CLASSICI
Alfredo Ronci
Un classico poliziesco poco poliziesco: “L’assassinio nel vicolo della luna” di Jarro.

In tempi di calura, riscopriamo anche classici che per vari motivi non hanno superato il corso del tempo. Mi chiedo: perché De Angelis sì (scegliamo un nome più conosciuto) e Jarro no? De Angelis, tanto per intenderci, quello che scrisse i suoi gialli nel periodo fascista, nonostante tutto ha sempre ottenuto la grazia e il rispetto della migliore intelligenza nostrana e ha, come si suol dire, superato la soglia dell’oblio (potremmo dire che ha anche usufruito dell’accortezza di registi televisivi e di attori al di sopra di ogni sospetto, leggi Paolo Stoppa, che negli anni settanta lo hanno, prima di altri, meglio fotografato?).
Jarro, al di là di ogni altra considerazione, non se lo ricorda proprio nessuno (chi mai lo ha sentito nominare?), nonostante, nei suoi tempi, sia stato scrittore di un certo livello ma anche erudito, tanto da produrre studi su Dante, Andrea Cavalcanti e altresì amico intimo di Gabriele D’Annunzio.
Dove sta appunto la risposta ad una domanda che, prima di noi, qualcuno si sarà anche fatto, ma che poi nelle intenzioni nessuno è stato in grado di rispettare?
Come De Angelis, Jarro è passato per uno scrittore di gialli; qualcuno (in tempi ovviamente passati o trapassati) lo ha anche accostato al solito Conan Doyle, anche se poi i confronti son rimasti lì per una serie di attente valutazioni. Rimangono però i tempi, perché Jarro preferì discettare di poliziesco e di crimini nei primi anni dell’ottocento.
Cosa ci racconta L’assassinio nel vicolo della luna?
La sera del 14 gennaio 1831, mentre l’orologio di Palazzo Vecchio rintocca le 20, un pittore viene trovato cadavere sull’umido e lercio selciato di Vicolo della Luna a Firenze.
Non me ne vogliano i lettori, che spero nella calura siano tanti, ma nelle note introduttive che l’editore ha postato, e che io generosamente ho riportato, c’è già un errore, che forse ai tempi di Jarro non erano determinanti, ma ai giorni nostri sì, altrimenti un libro che s’intende giallo, in realtà finirebbe negli scaffali dell’incerto. E l’errore che andiamo a sottolineare è che il pittore, tra l’altro borghese di chiari quattrini, non è cadavere ma, pur avendo riportato ferite ragguardevoli (non riuscirà più a parlare, soltanto scrivere, ma nonostante tutto non riuscirà a riportare il nome dell’aggressore) sopravviverà all’evento.
Di più: l’editore, sempre nelle note introduttive afferma che… Le indagini sono affidate a Domenico Arganti, detto Lucertolo, ispettore di polizia, burbero nei modi ed estremamente determinato, un precursore, se non ‘il precursore’ del tipo di investigatore hard boiled ante litteram, risoluto, determinato, ma al contempo delicato quando serve.
Sciocchezze. Il così detto ante litteram dell’investigatore hard boiled, appunto Lucertolo, appare per pochissime pagine nel romanzo, e non fa certo la parte del protagonista, anzi, anche se il procedimento di Jarro nella composizione dell’intera storia, forse ce lo fa apparire diverso.
Sì perché Jarro costruisce una vicenda appena poliziesca ma col solo intento di allungarla in altri episodi. Si viene a sapere del responsabile del misfatto (nonostante Lucertolo), ma nello stesso tempo è stato messo in prigione un ragazzetto minuto e poverissimo che fa la parte del peccatore irresoluto.
Risultato? Per sapere se effettivamente sarà processato il vero responsabile e non il povero disgraziatello rimandiamo tutto al successivo romanzo: Il processo Bartelloni.
Ora, al di là di certe apparenti inconcludenze, con Jarro siamo di fronte effettivamente al primo tentativo italico d’imbastire una storia che abbia al centro un misfatto e che poi si arricchisca di situazioni poliziesche (tanto per aggiungere qualcosa, Jarro, quasi al termine di questa avventura piena anche di amori e sensualità, per riordinare meglio la sua materia, imbastisce un discorso tutto suo sul … servizio della polizia in Firenze, per esempio, nel 1831, era così ben regolato e distribuito, che nessuna parte della città o dei suburbi sfuggiva alla ordinaria vigilanza degli esecutori.
In più altre informazioni per rendere più comprensibile, a lettori di fine ottocento e primi del novecento, la vicenda e i suoi personaggi.
