CLASSICI
Alfredo Ronci
Ma ‘sto viaggio l’ha fatto o non lo ha fatto? “Verso la cuna del mondo” di Guido Gozzano.

Gozzano, poeta crepuscolare-esistenzialista. Quante volte abbiamo letto una definizione del genere. Ma in sommi capi, cosa significa essere un poeta crepuscolare-esistenzialista?
Possiamo dire cosa precisamente Gozzano non era: rifiutava il dannunzianesimo e anche l’affettazione pascoliana non dimenticando lo spiritualismo fogazzariano. Dunque?
Non vorremmo prendere per vere le parole di Montale quando, parlando delle lettere di Gozzano ad Amalia Guglielminetti, affermò che egli… vi appare qual era: (…) un poeta (…) pochissimo romantico e pochissimo poeta.
Con questo Montale non voleva dire che Gozzano fosse un poeta di poco conto, anzi, voleva affermare che fosse un poeta di una specie nuova, di una razza non romantica, di un poeta cioè fuori dagli schemi trasmessi dalla maggiore cultura letteraria dell’Ottocento. O come disse un altro scrittore amante dell’arte di Gozzano, Renato Serra (e qui mi fermo nel riportare idee altrui): ha l’umiltà e la risolutezza di una necessaria e provvisoria adeguazione al ritmo altrettanto contingente e relativo dell’esistenza.
La biografia di Gozzano è caratterizzata da tre elementi ben distinti: la salute cagionevole, era affetto da una malattia polmonare che lo portò alla morte all’età di trentatré anni (per carità, non cercate contatti che non possono esistere), l’amore per la scrittrice Amalia Guglielminetti e, in un percorso più intellettuale e letterario, l’idea di una letteratura da stravolgere per renderla più volgare e prosastica di nuovi aspetti della realtà.
E così quest’uomo, già minato dalla malattia, innamorato di una donna e vigile nel portare avanti un’idea letteraria fuori da certi schemi, decide di affrontare un lungo viaggio che lo porterà in India, alla foce del sapere individuale.
La nostra letteratura ha sempre avuto dei contatti con l’India, nel corso dei secoli. Pensiamo per esempio a India di Paolo Mantegazza (peraltro si pensa che Gozzano abbia preso degli spunti dall’opera) e nel periodo più vicino a noi a L’odore dell’India di Pier Paolo Pasolini, a Un’idea dell’India di Alberto Moravia (ma era lo stesso viaggio del precedente) e infine a Esperimento con l’India di Giorgio Manganelli.
Ma cosa davvero cercava Gozzano in questo lungo viaggio? Gli storici e gli appassionati del poeta sono quasi tutti d’accordo nel pensare che il viaggio che aveva intrapreso (considerando i problemi sorti dopo l’evento), al di là anche della differenza temporale dell’inizio del tragitto, non fu esattamente come annunciato. A quanto sembra l’itinerario gozzaniano in India, nonostante alcuni capitoli del libro dedicati ad altre località, tipo Madura, Madras e Delhi, si limitò solo a Bombay, a Ceylon con una tappa intermedia a Goa.
Cos’è che fa dire agli “esperti” questa precisazione? Al di là del gusto di Gozzano per l’esotismo che gli fa confessare il suo amore per altre letture (che lui cita per creare una differenza, in realtà in alcuni casi copia proprio l’originale), vedi per esempio i romanzi di Jules Verne, di Daniel DeFoe o addirittura il capolavoro della letteratura portoghese di Camoes Lusiadi, vi è una sorta di ‘memento’ malinconico che non si adatta ad un viaggio per quanto impegnativo, anche di piacere.
E per la prima volta, dacché sono lontano dalla patria, sento in cuore una trafittura leggera, appena percettibile, ma insistente e importuna come il primo rodìo del dente cariato: è la nostalgia! E io mi vantavo d’esserne immune. Oppure… Non è gaio il mio Natale, e la flora che mi circonda non è consolatrice, mi ricorda di continuo la spaventosa distanza dalla patria.
Spaventosa distanza che forse, anzi molto probabilmente, non c’era. Ma allora cosa ci trasmette realmente questo viaggio ‘parziale’: sicuramente un resoconto (più adatto allo stesso autore che ai lettori), anche se parziale, di una vita vissuta in modo lineare ed esemplare (anche se l’India, nel caso specifico, è un insieme di distacco, attrazione e rifiuto, richiamo e scacco).
E la malinconia che, sia nei viaggi effettuati che in quelli inventati, trasmette un’idea del poeta molto vicino all’essenza della sua poesia: A tavola, solo. La saletta mi dà qualche illusione d’Europa, illusione che accresce, non mitiga la mia nostalgia.
