CLASSICI
Alfredo Ronci
Informale e sperimentale: “Corporale” di Paolo Volponi.

Gerolamo Aspri; risiedo a Varese, sono in villeggiatura vicino a Rimini. Sono insegnante in un Istituto privato religioso. Ma non sono un professore. Sono laureato in legge e ho lavorato per quasi dieci anni in un’industria, nel settore delle relazioni interne: personale, paghe. Ho avuto grosse responsabilità e le ho svolte bene. Poi sono stato ingiustamente cacciato. Ero del PCI, anche consigliere comunale.
Un argomento che abbiamo già trattato: cos’è che ci spinge a preferire un classico invece di un altro? La risposta potrebbe essere semplice e invece no. Per Volponi, qua invece il dilemma è molto semplice, non si è fatta una scelta, nel senso che prima o poi porteremo all’attenzione dei lettori tutti i suoi romanzi di un’attività non certo prodigiosa.
Dunque Corporale (Oltre che pensare, camminare, mangiare, etc.etc., mi convinco di una necessità corporale, di una specie di lievitazone il cui stimolo e il cui appagamento posso definire col il verbo assassinare, assassinare come penetrare, rompere, esaurire, consumare, assorbire.) lo si è scelto unicamente perché è una sorta di trait d’union tra la vecchia produzione (Memoriale, per intenderci) e la nuova (Una strada per Roma… e a noi sta bene perché abbiamo già trattato ambedue i testi). Ma su cui sono stati fatti dei rilievi che noi non possiamo tralasciare.
Corporale è un romanzo debordante (un grande romanzo punito per la sua straripante eloquenza – Nicola Gardini), l’edizione prima einaudiana è composta di ben 505 pagine, dove è impossibile trovare una trama definitiva, tanto che appunto nell’edizione Einaudi la quarta di copertina è riempita dei protagonisti della storia, che sono centinaia anche se poi è Gerolamo Aspri e poi qualche donna, a farla da padrone.
Dice Walter Pedullà: E non è certo come discutere del sesso degli angeli, se si ricorda che la protagonista dell’episodio è ancora una volta una donna, una delle tante donne che fanno alzare la testa al protagonista. Del quale si può dire che ha almeno tante erezioni (i desideri del corpo, che fa belle e brutte figure, metafore in cerca di avventure col pensiero), quante alzate di testa, colpi di fantasia, scandali d’immaginazione così arditi e prolungati che ti vien fatto di dire si tagli la testa al toro e si venga al fatto.
Dunque le donne, soprattutto una, Ivana, una bella e desiderabile di poco più di venti anni, che proprio nel momento di maggiore (per il protagonista) desiderio erotico, durante una tempesta marina scompare, e non sarà più ritrovata, insieme ad un procace individuo, anche lui disperso, che inizialmente aveva procurato dei problemi a Gerolamo Aspri.
La stessa Ivana che in una fase successiva del romanzo, come se niente fosse, resuscita ed è sempre momento di confusione per Gerolamo.
Ma sono altri i problemi a cui va incontro il protagonista: dalla ricerca di un assassino (un poco probabile individuo che dovrebbe o potrebbe aggirarsi nei dintorni di Rimini e costituisce una sorta di elemento psicanalitico per Gerolamo), alla paura, meglio dire terrore, per la bomba atomica… Una notte sognai un’altra volta l’esplosione dell’atomica e la contaminazione; un’altra volta dietro la mia schiena sentii aperta un’immensa ferita, mentre il mio petto, sul quale io stesso mi affannavo, restava ostinatamente chiuso. Il mio collo era come una torre, ma le mie mani, la mia schiena e tutte le parti tenere del sesso e dell’inguine erano invece dissolte e si sublimavano lentamente sotto il raggio dell’atomica.
Ovviamente c’è ancora dell’altro, soprattutto le considerazioni politiche. E qui vorrei metterci un mio zampino: è vero, il romanzo è del 1974, ed il PCI navigava ancora in una dimensione potremmo dire felice, ma negli anni che seguirono Volponi passò dal partito comunista a Rifondazione Comunista. Per carità, lo ripeto, gli anni del romanzo sono ancora lontani da quella scelta, ma nella quasi frammentaria disposizione del libro, tutto può essere reso possibile.
Lo abbiamo detto il libro, alla sua uscita determinò quasi una frattura tra chi lo considerava un capolavoro e chi invece ne metteva negativamente in evidenza gli elementi più portanti. Tra questi ultimi Pasolini. Lo scrittore-regista riteneva che… Pur riconoscendo il valore dell'amico, considerò alcune soluzioni stilistiche del romanzo un cedimento alla neo-avanguardia, segnando un momento di distanze e divergenza intellettuale dopo il sodalizio degli anni precedenti.
Ho intitolato questo pezzo “informale e sperimentale” proprio perché io stesso mi sono trovato sorpreso da certe soluzioni e ho creduto che l’esperienza sperimentale degli anni precedenti (anche se continuava, altroché) avesse fatto breccia nella successione degli eventi del romanzo.
