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CLASSICI

Alfredo Ronci

Un classico “modesto”, per questo classico: “Maestra” di Clarice Tartufari.

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Ebbene, con un temperamento così audace, con un’anima così pronta ad accendersi alla fiaccola dell’orgoglio e del coraggio, io, nelle minute contingenze della vita, ho timidezze inconcepibili, strane paure. Un viso nuovo da vedere mi sgomenta; una visita da fare a persona sconosciuta mi preoccupa per una intiera giornata.
Se tutto un pubblico mi fischia con furore una commedia, io rimango assolutamente tranquilla al cospetto degli altri e, quello che più vale, al cospetto di me stessa; invece, se mi presento ad un capocomico con un copione ovvero ad un editore con un manoscritto, io cerco le parole, il respiro mi viene meno e per poco che il mio interlocutore mi appaia freddo o indeciso, io scompagino tutto con l’espressione del mio viso tra punto e spaurito e con l’insieme del mio contegno fra intimidito e offeso.
Ora, abbiamo riportato questo breve brano, contenuto nell’ultima parte di questa edizione, per quantificare un po’ la Tartufari e spiegare innanzi tutto il nostro titolo: un classico “modesto per questo classico.
La Tartufari appartiene a quel gruppo di scrittrici che pur non operando una precisa differenziazione nella nostra letteratura, pur tuttavia segnò anche il periodo di appartenenza. Ricordiamo una cosa, e ce lo ricorda Simona Cigliana nel suo saggio ‘La letteratura femminile 1900-1925’: Ma non bisogna dimenticare che la maggior parte delle autrici di allora fu autodidatta e si trovò a lottare contro le convenzioni sociali, che escludevano le donne dagli studi superiori e dalle maggiori università, contro le ristrettezze culturali e ideologiche della famiglia e dell’ambiente, contro l’ostilità dei critici, la cui valutazione risentiva spesso dei pregiudizi comuni.
Tuttavia anche in presenza di una forte resistenza maschile, queste scrittrici (pensiamo, per esempio, a Leda Rafanelli, ad Anna Franchi, a Emilia Ferretti, a Neera, a Maria Messina, a Regina di Luanto, a Beatrice Speraz, appunto alla Tartufari… un posto del tutto particolare invece lo riserviamo a Sibilla Aleramo) ottennero, chi più chi meno, alcune riconoscenze e da alcuni critici-lettori delle ‘gratitudini’ che però lasciano un po’ il tempo che trovano. Pensiamo per esempio a Benedetto Croce che proprio sulla Tartufari la disse dotata rispetto alla Deledda di temperamento assai più robusto, sguardo più ampio e un senso più vigoroso e compatto. O a Boine che disse… Non so che sforzo di quadratura, di massiccia e netta sincerità.
Sempre Boine affermava che il sentimento di oppressione si fa ancora più evidente nella narrativa femminile del tempo. Le protagoniste – quasi sempre donne – sono bambine o vecchie abbandonate e inermi; adolescenti e donne nubili a caccia di un marito, sorelle o figlie costrette a cedere il passo ai fratelli maschi.
Maestra della Tartufari, in assoluto la prima prosa della scrittrice, che aveva esordito con una mediocre raccolta di poesie, non devia affatto dalle consuetudini della letteratura del tempo: è la storia di una giovane e sprovveduta Ginevra Gabrielli, figlia di un portalettere e di una stiratrice, che tenta una sorta di riscatto ottenendo un diploma d’insegnamento. Ottenuto il posto d’insegnamento in un paese vicino Frascati, ben presto la sua ingenuità e tutte le sue illusioni, sia professionali che di cuore, saranno amaramente soffocate da pregiudizi e bassi istinti della società del tempo.
L’entrata della maestra produsse un certo effetto, e i giuocatori rimasero un istante colle carte in mano per isquadrare la nuova arrivata con quello sguardo di curiosità insolente che tanto umilia ed offende.
Pur rendendosi conto delle difficoltà e pur volendo resistere alle incomprensioni… No, voglio lottare fino all’ultimo. Ci sarà poi sempre tempo!... alla fine dovrà cedere il passo, abbandonando l’uomo che aveva conosciuto dopo l’esperienza di maestra, per evidenti problemi sociali, e accontentandosi del rapporto sentimentale di un tempo.
La scrittura della Tartufari è tutto un mondo di aspirazioni, impegnato nell’eterna legge del ciclo sociale: quello delle famiglie della sua epoca, spinte dalla volontà di elevarsi al di sopra della propria condizione e ascendere ad una certa quadratura intellettuale che però poi ristagna e cade.
Non tutta la letteratura femminile sarà così, pensiamo alla Sibilla Aleramo, ma per quanto riguarda la Tartufari il mondo per quanto subdolo e inappropriato rimarrà sempre quello, nonostante flebili controversie.




L’edizione da noi considerata è:

Clarice Tartufari
Maestra
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