Un prodotto del maccartismo: ‘L’occhio nel cielo’ di Philip K. Dick

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Oserò fare la recensione a un romanzo di Philip Dick? No, non oserò. Ormai tutto è stato detto e ci si può solo inchinare al maestro. Le icone sacre non si recensiscono. Però una rilettura si può fare anche in chiave diversa, per esempio cercando di ricostruire la genesi del romanzo. È quello che ho fatto dopo aver letto la biografia di Philip Dick scritta da Emmanuel Carrère (e qui recensita). Perché mi è sembrato gustoso l’aspetto aneddotico della faccenda.
di Alfredo Ronci

Un caso editoriale mai rientrato: 'Il cacciatore ricoperto di campanelli' di Giuseppe Lo Presti.

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(...) Non credo che per diventare scrittori si debba indulgere nella frequentazione di scrittori e di ambienti intellettuali, e voglio sottolineare che diffido degli scrittori inclini alla debolezza dello scoutismo, sia pure perché stipendiati apposta da una casa editrice...
Così scriveva Aldo Busi presentando Il cacciatore ricoperto di campanelli di Giuseppe Lo Presti. Un piccolo romanzo uscito alla chetichella per gli Oscar Originals nel 1990 e diventato – forse grazie anche alla prefazione e all'interessamento dello scrittore bresciano – un piccolo caso editoriale.

CINEMA E MUSICA

Tele suono


di Adriano Angelini Sut

I Depeche Mode confezionano un album politico. E si dimenticano della musica.

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Nell'apprestarmi a scrivere di una delle mie band preferite ho dovuto fare parecchio esercizio zen. Non è facile stroncare in questi casi. Soprattutto quando leggi in giro recensioni entusiaste su un album che a mio avviso fa toccare loro (quasi) il fondo.
di Magda Lanterna

Dal letame nascono i fiori: Moonlight

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È un film duro, a tratti perfino sgradevole non per demerito, ma perché schiaffeggia lo spettatore con la crudezza di situazioni che sappiamo vere. Il bullismo, ad esempio, verso un bambino che fin da piccolo è visto come un diverso (sospettato di omosessualità) o forse trattato come diverso soprattutto perché indifeso. E a monte l’impossibilità di essere amato da una madre sola, sbandata, drogata e dedita alla prostituzione, lei per prima una vittima.

RACCONTI

di Leo Ruberto

Morte su Facebook

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Era rassicurante, era rassicurante per quelli della mia generazione affermare che niente sarebbe mai durato, “oggi”. Oggi è passato, e invece ci sono cose che sono durate. Eravamo nell'era del digitale e pensavamo che la novità di oggi che ha cambiato il nostro stupido modo di vivere sarebbe poi scomparsa come si cancella un file dal proprio computer, o peggio come si scorre un contenuto sul nostro smartphone per poi dimenticarsene, e se te ne ricordi comunque non riesci più a trovarlo.
di Serena Russo

La coltellata

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Quella notte sentivo Anna piangere. Non riuscivo a girarmi dall’altro lato del letto. Sapevo che la sua rabbia veniva da lontano, dallo stomaco, dal sangue. Fu l’unico momento in cui sospettai che lei sapesse qualcosa, ma non avevo il coraggio di dirle che questo qualcosa torturava anche me da tempo.

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