Della serie (ma non è un segnale negativo): ognuno può vederci ciò che vuole o ciò che più gli interessa.
L’edizione da noi considerata è:
Paolo Volponi
Corporale
Einaudi
Un argomento che abbiamo già trattato: cos’è che ci spinge a preferire un classico invece di un altro? La risposta potrebbe essere semplice e invece no. Per Volponi, qua invece il dilemma è molto semplice, non si è fatta una scelta, nel senso che prima o poi porteremo all’attenzione dei lettori tutti i suoi romanzi di un’attività non certo prodigiosa.
Dunque Corporale (Oltre che pensare, camminare, mangiare, etc.etc., mi convinco di una necessità corporale, di una specie di lievitazone il cui stimolo e il cui appagamento posso definire col il verbo assassinare, assassinare come penetrare, rompere, esaurire, consumare, assorbire.) lo si è scelto unicamente perché è una sorta di trait d’union tra la vecchia produzione (Memoriale, per intenderci) e la nuova (Una strada per Roma… e a noi sta bene perché abbiamo già trattato ambedue i testi). Ma su cui sono stati fatti dei rilievi che noi non possiamo tralasciare.
Corporale è un romanzo debordante (un grande romanzo punito per la sua straripante eloquenza – Nicola Gardini), l’edizione prima einaudiana è composta di ben 505 pagine, dove è impossibile trovare una trama definitiva, tanto che appunto nell’edizione Einaudi la quarta di copertina è riempita dei protagonisti della storia, che sono centinaia anche se poi è Gerolamo Aspri e poi qualche donna, a farla da padrone.
Dice Walter Pedullà: E non è certo come discutere del sesso degli angeli, se si ricorda che la protagonista dell’episodio è ancora una volta una donna, una delle tante donne che fanno alzare la testa al protagonista. Del quale si può dire che ha almeno tante erezioni (i desideri del corpo, che fa belle e brutte figure, metafore in cerca di avventure col pensiero), quante alzate di testa, colpi di fantasia, scandali d’immaginazione così arditi e prolungati che ti vien fatto di dire si tagli la testa al toro e si venga al fatto.
Dunque le donne, soprattutto una, Ivana, una bella e desiderabile di poco più di venti anni, che proprio nel momento di maggiore (per il protagonista) desiderio erotico, durante una tempesta marina scompare, e non sarà più ritrovata, insieme ad un procace individuo, anche lui disperso, che inizialmente aveva procurato dei problemi a Gerolamo Aspri.
La stessa Ivana che in una fase successiva del romanzo, come se niente fosse, resuscita ed è sempre momento di confusione per Gerolamo.
Ma sono altri i problemi a cui va incontro il protagonista: dalla ricerca di un assassino (un poco probabile individuo che dovrebbe o potrebbe aggirarsi nei dintorni di Rimini e costituisce una sorta di elemento psicanalitico per Gerolamo), alla paura, meglio dire terrore, per la bomba atomica… Una notte sognai un’altra volta l’esplosione dell’atomica e la contaminazione; un’altra volta dietro la mia schiena sentii aperta un’immensa ferita, mentre il mio petto, sul quale io stesso mi affannavo, restava ostinatamente chiuso. Il mio collo era come una torre, ma le mie mani, la mia schiena e tutte le parti tenere del sesso e dell’inguine erano invece dissolte e si sublimavano lentamente sotto il raggio dell’atomica.
Ovviamente c’è ancora dell’altro, soprattutto le considerazioni politiche. E qui vorrei metterci un mio zampino: è vero, il romanzo è del 1974, ed il PCI navigava ancora in una dimensione potremmo dire felice, ma negli anni che seguirono Volponi passò dal partito comunista a Rifondazione Comunista. Per carità, lo ripeto, gli anni del romanzo sono ancora lontani da quella scelta, ma nella quasi frammentaria disposizione del libro, tutto può essere reso possibile.
Lo abbiamo detto il libro, alla sua uscita determinò quasi una frattura tra chi lo considerava un capolavoro e chi invece ne metteva negativamente in evidenza gli elementi più portanti. Tra questi ultimi Pasolini. Lo scrittore-regista riteneva che… Pur riconoscendo il valore dell'amico, considerò alcune soluzioni stilistiche del romanzo un cedimento alla neo-avanguardia, segnando un momento di distanze e divergenza intellettuale dopo il sodalizio degli anni precedenti.
Ho intitolato questo pezzo “informale e sperimentale” proprio perché io stesso mi sono trovato sorpreso da certe soluzioni e ho creduto che l’esperienza sperimentale degli anni precedenti (anche se continuava, altroché) avesse fatto breccia nella successione degli eventi del romanzo.
Della serie (ma non è un segnale negativo): ognuno può vederci ciò che vuole o ciò che più gli interessa.
L’edizione da noi considerata è:
Paolo Volponi
Corporale
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