RECENSIONI
Mimmo Cervellino
Fino alla radice del cuore. Poesie 1972-2005
Osanna edizioni, Pag. 309 Euro 15.00
Sentite questa. Una mattina (pochi giorni fa) ricevo per posta un pacchetto. Mi chiedo cosa possa essere dal momento che non ho ordinato nulla e nulla mi deve arrivare. Beh, il solito libro di poesie inedite (bleah!) o il solito romanzo di qualche scrittore scriteriato.
Apro il pacchetto ed infatti è un volume (assai corposo) di poesie di tal Mimmo Cervellino, nome che inizialmente non mi dice nulla. Vi è di più una lettera che dice… Egregio… sono Rocco Cervellino, fratello di Mimmo, autore del libro In pienezza di cuore del quale lei fece una bella recensione che ho conservato gelosamente e che qui accludo in fotocopia.
Allora m’illumino (facciamo anche d’immenso), ma sì, Mimmo Cervellino alias Michele Malesaputo alias Anonimo era l’autore che nel 1990 fece uscire, per edizioni patetiche un libro, appunto come ha detto il fratello, In pienezza di cuore di cui dicevo… Mimmo Cervellino, il vero nome dell’autore, che noi abbiamo scoperto dopo aver fatta qualche indagine su Internet, ha scritto un romanzo che forse potremmo dire fatto di nulla, ma che n realtà segna la distanza dal resto della nostra narrativa e realizza un quadro, come diceva appunto Roversi che si regge sulla forza di una parola popolare, che vuol dire, soprattutto, dialetto, che forse, proprio per la capacità affabulatoria di Cervellino è riconducibile al sud, ma non del tutto regionalizzata (probabilmente calabro-lucana).
Ma era anche molto di più. Qui sono raccolte tutte le sue poesie, alcune quasi introvabili perché stampate in proprio, fino alla sua morte, avvenuta prematuramente, nel 2007.
Cosa dire? Per me un regalo inaspettato e gioioso (sì gioioso) per voi lettori che spesso non volete sentir parlare di poesia (chissà perché) un modo come un altro di riappropriarvi di un’arte ormai quasi dimenticata.
Non dico altro ma lascio parlare l’autore…Vedere il morto! /Più che vederlo è: toccarlo, tastarlo colle mani, farlo a pezzi cogli occhi, assaggiarlo, masticarlo, inghiottirlo. /La morte da noi è così buona, così buona. /Il gelo della carne, la rigidità del corpo, la vita fermata immobile apparecchiata e distesa in una cassa. /Tra brusii e brusii. /Masticare la morte per poter continuare a vivere.
Oppure estratti… Nella neve c’era /la cenere dei nostri focolari /confusa con il fresco sangue /dei porci scannati. /Con unghie mozzate, gettate alle spine. /E’ nulla la parola che non risale al passato.
di Alfredo Ronci
Apro il pacchetto ed infatti è un volume (assai corposo) di poesie di tal Mimmo Cervellino, nome che inizialmente non mi dice nulla. Vi è di più una lettera che dice… Egregio… sono Rocco Cervellino, fratello di Mimmo, autore del libro In pienezza di cuore del quale lei fece una bella recensione che ho conservato gelosamente e che qui accludo in fotocopia.
Allora m’illumino (facciamo anche d’immenso), ma sì, Mimmo Cervellino alias Michele Malesaputo alias Anonimo era l’autore che nel 1990 fece uscire, per edizioni patetiche un libro, appunto come ha detto il fratello, In pienezza di cuore di cui dicevo… Mimmo Cervellino, il vero nome dell’autore, che noi abbiamo scoperto dopo aver fatta qualche indagine su Internet, ha scritto un romanzo che forse potremmo dire fatto di nulla, ma che n realtà segna la distanza dal resto della nostra narrativa e realizza un quadro, come diceva appunto Roversi che si regge sulla forza di una parola popolare, che vuol dire, soprattutto, dialetto, che forse, proprio per la capacità affabulatoria di Cervellino è riconducibile al sud, ma non del tutto regionalizzata (probabilmente calabro-lucana).
Ma era anche molto di più. Qui sono raccolte tutte le sue poesie, alcune quasi introvabili perché stampate in proprio, fino alla sua morte, avvenuta prematuramente, nel 2007.
Cosa dire? Per me un regalo inaspettato e gioioso (sì gioioso) per voi lettori che spesso non volete sentir parlare di poesia (chissà perché) un modo come un altro di riappropriarvi di un’arte ormai quasi dimenticata.
Non dico altro ma lascio parlare l’autore…Vedere il morto! /Più che vederlo è: toccarlo, tastarlo colle mani, farlo a pezzi cogli occhi, assaggiarlo, masticarlo, inghiottirlo. /La morte da noi è così buona, così buona. /Il gelo della carne, la rigidità del corpo, la vita fermata immobile apparecchiata e distesa in una cassa. /Tra brusii e brusii. /Masticare la morte per poter continuare a vivere.
Oppure estratti… Nella neve c’era /la cenere dei nostri focolari /confusa con il fresco sangue /dei porci scannati. /Con unghie mozzate, gettate alle spine. /E’ nulla la parola che non risale al passato.
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