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Il Paradiso degli Orchi
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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un “fantastico” con qualche leggiadra invenzione: “All’insegna del buon corsiero” di Silvio D’Arzo.

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Scriveva Fabrizio Frasnedi in una introduzione ai testi di Silvio D’Arzo Opere: Silvio D’Arzo è, per quasi tutti noi, l’autore di Casa d’altri. Questo noi, va da sé, si riferisce alla sotterranea comunità dei lettori, alla solidarietà profonda e nascosta che unisce tutti coloro che hanno coi testi un rapporto vitale, carnale, di pelle.
Buon per lui. Altri, parecchi, indicano in All’insegna del buon corsiero il vero e proprio capolavoro dell’arte di Silvio D’arzo. Una cosa è comunque certa: nell’unico romanzo e nei pochi racconti dello scrittore di Reggio Emilia, si nota un’originalità ed una brillantezza che pochi altri potevano manifestare nel periodo.
All’insegna del buon corsiero fu terminato nel 1942 e pubblicato da Vallecchi l’anno dopo. Anche la data del romanzo, quello squisito capriccio settecentesco, è molto importante per cercare di capire, anzi, cercare di orientarsi sull’opera di D’Arzo. Era l’anno della seconda guerra mondiale, era l’anno (quello della pubblicazione) della disfatta di Mussolini, ma nulla di tutto ciò si riscontra nelle dinamiche e nelle storie del testo. Intendiamoci, Silvio D’Arzo non era antifascista, partì soldato finendo prima a Como e poi ad Avellino, ma di tutto questo nulla rimase nella sua esistenza.
Anzi, nel corso degli anni studiò e si interessò alla letteratura di quelli che poi avrebbero costituito l’asse portante del suo ministero: E.T.A. Hoffmann, Henry James, Kipling e soprattutto Robert Louis Stevenson.
A proposito della sua arte diceva: Dal canto mio, non c’è nulla che mi piaccia come una storia che comincia con una vecchia locanda dove “verso la fine del settecento” diversi gentiluomini in cappello a tricorno stanno giocando alle bocce.
In realtà ne All’insegna del buon corsiero non ci sono gentiluomini che giocano a carte, ma tutto il resto, condito con uno stile ed una capacità lessicale senza precedenti (D’Arzo, in quel periodo, aveva diciotto anni) è presente e risulta ancora più avvincente quando lo scrittore afferma come la narrazione fin qui esposta non sia più che una cruda e nuda cronaca. Strano a dirsi per una vicenda che mischia realtà e fantasia ma che, nell’esposizione dell’autore, si consideri l’antico significato di cronaca, cioè quella che mischiava ai fatti avvenimenti favolosi.
Alla locanda del Buon Corsiero tutto sembra procedere come sempre. Ci sono sì tanti personaggi, ma quelli che più costituiscono l’essenza stessa della storia sono Lelio e Lauretta, che ben presto dovranno sposarsi, la Marchesa che è di passaggio ma che costituisce una sorta di emblema del racconto e il di lei lacchè Androgeo, poeta e dicitore. Ma su tutti l’inesplicabile figura del Funambolo, una sorta di eroe pronto ad esibirsi l’indomani nella piazza dell’innominato paese.
Ma chi è veramente il Funambolo? Un angelo, come ci appare al suo arrivo, oppure una figura luciferina che nel corso degli eventi susciterà invidie e rimorsi e che sarà alla base di un tremito che farà oscillare il narrato?
D’Arzo non ha scelto questi tempi solo per una questione d’atmosfera, ma anche per qualcosa di più vitale: la lontananza (temporale, ovvio) rende ammissibile le svolgersi di vicende non del tutto reali, anche se lo scrittore non ignora che “per credere veramente a una favola occorre in fondo che sia un poco credibile”.
Dunque D’Arzo anche scrittore adatto ad un pubblico meno adulto? E’ indubbio, come si diceva in precedenza, che i suoi punti di riferimento sono quelli già descritti altrove: Stevenson prima di tutto, e poi tutta una serie di elementi culturali di primo piano (qualcuno ha indicato anche certi riferimenti all’Arcadia) che lo collocano su una posizione intellettuale di un certo sostegno. Ma è anche vero che l’essenza fantastica e certe leggiadre invenzioni, lo porterebbero ad avere anche lettori meno impegnati, ma sottilmente decisi.
Non sappiamo davvero se All’insegna… possa reggere il confronto con gli anni che viviamo, ma è indubbio che ha rivelato al mondo uno scrittore fuori dalle mode, figura anomala e misteriosa per eccellenza nella nostra letteratura moderna.



L’edizione da noi considerata è:

Silvio D’Arzo
All’insegna del buon corsiero
Adelphi




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