Non sarà una lettura formidabile, ma sicuramente qualcosa con cui fare i conti. Sai che soddisfazione, ai tempi nostri, dire che il primigenio della letteratura poliziesca in Italia fu Jarro?
Ma Jarro chi?
L’edizione da noi considerata è:
Giulio Piccini (Jarro)
L’assassinio nel Vicolo della Luna
Gilgamesh Edizioni
Jarro, al di là di ogni altra considerazione, non se lo ricorda proprio nessuno (chi mai lo ha sentito nominare?), nonostante, nei suoi tempi, sia stato scrittore di un certo livello ma anche erudito, tanto da produrre studi su Dante, Andrea Cavalcanti e altresì amico intimo di Gabriele D’Annunzio.
Dove sta appunto la risposta ad una domanda che, prima di noi, qualcuno si sarà anche fatto, ma che poi nelle intenzioni nessuno è stato in grado di rispettare?
Come De Angelis, Jarro è passato per uno scrittore di gialli; qualcuno (in tempi ovviamente passati o trapassati) lo ha anche accostato al solito Conan Doyle, anche se poi i confronti son rimasti lì per una serie di attente valutazioni. Rimangono però i tempi, perché Jarro preferì discettare di poliziesco e di crimini nei primi anni dell’ottocento.
Cosa ci racconta L’assassinio nel vicolo della luna?
La sera del 14 gennaio 1831, mentre l’orologio di Palazzo Vecchio rintocca le 20, un pittore viene trovato cadavere sull’umido e lercio selciato di Vicolo della Luna a Firenze.
Non me ne vogliano i lettori, che spero nella calura siano tanti, ma nelle note introduttive che l’editore ha postato, e che io generosamente ho riportato, c’è già un errore, che forse ai tempi di Jarro non erano determinanti, ma ai giorni nostri sì, altrimenti un libro che s’intende giallo, in realtà finirebbe negli scaffali dell’incerto. E l’errore che andiamo a sottolineare è che il pittore, tra l’altro borghese di chiari quattrini, non è cadavere ma, pur avendo riportato ferite ragguardevoli (non riuscirà più a parlare, soltanto scrivere, ma nonostante tutto non riuscirà a riportare il nome dell’aggressore) sopravviverà all’evento.
Di più: l’editore, sempre nelle note introduttive afferma che… Le indagini sono affidate a Domenico Arganti, detto Lucertolo, ispettore di polizia, burbero nei modi ed estremamente determinato, un precursore, se non ‘il precursore’ del tipo di investigatore hard boiled ante litteram, risoluto, determinato, ma al contempo delicato quando serve.
Sciocchezze. Il così detto ante litteram dell’investigatore hard boiled, appunto Lucertolo, appare per pochissime pagine nel romanzo, e non fa certo la parte del protagonista, anzi, anche se il procedimento di Jarro nella composizione dell’intera storia, forse ce lo fa apparire diverso.
Sì perché Jarro costruisce una vicenda appena poliziesca ma col solo intento di allungarla in altri episodi. Si viene a sapere del responsabile del misfatto (nonostante Lucertolo), ma nello stesso tempo è stato messo in prigione un ragazzetto minuto e poverissimo che fa la parte del peccatore irresoluto.
Risultato? Per sapere se effettivamente sarà processato il vero responsabile e non il povero disgraziatello rimandiamo tutto al successivo romanzo: Il processo Bartelloni.
Ora, al di là di certe apparenti inconcludenze, con Jarro siamo di fronte effettivamente al primo tentativo italico d’imbastire una storia che abbia al centro un misfatto e che poi si arricchisca di situazioni poliziesche (tanto per aggiungere qualcosa, Jarro, quasi al termine di questa avventura piena anche di amori e sensualità, per riordinare meglio la sua materia, imbastisce un discorso tutto suo sul … servizio della polizia in Firenze, per esempio, nel 1831, era così ben regolato e distribuito, che nessuna parte della città o dei suburbi sfuggiva alla ordinaria vigilanza degli esecutori.
In più altre informazioni per rendere più comprensibile, a lettori di fine ottocento e primi del novecento, la vicenda e i suoi personaggi.
Non sarà una lettura formidabile, ma sicuramente qualcosa con cui fare i conti. Sai che soddisfazione, ai tempi nostri, dire che il primigenio della letteratura poliziesca in Italia fu Jarro?
Ma Jarro chi?
L’edizione da noi considerata è:
Giulio Piccini (Jarro)
L’assassinio nel Vicolo della Luna
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