Racconti

Escluso il cane
Era una di quelle sere il gelsomino in gola, una di quelle la strada buia, una sera “che ci faccio qui”, di quelle che se torni a casa non ti aspetta nessuno. Hai presente i single?

Stanchi
Rientrati in fretta, senza dir nulla, avevano raggiunto insieme la camera da letto. Lei aveva lasciato cadere la giacca sul divano, mentre lui aveva acceso le luci. Sicché, stanchi per la serata trascorsa, ora stavano spogliandosi.

L'incidente
Il cielo plumbeo disegna all'orizzonte molteplici onde intente a giocare con l'asfalto. Le gocce di pioggia appena scese riflettono le carene delle automobili in transito. Un solo colore, cangiante.


Una pizza fuori
Cristina prende il tovagliolo e si pulisce le labbra. Lo ritrova tutto sporco di rossetto; nello stampo purpureo, briciole dorate della frittura che ha appena finito di mangiare restano incastrate tra i pori invisibili della stoffa.

Eva
Se solo mia Sorella sapesse che quella robaccia – con tutta la buccia, poi! - l'ho ingerita per salvare lei e i nostri cari forse - forse… - smetterebbe di tagliarmi sprezzante la strada ogni volta, trascinando la sua caviglia disarticolata a mò di trofeo.

Parole
… Erano le sette, le sette meno dieci e Claudicante se ne stava lì, immobile, frastornata, seduta su quella panchina di legno, dall’aspetto un tantino romantico. Credeva di aspettare un treno, ne era convinta, un treno che non arrivava mai e ne aveva visti a centinaia, a migliaia! Ogni volta, aveva la percezione che fosse quello giusto, ma si sbagliava e tornava a sedersi di nuovo, a contare le nuvole, le persone, gli uccellini,

Quando mio cugino non morì
Quando l’estate prende un odore particolare te lo porti addosso per tutta la vita. Il mio cane aveva un bel nome: l’avevo chiamato Tarall ed era il mio assistente alla manovella della macchina per stritolare i pomodori bollenti. Proprio il pungente odore di conserva mentre l’acido dei sughi mi correva sulle braccia, caratterizzava l’odore dell’estate.

Rien ne va plus
Quella sera gli spettatori rimasero a bocca aperta di fronte all’epilogo sbalorditivo della gara, probabilmente unico nella storia dell’atletica e delle competizioni sportive. Sulle gradinate dello stadio Franco Ossola di Varese, in assenza di qualsiasi altra possibile spiegazione razionale, si sentì più volte pronunciare la parola pazzia.

Che cosa siamo, che cosa non siamo
E dire che al telefono, al pomeriggio, era sembrato tranquillo, e con tutte le idee a posto. Tant'è che quando mi ha chiesto ma che fai? sei libera, stasera? vuoi venire con me in un locale del centro? io non ci ho pensato due volte e ho accettato all'istante.
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