Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Il Paradiso degli Orchi
Home » I Classici

Pagina dei contenuti


I Classici

immagine
Alfredo Ronci

I froci ancien régime di Gian Piero Bona: 'I pantaloni d'oro'.

S'intuisce già qualcosa dell'autore quando in esergo al romanzo scrive: L'amico Mario Soldati mi dice sempre che finalmente ha trovato uno scrittore 'non italiano' (infatti ho pattinato molto sui ghiacci mittel-europei con pastori metodisti), ed è per questo che non sono amato dalle Ade Negri in minigonna e dai Giovanni Pascoli capelloni di cui pullula la nostra cara domestica crociana realistico-papale porno-familiare letteratura.
Dove con un linguaggio mordacemente 'rivistaiolo' aggrega concetti che perdurano e che s'estrinsecano ancor oggi in sudditanza clericale,

immagine
Alfredo Ronci

La battaglia antiborghese di un fascista anarchico: 'Il soldato postumo' di Marcello Gallian.

Titolo che riprende paro paro il lavoro di Paolo Buchignani su Marcello Gallian e che sintetizza alla perfezione la tensione ideologica dello scrittore romano.
Su di lui la critica ha eretto una cortina di silenzio a dir poco vergognosa, nonostante si sia di fronte ad uno dei romanzieri più dotati di tutto il novecento italiano, spesso del tutto assente dalle antologie e dalle storie della letteratura (qualcuno, negli anni passati, tentò di sfondare il muro di omertà: Baraghini per esempio, che inaugurò la serie mitica dei Millelire con America, un racconto di Gallian tratto dalla rivista 'Quadrivio').

immagine
Alfredo Ronci

Altro che mitici anni sessanta: 'Registrazione di eventi' di Roberto Roversi.

Finito di leggere il libro mi ero appuntato:
Rappresentazione perfetta degli anni sessanta,
a) Denaro, quindi boom economico
b) Ossessioni della guerra
c) Idea della morte.
Poi riflettendo nei giorni successivi sono arrivato alla conclusione che il romanzo di Roversi è uno straordinario esempio di preveggenza: in esso sono contenuti tutti i mali che segnano l'attuale società e la precarietà del vivere.

immagine
Alfredo Ronci

Un attrazione fatale 'di regime': 'Il deserto del sesso' di Leonida Rèpaci.

Il libro ha una sua ambizione: di dire le cose del sesso come sono, senza ambagi, senza la solita ipocrisia che le vorrebbe soltanto accennate, per poter muovere, su un terreno di complicità allusiva, la fantasia.
Così scriveva lo stesso Rèpaci nell'introduzione alla presente edizione, a ribardir anche l'eccezionalità dell'evento: perché Il deserto del sesso fu opera prima processata per immoralità e successivamente assolta con formula piena dalla Magistratura di Milano, ma di più (perché le diatribe legali non hanno nulla a che vedere con le potenzialità letterarie di un libro)

immagine
Alfredo Ronci

Lo scrittore della morte e delle ossessioni: Dario Bellezza e 'L'amore felice'.

Devo essere sincero: non ho mai amato Bellezza né come poeta né come scrittore, riconoscendo tuttavia l'alta tessitura del 'fraseggio'. Motivi di questa incomprensione forse la stessa per cui Busi, negli ultimi anni di vita del poeta romano, vi si scagliava contro anche con inusitata autorità.
Ne aveva ben donde: contro la gioiosa macchina da guerra sessuale dell'autore di Sodomie in corpo 11, Bellezza contrapponeva un'omosessualità vissuta allo stesso modo pericolosamente, ma come vista e 'sentita' attraverso il buco della serratura.

immagine
Alfredo Ronci

Come una casa solida durante un terremoto: 'Una lunga pazzia' di Antonio Barolini.

In prima edizione nel 1962 Una lunga pazzia rappresentò una sfida: il neorealismo era ormai discorso chiuso. Qualcuno lo decretò morto dopo i fatti d'Ungheria che rappresentarono una sorta di 'diktat' alla voglia di utopia, mentre l'anno successivo si prestò alla nascita di un movimento che avrebbe messo in discussione il romanzo come forma assoluta d'espressione ed i suoi padri putativi.
Fu provocazione, protesta, o solo espressione di un'arte ormai consolidata quella di Antonio Barolini nel pubblicare una storia che ricordava Verga, il verismo in genere se non addirittura la sbandata appendicista?

immagine
Alfredo Ronci

Una piccola grande storia d'inganno: 'La suora giovane' di Giovanni Arpino.

Mi è capitato, recentemente, di verificare la grandezza de La suora giovane con un mio collega avanti con gli anni. Quando ha saputo che ne avrei parlato s'è compiaciuto, ha sorriso e poi ha cominciato a raccontar la trama come se avesse chiuso il libro minuti prima: lo aveva letto da giovane e rimasto folgorato.
Ormai è un dato di fatto che il romanzo di Arpino sia considerato, dai più, come l'opera più riuscita e toccante dell'intera sua produzione, una storia che per la sua semplicità e per la commistione di elementi sociali e di magnetismo rappresenta anche una chiave di volta per rappresentare un paese nella sua fase massima di ricostruzione.

immagine
Alfredo Ronci

Gli anni grigi di uno scrittore per caso: 'La gioventù perduta' di Beniamino Dal Fabbro.

Vero, Beniamino Dal Fabbro fu scrittore quasi per caso. I suoi esordi lo videro poeta e solo il confronto con una giovinezza mai risolta e per certi versi misteriosa lo portò a scrivere il libro in questione.
Curiosamente lo scrittore bellunese è famoso per altri accadimenti: negli anni cinquanta divenne critico musicale per testate importanti (una delle sue innumerevoli attività: fu anche pittore, oltre che poeta e scrittore, esperto di letteratura francese e traduttore) e nel '59 fu trascinato in tribunale per un processo di diffamazione intentato dalla Callas.

immagine
Alfredo Ronci

Che donna e che tragedia: 'L'Orchidea' di Sem Benelli.

Ruggero Zangrandi che, col suo imponente Il lungo viaggio attraverso il fascismo, enumerò vizi e virtù dell'intellettualismo sotto il regime, non aveva una grande considerazione di Sem Benelli, e s'infastidì soprattutto quando il commediografo, pur valendosi dell'etichetta di antifascista, aderì con entusiasmo alla politica mussoliniana contro le inique sanzioni.
Sem Benelli non era un vero e proprio oppositore al fascismo: semmai era un intellettuale che con intelligenza aveva intuito la forza del nuovo secolo e con essa gli stimoli che ne derivavano.

immagine
Alfredo Ronci

Novella di guerriglia e dell'orrore: 'Lupa in convento' di Giorgio Scerbanenco.

Scriveva Oreste del Buono nell'introduzione: Un giorno, non molti anni dopo la guerra, quando lavoravo alla Rizzoli di piazza Carlo Erba n.ro 6, la vera Rizzoli del vero Angelo Rizzoli, Giorgio Scerbanenco entrò nella mia stanza e depositò sulla scrivania un mucchietto di fogli in carta gialla.
"Guarda un poco che te ne pare. Non è il mio genere, non so dove pubblicarla, 'sta roba'...

Era veramente 'roba' fuori del comune e per tanti motivi.
Rintracciamoli.

CERCA

NEWS

RACCONTI

SEGUICI SU

facebookyoutube