I Classici

Libro fatto di un unico periodo: “L’elisir di mezzanotte” di Francesco Serrao.
Sono nato a Roma il 1 luglio 1946, un giorno di sole atroce su cui pesava ancora l’incubo di luna piena della notte precedente.

Il romanzo che racconta di quando Stalin dovette rinunciare ad annettere la piccola Finlandia
Il patto Molotov-Ribbentrop, siglato il 23 agosto 1939 a Mosca una settimana prima dell’aggressione alla Polonia, non fu soltanto un patto di non aggressione, come fu propagandato pubblicamente, ma una vera e propria alleanza.

Quando si crede di andare ‘oltre’: “Le stelle fredde” di Guido Piovene.
Riporto, parola per parola, quello che uno dei critici più in vista, e da noi spesso citati, e cioè Giorgio Bàrberi Squarotti, disse nella sua Narrativa italiana del dopoguerra

Che fare quando si è famosi? “Il gioco e il massacro” di Ennio Flaiano.
La domanda sorge davvero spontanea: ma cosa si può fare quando lo scrittore è famoso? Cioè, cosa può fare colui che decide cosa pubblicare dello scrittore, e cosa deve fare lo scrittore, nella possibilità di una pubblicazione in forse, per non passare per un pretenzioso e arrogante?

Una bella sorpresa: “La fortezza di Kalimegdan” di Stefano Terra.
Ma rimango ateniese della Piazza Omonia (concordia) nell’albergo Neon dalle tante ragazze disponibili, i ristoranti con l’odore di insetticida e i solitari alla ricerca notturna di marinai dalla buona tariffa.

Il libro è dell'80 ma sembra scritto ora: Walter Tevis "Solo il mimo canta al limitar del bosco".
Insomma, iniziamo dalla fine. Robin Spofforth, un androide, “il più bel giocattolo dell’umanità”, ha un unico desiderio: quello di morire.

Il peccato come rinuncia: “Il peccato” di Giovanni Boine.
Il peccato è quanto tu per un tratto ti scordi ed inattivamente non vuoi, come la colpa ed il caos irrompessero su d’un colpo veementi nel forzato ordine delle orali tue cose. Ecco dunque cos’era il peccato per Boine che

Un piccolo capolavoro “La caduta” di Albert Camus.
È un piccolo capolavoro “la caduta” di Albert Camus. Esistono davvero pochissimi libri importanti che abbiano usato uno stile letterario così difficile da gestire.

Forse qualche dubbio: “Laguna” di Carla Vasio.
Mi chiedo, e lo faccio molto onestamente, quale possa essere stato lo stile e l’ambientazione de L’orizzonte, opera che in qualche modo ha definito la statura intellettuale di Carla Vasio.

Il contrario di salute: “Agonia di Natale” di Franco Fortini.
Per un attimo lasciamo perdere la figura di Fortini poeta, perché in fondo lo è stato ed anche in maniera superlativa. No, oggi parliamo di Fortini scrittore, meglio ancora, romanziere, perché nel 1948, presso Einaudi, uscì il romanzo (peraltro unico) Agonia di Natale.
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