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Stefano Torossi

Il mecenate

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Dalla storia: “Gaio Clinio Mecenate, Arezzo, 68 – 8 avanti Cristo, uomo ricchissimo e potente, amico di Augusto, modesto scrittore per conto proprio ma grande protettore delle arti e degli artisti (Orazio, Virgilio, Properzio, tanto per buttar giù qualche nome)”.
Dal dizionario: “Mecenate - Persona dotata di risorse e potere che sostiene concretamente la produzione creativa delle arti e degli artisti o il suo recupero”.
Giusto qualche giorno fa il MUSIA ha inaugurato a Roma nei suoi bellissimi spazi ricavati fra i ruderi sopravvissuti e bonificati del Teatro di Pompeo una mostra di ritratti di pittori italiani della prima metà del secolo scorso. Ingresso libero, collezione personale del mecenate, l’industriale Ovidio Jacorossi.
Mesi addietro siamo stati all’inaugurazione del Palazzo Merulana, nei pressi di S. Giovanni, in quello che ci ricordavamo come un edificio fatiscente, dove si andava a fare i vaccini prima dei nostri viaggi fricchettoni in India o in Africa, ora di nuovo splendido, con una esposizione di arte dalla collezione dei mecenati Claudio ed Elena Cerasi
L’anno scorso la scalinata di Piazza di Spagna è stata sistemata, restaurata e ripulita (anche se ventiquattrore dopo l’inaugurazione le orde di turisti italiani e stranieri avevano provveduto a riarredarla di lattine e cartacce unte) dal mecenate, l’industriale del gioiello, Bulgari.
Leggiamo che lo stesso mecenate Bulgari sistemerà l’Area Sacra di Largo Argentina, mentre della Rupe Tarpea sarà il mecenate Gucci a occuparsi.

A questo punto c’entra giusta giusta una bella favola. Vera. C’era una volta…
E’ il 1878, Alfred Strohl-Fern, un signore alsaziano, artista e mecenate, e soprattutto ricchissimo, compra otto incredibili ettari di terreno appena fuori Porta del Popolo (l’idea che poco più di un secolo fa si potessero ancora comprare ottantamila metri quadrati in pieno centro è sbalorditiva), ci impianta un bosco incantato, un giardino favoloso, un laghetto da sogno, costruisce una villa per sé, e accanto a questa una trentina di studi nei quali invita pittori, scultori e poeti a vivere e lavorare.
Vent’anni dopo ad Anticoli Corrado, poverissimo paese di pastori in Ciociaria, ma famoso perché le ragazze e i ragazzi da lì scendevano a Roma e, ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna, si offrivano come modelli ai pittori della vicina Via Margutta, nasceva Pasquarosa Marcelli.
Che era la più bella di tutte. Anche lei scese a Roma, fu modella, sposò il suo pittore e diventò Pasquarosa Bertoletti. Ma fece qualcosa di più delle altre. Era analfabeta e imparò a scrivere; non sapeva cos’era un pennello e diventò presto un’audace pittrice di talento. E tutto questo era cominciato in boheme, poi diventata successo, nello studio del pittore Nino Bertoletti, appunto uno di quelli di Villa Strohl-Fern.
Dove, in un altro studio, quello del pittore Francesco Trombadori, l’unico rimasto intatto (erano tutti uguali), con ancora i quadri alle pareti e gli stessi mobili di allora, una sera estiva di qualche tempo fa gli attori Gloria Sapio e Maurizio Repetto ci hanno raccontato in forma di diario a due voci la favola di Pasquarosa, da pastorella ignorante ad artista internazionale. Promotrice l’Associazione Amici di Villa Strohl-Fern, che si batte, finora con successo, perché questo frammento del passato non finisca fra le fauci della scuola francese, ivi ubicata, che sta cercando di papparselo.
Una serata deliziosa di ricordi e riferimenti alla storia del secolo scorso: arte, costume, politica, due guerre e una dittatura. Solo cent’anni, ma pieni di movimento. Come ultimo regalo a fine spettacolo, prima di accompagnarci al cancello della villa, che per fortuna non è aperta al pubblico, ci hanno fatto fare un giro nel bosco per vedere le lucciole.
Milioni, ce n’erano.



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