RECENSIONI
Jesper Stein
Il tempo dell'inquietudine
Marsilio, Traduzione di Lisa Raspanti., Pag. 484 Euro 18,00
Quand’è che ci troviamo di fronte a un bel noir?
Difficile a dirsi, soprattutto ora, quando il mercato editoriale è letteralmente sommerso da morti di ogni tipo e da personaggi di ogni tipo.
Prendiamo il caso degli scrittori del nord d’Europa.
Tutti che urlano e gridano, tutti son pronti a dichiarare che si è davanti ad un capolavoro o ad una storia piena di considerazione e di intendimenti.
Storie.
Il più delle volte è una lunga risciacquatura di situazioni simil-vere, ma pieno di impicci ed imbrogli che lasciano il tempo che trovano.
Tanto per dirne una. Ho letto recentemente, sempre per Marsilio, il noir di Jussi Adler-Olsen L’effetto farfalla. Bene, occorrono più di trecento pagine (delle quasi seicento, ed è tutto dire!) per decidere di acchiappare Marco, un giovane zingaro, e fargli dire tutto quello che sa.
Per carità, ci sono anche altre situazioni che impediscono all’autore di centrare il nodo della questione, ma… ma… c’è bisogno di aspettare tutto quel tempo per circoscrivere le indagini (che poi non sono quella grande cosa… e ci mancherebbe!).
Eppure, in mezzo a tutto questo marasma (e dicasi marasma), c’è sempre qualcosa che si muove, che striscia e cha fan ben sperare.
E’ il caso di Jesper Stein, scrittore danese alla sua prima esperienza, che con Il tempo dell’inquietudine, riesce a costruire una storia solida, ben sentita, e senza troppe code e pestilenze.
Una storia che ruota intorno ad una squadra di polizia che si trova coinvolta in un omicidio con poche luci e molte ombre, e a una situazione che potrebbe portare all’incriminazione di molti tutori dell’ordine.
Strano ma si parla anche di antifascismo, di un paese che non accetta di buon grado le cose che vengono dall’alto (diciamo cosi… ma voi lettori italiani ve lo sareste aspettato che in Danimarca c’è ancora chi spiazza la piazza e fa quello che in Italia si faceva solo trent’anni fa?).
Certo, anche in questo noir c’è qualcosa che non fila, ma è robetta di poca cosa, che non intralcia il vero senso della storia.
Dunque ecco un bel noir, scritto con la testa piena di buoni propositi e soprattutto un autore che ben volentieri vorremmo vedere in altre faccende affaccendato.
Nonostante il noir nordico.
di Eleonora del Poggio
Difficile a dirsi, soprattutto ora, quando il mercato editoriale è letteralmente sommerso da morti di ogni tipo e da personaggi di ogni tipo.
Prendiamo il caso degli scrittori del nord d’Europa.
Tutti che urlano e gridano, tutti son pronti a dichiarare che si è davanti ad un capolavoro o ad una storia piena di considerazione e di intendimenti.
Storie.
Il più delle volte è una lunga risciacquatura di situazioni simil-vere, ma pieno di impicci ed imbrogli che lasciano il tempo che trovano.
Tanto per dirne una. Ho letto recentemente, sempre per Marsilio, il noir di Jussi Adler-Olsen L’effetto farfalla. Bene, occorrono più di trecento pagine (delle quasi seicento, ed è tutto dire!) per decidere di acchiappare Marco, un giovane zingaro, e fargli dire tutto quello che sa.
Per carità, ci sono anche altre situazioni che impediscono all’autore di centrare il nodo della questione, ma… ma… c’è bisogno di aspettare tutto quel tempo per circoscrivere le indagini (che poi non sono quella grande cosa… e ci mancherebbe!).
Eppure, in mezzo a tutto questo marasma (e dicasi marasma), c’è sempre qualcosa che si muove, che striscia e cha fan ben sperare.
E’ il caso di Jesper Stein, scrittore danese alla sua prima esperienza, che con Il tempo dell’inquietudine, riesce a costruire una storia solida, ben sentita, e senza troppe code e pestilenze.
Una storia che ruota intorno ad una squadra di polizia che si trova coinvolta in un omicidio con poche luci e molte ombre, e a una situazione che potrebbe portare all’incriminazione di molti tutori dell’ordine.
Strano ma si parla anche di antifascismo, di un paese che non accetta di buon grado le cose che vengono dall’alto (diciamo cosi… ma voi lettori italiani ve lo sareste aspettato che in Danimarca c’è ancora chi spiazza la piazza e fa quello che in Italia si faceva solo trent’anni fa?).
Certo, anche in questo noir c’è qualcosa che non fila, ma è robetta di poca cosa, che non intralcia il vero senso della storia.
Dunque ecco un bel noir, scritto con la testa piena di buoni propositi e soprattutto un autore che ben volentieri vorremmo vedere in altre faccende affaccendato.
Nonostante il noir nordico.
di Eleonora del Poggio
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