RECENSIONI
Guido Morselli
Mi sono conosciuto nel sogno. Diario.
Adelphi, Pag. 441 Euro 26.00
Lo scrivemmo anni fa parlando di Roma senza pace: ci verrebbe da fare una battuta. Se gli editori, allora come oggi, ciechi per il mercato e per le mode incombenti, non avessero privato l’uomo di un giustificatissimo riconoscimento in vita, forse avremmo avuto dallo scrittore una “regolarità” editoriale migliore, che non l’approvazione urbi et orbi dell’intellettualismo solo dopo il suicidio nel 1973.
E sia. Adelphi ha deciso di pubblicare il tutto, cioè sia i saggi che i romanzi, e ora ci propone questo diario che, pare, abbia avuto anche una precedente edizione, anche se questa si è arricchita di altri aspetti.
Difficile però parlarne, dico meglio, difficile parlarne in una recensione come la nostra, e ancora più difficile parlarne stando dietro a tutte le sue considerazioni sulla vita e sulla cultura a lei accompagnata. Perché se una cosa si può dire senza cadere in esagerazioni è che Morselli aveva una cultura mostruosa e si permetteva di dire la propria sia in campo politico (bella l’affermazione… Nessun partito politico è di sinistra, dopo che ha assunto il potere), sia in campo sessuale (Ha ragione Weininger e la sua scuola, a dichiarare che non vi sono sessi distinti ma frammistione di sessi o almeno dei loro caratteri fisiologici o psicologici?), personali (In tutte le cose, e non solo nel mio lavoro, io mi sono visto opporre pareti scoscese, invalicabili, contro le quali è stato inutile farsi insanguinare e piedi e mani e ginocchia), in campo letterario (Da noi il romanzo si identifica virtualmente con la “narrativa”, una locuzione che richiama l’attività di chi espone fatti, cronaca, storia; nei paesi anglo-sassoni, è tutt’uno con la “fiction”, ossia con l’attività di chi “immagina” e magari sogna, con l’invenzione), addirittura turistico (L’analisi di questi “motori” del turismo, dà ragione del fatto che esso è un fenomeno caratteristico della donna – e dell’uomo di scarsa virilità intellettuale e affettiva. Si può dire (parafrasando Nietzsche): la donna, un problema di cui un viaggetto è la soluzione).
Sia ben chiaro: quello che io ho riportato è una millesima parte di quello contenuto nel Diario. Si potrebbe parlare dell’esistenza di Dio, o della polemica della prima o della terza persona portata avanti dal Gruppo 3, o addirittura di Sigmund Freud (che viene citato regolarmente), o Marcel Proust, per non parlare poi delle ‘proposizioni’ filosofiche (e i vari autori).
O del suicidio (che guarda caso è affrontato di più ad inizio Diario che non alla fine… La ragione vera, l’unica ragione per la quale noi condanniamo il suicida si è questa: che il suicida, in quanto tale è un negatore della speranza, ossia del nostro istinto vitale. (…) In realtà, la comune riprovazione che incontra l’atto suicida non si fonda su nessuna di queste ragioni; ma sul fatto che il nostro essere più profondo sente minacciate dall’atto irreparabile le radici stesse della sua esistenza.
Non è facile uscire fuori dal bailamme anche furioso di Morselli. Ma per concludere porterei una citazione che in qualche modo riassume anche l’atteggiamento dello scrittore nei confronti delle donne: Pornografia. La si accusa di essere oscena. Ma se “osceno” vien da “ob scaenam”, che è come dire ciò che è “contro spettacolo”, ciò che non si vorrebbe o non si dovrebbe vedere (o udire), esistono manifestazioni che sono ben più oscene dell’erotismo, incluso l’erotismo a fini commerciali: - Una (bella) donna in calzoni (…).
Tanto da non indulgere in un pianto collettivo.
di Alfredo Ronci
E sia. Adelphi ha deciso di pubblicare il tutto, cioè sia i saggi che i romanzi, e ora ci propone questo diario che, pare, abbia avuto anche una precedente edizione, anche se questa si è arricchita di altri aspetti.
Difficile però parlarne, dico meglio, difficile parlarne in una recensione come la nostra, e ancora più difficile parlarne stando dietro a tutte le sue considerazioni sulla vita e sulla cultura a lei accompagnata. Perché se una cosa si può dire senza cadere in esagerazioni è che Morselli aveva una cultura mostruosa e si permetteva di dire la propria sia in campo politico (bella l’affermazione… Nessun partito politico è di sinistra, dopo che ha assunto il potere), sia in campo sessuale (Ha ragione Weininger e la sua scuola, a dichiarare che non vi sono sessi distinti ma frammistione di sessi o almeno dei loro caratteri fisiologici o psicologici?), personali (In tutte le cose, e non solo nel mio lavoro, io mi sono visto opporre pareti scoscese, invalicabili, contro le quali è stato inutile farsi insanguinare e piedi e mani e ginocchia), in campo letterario (Da noi il romanzo si identifica virtualmente con la “narrativa”, una locuzione che richiama l’attività di chi espone fatti, cronaca, storia; nei paesi anglo-sassoni, è tutt’uno con la “fiction”, ossia con l’attività di chi “immagina” e magari sogna, con l’invenzione), addirittura turistico (L’analisi di questi “motori” del turismo, dà ragione del fatto che esso è un fenomeno caratteristico della donna – e dell’uomo di scarsa virilità intellettuale e affettiva. Si può dire (parafrasando Nietzsche): la donna, un problema di cui un viaggetto è la soluzione).
Sia ben chiaro: quello che io ho riportato è una millesima parte di quello contenuto nel Diario. Si potrebbe parlare dell’esistenza di Dio, o della polemica della prima o della terza persona portata avanti dal Gruppo 3, o addirittura di Sigmund Freud (che viene citato regolarmente), o Marcel Proust, per non parlare poi delle ‘proposizioni’ filosofiche (e i vari autori).
O del suicidio (che guarda caso è affrontato di più ad inizio Diario che non alla fine… La ragione vera, l’unica ragione per la quale noi condanniamo il suicida si è questa: che il suicida, in quanto tale è un negatore della speranza, ossia del nostro istinto vitale. (…) In realtà, la comune riprovazione che incontra l’atto suicida non si fonda su nessuna di queste ragioni; ma sul fatto che il nostro essere più profondo sente minacciate dall’atto irreparabile le radici stesse della sua esistenza.
Non è facile uscire fuori dal bailamme anche furioso di Morselli. Ma per concludere porterei una citazione che in qualche modo riassume anche l’atteggiamento dello scrittore nei confronti delle donne: Pornografia. La si accusa di essere oscena. Ma se “osceno” vien da “ob scaenam”, che è come dire ciò che è “contro spettacolo”, ciò che non si vorrebbe o non si dovrebbe vedere (o udire), esistono manifestazioni che sono ben più oscene dell’erotismo, incluso l’erotismo a fini commerciali: - Una (bella) donna in calzoni (…).
Tanto da non indulgere in un pianto collettivo.
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