RECENSIONI
Luca Giachi
Oltre le parole
Hacca, Pag.242 Euro 14,00
Lo confessso: un personaggio che ama il rock indipendente e snocciola con fare distratto nomi come Don Caballero, Calexico, Fugazi, Cat Power ed altri, beh, mi sta simpatico di brutto. Diventa una questione di feeling, come diceva Mina anni fa (e il capovolgimento di fronte in questo caso è totale).
Ed il personaggio è Matteo, un vigile della polizia municipale di Roma, ventotto anni, di bella presenza a cui spetta di assistere, insieme all'altro "pezzo grosso" del romanzo, Alessia, ragazza carina ed imprevedibile, ad un evento surreale.
Coupe de théâtre: una cinquecento, di quelle di una volta, non il nuovo modello fiat, piomba dall'alto dei cieli (oh sacrilegio) spiaccicandosi sull'asfalto dell'Eur senza, per fortuna, far danni. Da questo accadimento inspiegabile (poi nel finale spiegato) inizia un'avventura a metà strada tra l'investigazione noir ed un diario dei sentimenti.
Mi preme sottolineare come la storia racchiuda in qualche modo il mondo stesso dell'autore, pur nella improbabilità del "fattaccio" scatenante.
Leggo nelle poche note biografiche di Luca Giachi: E' chitarrista degli Adale, formazione jazz core appartenente alla scena indipendente romana. Sulla scena indipendente abbiamo già detto, ma per una sorta di traslazione narrativa, che ogni buon scrittore sa che è normale e statisticamente preminente, fa diventare cantante un altro personaggio chiave di Oltre le parole: Giorgia. L'idea è proprio quella. Suonare in tempi dispari mezzi storti con Giorgia che ci canta melodica sul serio. Il problema è che questa cosa non viene neanche un po' compresa.
Questa sorta di "inciucio" anticonvenzionale lo si riscontra anche in Alessia, la ragazza che insieme a Matteo terrà le fila degli avvenimenti fino alla soluzione finale. Anche lei è una ragazza divisa, un elemento "geneticamente" modificato: E' John Lennon che si mette a suonare con gli Slint. Gli anni Sessanta che incontrano la sfiga esistenziale per eccellenza degli anni Novanta. Più che una persona è l'unione di due generazioni impazzite. E che non hanno mai saputo di esserlo.
In effetti Oltre le parole è davvero un incontro tra due generazioni che però, al di là dei proclami dei protagonisti, è più convenzionale e tra le fila. Per carità, non stiamo chiedendo agli "attori" di gridare il loro sdegno, i tempi non sono adatti neppure per le urla di silenzio. Giachi è corretto nel suo mondo: che si vuole difficile da comprendere, da vivere, da sopravvivere, ma nel caos apparente vi cerca con insistenza e con un'onesta difficilmente riscontrabile in altre storie, la scintilla dei sentimenti più puri. Ma sì, senza troppe pippe e circonlocuzioni, chiamiamola per quella che è: amore.
Perché questa è davvero una love story d'altri tempi, ma che sono necessariamente questi di oggi. E santiddio non è una contraddizione in termini. Peccato qualche dialogo troppo costruito, quasi innaturale nell'afflato romantico della trama. Qualche scambio più convincente e sanguigno non avrebbe guastato.
di Alfredo Ronci
Ed il personaggio è Matteo, un vigile della polizia municipale di Roma, ventotto anni, di bella presenza a cui spetta di assistere, insieme all'altro "pezzo grosso" del romanzo, Alessia, ragazza carina ed imprevedibile, ad un evento surreale.
Coupe de théâtre: una cinquecento, di quelle di una volta, non il nuovo modello fiat, piomba dall'alto dei cieli (oh sacrilegio) spiaccicandosi sull'asfalto dell'Eur senza, per fortuna, far danni. Da questo accadimento inspiegabile (poi nel finale spiegato) inizia un'avventura a metà strada tra l'investigazione noir ed un diario dei sentimenti.
Mi preme sottolineare come la storia racchiuda in qualche modo il mondo stesso dell'autore, pur nella improbabilità del "fattaccio" scatenante.
Leggo nelle poche note biografiche di Luca Giachi: E' chitarrista degli Adale, formazione jazz core appartenente alla scena indipendente romana. Sulla scena indipendente abbiamo già detto, ma per una sorta di traslazione narrativa, che ogni buon scrittore sa che è normale e statisticamente preminente, fa diventare cantante un altro personaggio chiave di Oltre le parole: Giorgia. L'idea è proprio quella. Suonare in tempi dispari mezzi storti con Giorgia che ci canta melodica sul serio. Il problema è che questa cosa non viene neanche un po' compresa.
Questa sorta di "inciucio" anticonvenzionale lo si riscontra anche in Alessia, la ragazza che insieme a Matteo terrà le fila degli avvenimenti fino alla soluzione finale. Anche lei è una ragazza divisa, un elemento "geneticamente" modificato: E' John Lennon che si mette a suonare con gli Slint. Gli anni Sessanta che incontrano la sfiga esistenziale per eccellenza degli anni Novanta. Più che una persona è l'unione di due generazioni impazzite. E che non hanno mai saputo di esserlo.
In effetti Oltre le parole è davvero un incontro tra due generazioni che però, al di là dei proclami dei protagonisti, è più convenzionale e tra le fila. Per carità, non stiamo chiedendo agli "attori" di gridare il loro sdegno, i tempi non sono adatti neppure per le urla di silenzio. Giachi è corretto nel suo mondo: che si vuole difficile da comprendere, da vivere, da sopravvivere, ma nel caos apparente vi cerca con insistenza e con un'onesta difficilmente riscontrabile in altre storie, la scintilla dei sentimenti più puri. Ma sì, senza troppe pippe e circonlocuzioni, chiamiamola per quella che è: amore.
Perché questa è davvero una love story d'altri tempi, ma che sono necessariamente questi di oggi. E santiddio non è una contraddizione in termini. Peccato qualche dialogo troppo costruito, quasi innaturale nell'afflato romantico della trama. Qualche scambio più convincente e sanguigno non avrebbe guastato.
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