I Classici

Protagonisti intercambiabili: “Tre operai” di Carlo Bernari.
Il libro uscì nel 1934 e fece, come si suol dire, scalpore. Anzi, venne del tutto boicottato dal regime.

Un eroe dei nostri tempi: “Storia della mia morte” di Lauro De Bosis.
Nato nel 1901, figlio del celebre Adolfo fondatore della rivista Il Convito, Lauro De Bosis apparteneva a quella gioventù moderata che dapprincipio aveva mostrato una certa simpatia per il movimento fascista

Una farsa all’ombra della Scapigliatura: “Alpinisti ciabattoni” di Achille Giovanni Cagna.
Fu merito di Giovanni Faldella (di cui è recente un testo presente proprio in questa rubrica, e cioè Donna Folgore) se c’è permesso di mettere l’occhio nelle opere e soprattutto in questo libro fortunato, appunto Alpinisti ciabattoni.

Un proto-socialista quasi per sbaglio: “Gli Ammonitori” di Giovanni Cena.
E’ un romanzo questo che raccoglie in sé elementi di fine secolo (secolo ottocento, ovviamente) e fruizioni del secolo che era appena iniziato. Ricordiamo che Gli Ammonitori esce a puntate sulla “Nuova Antologia” tra il primo luglio e il quindici agosto 1903.

Romanzo psicologico e “di parte”: “Tre croci” di Federigo Tozzi.
Nessuno ha mai detto, e forse sono l’unico ma con addosso mille dubbi e mille incertezze, che la visione negativa della vita, dell’esistenza dei personaggi dei suoi romanzi e dei suoi racconti, deriva quasi sicuramente anche dalle inquietudini e dagli accadimenti che Tozzi subì nella sua breve vita.

La Storia con un piglio diverso: “Golia. Marcia del fascismo” di Giuseppe Antonio Borgese.
Il libro inizia con una bella introduzione di Massimo L. Salvatori e con una domanda a cui si cerca di rispondere ma, forse, non nel modo adeguato. Perché il libro di Borgese non ebbe il meritato e giusto successo diversamente da quello che ebbero, per esempio, le opere di Gaetano Salvemini, o di Angelo Tacca?

La malinconia comica di Cesare Zavattini. L’esordio letterario: “Parliamo tanto di me”.
Piuttosto complicato rendere quanto mai comprensibile, (anche se i fatti o le storielle come viene indicato nel periodo precedente, sono abbastanza accessibili al pubblico) il lavoro o l’opera completa di Zavattini.

L’esordio letterario e le prime paure: “:Riflessi” di Aldo Palazzeschi.
Palazzeschi usa un meccanismo che poi, volente o nolente, sarà utilizzato anche dal romanzo giallo classico (ma :Riflessi, in fondo in fondo, non può essere considerato anche un romanzo di ambientazione “gialla”?)

L’impegno di una donna: “Le quattro ragazze Wieselberger” di Fausta Cialente.
Ormai lo sapete, Fausta Cialente è una delle nostre scrittrici preferite. Una delle poche. Non è tanto, e solo, per il suo modo intelligente di scrivere

Scomode “confessioni”: “La vigna di uve nere” di Livia De Stefani.
La vigna di uve nere uscì nel 1953, e nonostante alcuni giudizi non proprio positivi, ottenne un buon successo e vinse anche il premio Salento. Vediamo la vicenda.
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