Leggere il libro per sapere molto di Gozzano e poco dell’India.
L’edizione da noi considerata è:
Guido Gozzano
Verso la cuna del mondo
Bompiani
Possiamo dire cosa precisamente Gozzano non era: rifiutava il dannunzianesimo e anche l’affettazione pascoliana non dimenticando lo spiritualismo fogazzariano. Dunque?
Non vorremmo prendere per vere le parole di Montale quando, parlando delle lettere di Gozzano ad Amalia Guglielminetti, affermò che egli… vi appare qual era: (…) un poeta (…) pochissimo romantico e pochissimo poeta.
Con questo Montale non voleva dire che Gozzano fosse un poeta di poco conto, anzi, voleva affermare che fosse un poeta di una specie nuova, di una razza non romantica, di un poeta cioè fuori dagli schemi trasmessi dalla maggiore cultura letteraria dell’Ottocento. O come disse un altro scrittore amante dell’arte di Gozzano, Renato Serra (e qui mi fermo nel riportare idee altrui): ha l’umiltà e la risolutezza di una necessaria e provvisoria adeguazione al ritmo altrettanto contingente e relativo dell’esistenza.
La biografia di Gozzano è caratterizzata da tre elementi ben distinti: la salute cagionevole, era affetto da una malattia polmonare che lo portò alla morte all’età di trentatré anni (per carità, non cercate contatti che non possono esistere), l’amore per la scrittrice Amalia Guglielminetti e, in un percorso più intellettuale e letterario, l’idea di una letteratura da stravolgere per renderla più volgare e prosastica di nuovi aspetti della realtà.
E così quest’uomo, già minato dalla malattia, innamorato di una donna e vigile nel portare avanti un’idea letteraria fuori da certi schemi, decide di affrontare un lungo viaggio che lo porterà in India, alla foce del sapere individuale.
La nostra letteratura ha sempre avuto dei contatti con l’India, nel corso dei secoli. Pensiamo per esempio a India di Paolo Mantegazza (peraltro si pensa che Gozzano abbia preso degli spunti dall’opera) e nel periodo più vicino a noi a L’odore dell’India di Pier Paolo Pasolini, a Un’idea dell’India di Alberto Moravia (ma era lo stesso viaggio del precedente) e infine a Esperimento con l’India di Giorgio Manganelli.
Ma cosa davvero cercava Gozzano in questo lungo viaggio? Gli storici e gli appassionati del poeta sono quasi tutti d’accordo nel pensare che il viaggio che aveva intrapreso (considerando i problemi sorti dopo l’evento), al di là anche della differenza temporale dell’inizio del tragitto, non fu esattamente come annunciato. A quanto sembra l’itinerario gozzaniano in India, nonostante alcuni capitoli del libro dedicati ad altre località, tipo Madura, Madras e Delhi, si limitò solo a Bombay, a Ceylon con una tappa intermedia a Goa.
Cos’è che fa dire agli “esperti” questa precisazione? Al di là del gusto di Gozzano per l’esotismo che gli fa confessare il suo amore per altre letture (che lui cita per creare una differenza, in realtà in alcuni casi copia proprio l’originale), vedi per esempio i romanzi di Jules Verne, di Daniel DeFoe o addirittura il capolavoro della letteratura portoghese di Camoes Lusiadi, vi è una sorta di ‘memento’ malinconico che non si adatta ad un viaggio per quanto impegnativo, anche di piacere.
E per la prima volta, dacché sono lontano dalla patria, sento in cuore una trafittura leggera, appena percettibile, ma insistente e importuna come il primo rodìo del dente cariato: è la nostalgia! E io mi vantavo d’esserne immune. Oppure… Non è gaio il mio Natale, e la flora che mi circonda non è consolatrice, mi ricorda di continuo la spaventosa distanza dalla patria.
Spaventosa distanza che forse, anzi molto probabilmente, non c’era. Ma allora cosa ci trasmette realmente questo viaggio ‘parziale’: sicuramente un resoconto (più adatto allo stesso autore che ai lettori), anche se parziale, di una vita vissuta in modo lineare ed esemplare (anche se l’India, nel caso specifico, è un insieme di distacco, attrazione e rifiuto, richiamo e scacco).
E la malinconia che, sia nei viaggi effettuati che in quelli inventati, trasmette un’idea del poeta molto vicino all’essenza della sua poesia: A tavola, solo. La saletta mi dà qualche illusione d’Europa, illusione che accresce, non mitiga la mia nostalgia.
Leggere il libro per sapere molto di Gozzano e poco dell’India.
L’edizione da noi considerata è:
Guido Gozzano
Verso la cuna del mondo
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